«Vi spiego come tengo in piedi la torre di Pisa»

Sonja Blanc produce tubi e materiali che rafforzano i terreni friabili

Sonja Blanc, vincitrice del premio GammaDonna, ha 53 anni ed è alla terza generazione di un'impresa, la Sireg Geotech, che opera nei settori della geotecnica e dell'Ingegneria civile.

Grazie ai materiali che produce, la torre di Pisa sta in piedi alla stessa inclinazione di sempre (3,9 gradi) e il Louvre non sprofonda. I tubi made in Brianza dell'azienda di famiglia si trovano nel tunnel della Manica e nelle metropolitane di Barcellona, Londra, Milano, Mosca, New Delhi, Parigi e Varsavia.

Come riuscite a tenere in piedi (ma non troppo) la torre di Pisa?

«Produciamo materiali termoplastici, termoindurenti e in fibre composite di vetro e carbonio. Permettono di consolidare i terreni deboli e franosi e di rinforzare le infrastrutture. Nel caso della torre di Pisa rivestiamo anche i tiranti infilati nel terreno e sosteniamo la struttura».

Invece al Louvre di Parigi che tipo di intervento avete pensato?

«Il museo stava letteralmente sprofondando. Quando è stato costruito, ovviamente le tecniche non erano quelle di oggi. Tra infiltrazioni e smottamenti del terreno, ci sono stati diversi cedimenti. Noi ne abbiamo rafforzato le fondamenta iniettando miscele che, consolidandosi, ne rafforzano la base. Iniettiamo il materiale in tubi forati e lo diffondiamo così nel terreno».

I tubi sono in plastica?

«Sì ma abbiamo anche brevettato un tubo biodegradabile che non rilascia sostanze nocive e che, nel giro di vent'anni, si decompone. Però il mercato non è ancora molto sensibile a questo tema. Il tubo costa un po' di più rispetto a quello tradizionale e le aziende esitano. Spero che la rotta si inverta nei prossimi anni».

A cosa state lavorando ora?

«Stiamo lavorando anche con Mm, la metropolitana milanese. In un tunnel non usare tubi rigidi di metallo ma flessibili come i nostri ha i suoi vantaggi».

Quello dell'impresa e dell'ingegneria è un mondo ancora molto maschile. Trova?

«Direi maschilista. Ci sono ancora tanti pregiudizi nei confronti delle donne. Io me ne sono accorta a cominciare da mio padre per il quale una donna in azienda al massimo si poteva occupare di contabilità. Grazie a lui ho maturato nel tempo la passione per questo lavoro e lo ringrazio ma diciamo che ho cambiato l'impostazione».

Ci spiega?

«Quando è andato in pensione papà, ho preso io le redini della società e sto traghettando il gruppo verso l'innovazione, non solo dei prodotti, ma anche della gestione. Rispetto a lui ho scelto un modello meno piramidale e più collaborativo».

Qual è la marcia in più di una donna?

«Quando vogliamo, noi donne sappiamo essere cocciute ed elastiche. E siamo multitasking, più degli uomini. Per questo lavoriamo bene».

MaS

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