«Il virus sarà più violento e colpirà i polmoni»

Finora l’influenza A sembrava fosse poco più che un raffreddore. Soltanto due giorni fa l’Oms aveva rassicurato il mondo sostenendo che il virus non si è modificato: «Non si rilevano segni che sia mutato in una forma più virulenta o letale», aveva scritto nei bollettini. Ieri la precisazione che mette tutti in allarme. L’influenza A - ha specificato l’Oms in uno dei suoi aggiornamenti – diventa sempre più cattiva. Ed è in arrivo un nuovo ceppo che attacca direttamente i polmoni, anche di ragazzi sani che di solito non vengono contagiati dalle normali influenze. Come il ragazzo di Monza. «Il nuovo ceppo – avverte l’Oms – provoca gravi problemi al sistema respiratorio, può causare sintomi severi o fatali anche nelle persone giovani e in buona salute».
I numeri certi di questa nuova emergenza strisciante arrivano dall’emisfero sud, dove attualmente è inverno. In quei Paesi la percentuale dei contagiati ricoverati in terapia intensiva ha raggiunto il 15 per cento. Con un aggravio di costi sul sistema sanitario nazionale notevole. Le parole del direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, peggiorano il quadro a tinte già fosche. «Il virus dell’influenza A viaggia a una velocità incredibile, quattro volte più rapido di altri virus. In sei settimane - ha affermato Chan - ha percorso una distanza che altri virus coprono in sei mesi».
Chan ha spiegato anche che «il 60% delle morti hanno riguardato persone con problemi di salute. Questo vuol dire - ha aggiunto - che il 40% delle vittime sono giovani adulti in buona salute che muoiono di febbre suina in 5-7 giorni». Un dato preoccupante se si calcola che «anche il 30% degli abitanti dei Paesi a più alta densità di popolazione rischiano di essere contagiati». Insomma, se il virus si fa più cattivo le strutture ospedaliere rischiano il collasso. Le complicazioni polmonari provocano decessi o lunghe e costose degenze ospedaliere. In Australia, per esempio, i contagiati ufficiali sono oltre 34mila, 150 i morti e 83 i casi di pazienti ricoverati in terapia intensiva. Anche in Europa la situazione potrebbe peggiorare.
L’Oms ha avvertito che tra l’autunno e l’inverno il 20-30 per cento della popolazione europea potrebbe essere contagiato dalla seconda ondata della pandemia.
Una previsione che solleva però qualche scetticismo. «Nessuno ha la sfera di cristallo – spiega Pietro Crovari, il massimo esperto di influenza italiano –. E secondo me l’Oms mette le mani avanti con le sue previsioni perché ha paura di sbagliare. L’influenza Spagnola era stata lieve in primavera e severissima in inverno e ora non possono fare gli stessi errori. Ma il vero banco di prova di questa influenza – aggiunge l’esperto - sarà l’autunno in Europa e negli Usa. Soltanto allora sapremo se il virus è diventato davvero più cattivo».

Commenti