"La vita è un giro di Valzer ognuno sceglie il suo brano" Ecco com'è nato il film

Elisabetta Sgarbi racconta il documentario sulla band, premiato alla Mostra del cinema. Tra location impossibili e luoghi dell'anima

I l film inizia «in un luogo non lontano dalla Romagna», su una casa galleggiante, una chiatta a cavallo del Po di Goro, tra Gorino e Gorino Sullam, in una terra di confine tra Emilia e Veneto.

In questo luogo di nessuno, sospeso, ho collocato una surreale cabina telefonica anni Novanta, frutto di un assemblaggio di elementi, opera della «ditta» Losani-Soriani: e qui avviene il provino degli Extraliscio, che si esibiscono ne La sfida, uno sfavillante strumentale a colpi di due sax, chitarra elettrica, fisarmonica e batteria, davanti a un discografico (Mario Andreose) e un manager (Francesco Cattini), scelti accuratamente con l'aiuto regista Eugenio Lio. «È un gruppo romagnolo... No... In Romagna non li vogliono mica» dice il manager Cattini al telefono: non rimane che portarli a Milano. Comincia qui il viaggio, nel tempo, e nello spazio di Extraliscio. Punk da balera.

Apparentemente poco sospesa, anzi, ben piantata nella Storia, è la Ca' del ballo, già Ca' del Liscio, una cattedrale laica eretta nella campagna ravennate per celebrare il rito eterno del ballo. Voluta da Raul Casadei e Vincenzo Nonni nel dicembre del 1977, passata poi a Riccarda Casadei (figlia di Secondo), infine, dal 1991, di proprietà della famiglia Angeletti. Si racconta che, alla inaugurazione, i sindaci coinvolti non riuscirono ad arrivare, perché bloccati nelle decine di chilometri di coda, tra auto e ogni mezzo di locomozione possibile. Io ho scarnificato tutto, ho restituito il vuoto metafisico di quegli spazi, abitati dagli Extraliscio, e da coppie di bambini che ballano a tempo e nel tempo (sospeso). E qui Mauro Ferrara di Extraliscio, l'Alain Delon della Romagna, non poteva che intonare il «Credo» del Folk Romagnolo, Romagna mia.

«Secondo me anche agli angeli piace il liscio», dice Ermanno Cavazzoni, il Virgilio di questo viaggio, percorrendo uno dei miei luoghi del cuore, la tenuta di Zenzalino, di proprietà della famiglia Viani, dove è stato allevato il campione Varenne. Un viale lungo e diritto, che la foschia porta all'infinito, che appare mentre Extraliscio esegue (con Michele Sganga al pianoforte) uno dei pezzi più commoventi di Secondo Casadei, Dolore, dedicato alla morte del padre. Dagli angeli di Zenzalino al cielo di Roma, quasi toccato con un dito: il tetto di un hangar Alitalia dell'aereoporto di Fiumicino, progettato dall'ingegnere Morandi, un'astronave che rende piccoli piccoli gli Extraliscio, prima di arrivare, finalmente, a Milano. «Ne è passato del tempo, ne è passato parecchio» (cantano Jovanotti e Extraliscio) da quella audizione surreale sulla casa galleggiante. Ora, vestiti d'oro luccicante, sull'affaccio della galleria Vittorio Emanuele, possono rieseguire La sfida, per gioco, per gioia, liberi dalla necessità del successo: e così i due sax travolgenti di Moreno il Biondo e di «Maradona» Fiorenzo Tassinari, accompagnati e disturbati dalla chitarra di Mirco Mariani, in modo travolgente, chiudono il film, chiudendo il cerchio. Perché la vita è un giro di Valzer. Si dice infatti che in Romagna, si nasce col suono del liscio, si cresce col suono del liscio, ci si innamora e ci si sposa al suono del liscio, e, prima di andare tra gli angeli, (che «piace il liscio anche a loro») ci si premura di scegliere l'orchestra e i brani che devono accompagnare l'ultimo viaggio, che deve essere danzante pure quello».

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