Vetrine senza fronzoli Anche Montenapo è per lo stile sobrio

Strade illuminate e sovraffollate. Vetrine austere e negozi semivuoti. È la contraddizione del Natale 2008. Il Natale della crisi, dove a vendere davvero sono in pochi (in centro, code solo da Gucci, Miu Miu, Moncler, Tiffany) e a partire per le vacanze ancora meno. O il Natale dell'austerity che in periodi come questo è d'obbligo?
Prendiamo il Quadrilatero della moda: le splendide luminarie di ispirazione francese sono costate ai commercianti il doppio di quelle del 2007. Però poi la maggior parte delle boutique ha optato per addobbi essenziali, quasi inesistenti. Secondo Rosy Biffi, che a Milano con le sue boutique anticipa da anni molte tendenze, «le vie di Milano sono addobbate in modo superbo, ma le vetrine non hanno contribuito a rendere il Natale 2008 meno triste di quello che è, forse perché i negozi si sono fatti prendere dal malumore della crisi». Certo, con l'aria che tira quest'anno, la città «andrebbe mantenuta allegra, perché se non cogliamo al volo questa occasione, non dobbiamo lamentarci se i milanesi se ne vanno».
E se le vetrine di Biffi in corso Genova e di Banner in Sant'Andrea hanno un'aria davvero ottimista, guardando quelle di altre boutique del Quadrilatero non sembra proprio che sia Natale. Jil Sander, Vivier, Chanel, Ferretti, Vehrnier: la lista delle vetrine che non ci parlano delle feste è lunga. Altri hanno scelto una strada più soft: dai pannelli con le foreste canadesi innevate di Dsquared, agli alberi essenziali sui quali Piombo ha arrotolato sciarpe e golfini. Persino Tom Ford ha rinunciato all'opulenza scegliendo i neon dalle scritte pacifiste. Certo, le eccezioni ci sono: oro e argento da Prada, Fendi, Versace. E Moschino che mette in scena una rapina che come protagonisti ha un alce e un pupazzo di neve.
«Vetrine sottotono? Direi che piuttosto è cambiato il concetto del Natale. Oggi si preferisce interpretarlo in modo più elegante ed essenziale» dice Claudia Buccellati, che nella sua boutique di Montenapoleone fra i gioielli ha messo alcune statue di un presepe antico. «Più per un fatto di tendenza, però, perché non dimentichiamoci che la nostra via detta moda, ed è una via internazionale». Anche le altre vie dello shopping sono lontane dall'opulenza. Prendiamo corso Buenos Aires. Poche luminarie e vetrine senza fronzoli, a parte qualche eccezione come Hilfiger Denim. Corso Vittorio Emanuele non ha fatto di più. E anche il corso Vercelli, la via dello shopping alla milanese per eccellenza, ha abbassato i toni, e solo Coin esibisce alberi addobbati. C'è però chi sostiene che quello delle vetrine austere sia un segno di rispetto nei confronti della crisi. Quella vera.

«Il lusso non può chiudere gli occhi di fronte ai timori con cui aprirà il 2009», dice il fiorista delle star Vincenzo Dascanio. Che dal suo atelier di piazza Missori crea bouquet per dive come Charlize Theron e Katie Holmes. «Il mio? È un gemellaggio ideale con gli Usa», dice. E infatti nel suo negozio mette in mostra le betulle americane.

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