Violenti scontri a Teheran Aggrediti i leader riformisti

SFIDA AL REGIME Migliaia nelle strade della capitale e delle principali città iraniane

Violenti scontri a Teheran Aggrediti i leader riformisti

Dopo qualche settimana di calma apparente, le proteste hanno invaso di nuovo le strade di Teheran. Proteste contro il presidente Mahmoud Ahmadinejad, proteste contro delle elezioni "truffa", proteste che hanno approfittato della festività di Al Quds, nell'ultimo venerdì del mese di Ramadan, in cui gli iraniani esprimono la loro solidarietà alla causa palestinese, per avere più visibilità. E allora nel giorno in cui Ahmadinejad ha tuonato di nuovo contro Israele e ha negato di nuovo l'Olocausto, che per il presidente iraniano non è altro che «una bugia che è servita per la creazione dello Stato ebraico», i riformisti hanno occupato strade e piazze a decine di migliaia, urlando il loro dissenso contro un governo che ritengono illegittimo e gridando slogan in sostegno dei loro leader, Mehdi Karroubi e Mir-Hossein Moussavi.
Una manifestazione che era nata pacifica, ma che si è infiammata quando l'ex presidente riformista Mohammad Khatami è stato aggredito da alcuni sostenitori di Ahmadinejad, che gli hanno gettato a terra il turbante e lacerato gli abiti, costringendolo a lasciare la piazza. Soccorso e difeso dai suoi seguaci, Khatami è riuscito infine ad allontanarsi illeso. Non così moltissimi simpatizzanti dell'opposizione, aggrediti non soltanto dagli avversari, ma spesso persino dalla polizia. Esasperati dai pestaggi e dalle cariche, nel centro cittadino un gruppo di manifestanti ha risposto a sassate e appiccato il fuoco a veicoli in sosta e cassonetti dell'immondizia. Non si sa invece se alle proteste abbia potuto partecipare Moussavi. Sulla presenza dello sfidante alle scorse presidenziali si è aperto infatti un piccolo giallo: l'agenzia di stampa Irna ha scritto che il leader ribelle ha dovuto allontanarsi dalla sfilata dopo che la sua auto era stata circondata da aggressori, mentre i blogger riferiscono che le autorità gli abbiano direttamente impedito di uscire di casa per unirsi ai manifestanti.
Già, perché assieme alle proteste è tornato anche il tam-tam su Internet, specialmente attraverso i social network, che aveva caratterizzato i giorni immediatamente successivi alle elezioni. Proprio da Twitter sono arrivate la maggior parte delle notizie, come quella che ha spiegato che le strade della capitale iraniana sono state pattugliate dai basiji, i paramilitari vicini al governo, fin dalle prime ore del mattino. Uno schieramento imponente, soprattutto nella zona dell'università di Teheran, spesso oggetto delle manifestazioni riformiste e teatro scelto da Ahmadinejad per la sua invettiva anti israeliana prima della preghiera del venerdì. In cui, incurante delle proteste, ha appunto dichiarato che l'Olocausto è «un mito, una bugia», «il pretesto per la creazione del regime sionista, basata su pretese indimostrabili e favolistiche, e l'occupazione della Palestina non ha niente a che vedere con l'Olocausto. Sono bugie depravate, e depravato è il pretesto. L'esistenza stessa di quel regime è un insulto per la dignità del popolo, ma non durerà a lungo».
Al termine degli scontri, durante cui sono stati arrestati almeno dieci manifestanti, i basiji hanno sparato gas lacrimogeni per disperdere la folla, ferendo almeno due persone. Forti proteste sono avvenute anche nelle città di Mashad, Esfahan, Tabriz e Shiraz, dove sarebbero stati compiuti altri arresti. Il sito Mowjcamp.com ha infine denunciato l’esistenza di un piano per arrestare i due leader dell'opposizione riformista.