"Vivo controllata dalla polizia, come naufraga sulla mia isola"

Ecco una scelta da «Generación Y», il blog di Yoani Sánchez, e da recenti interviste: il materiale è tratto da Per conoscere Yoani Sánchez di Gordiano Lupi (Edizioni Il Foglio)

Ecco una scelta da «Generación Y», il blog di Yoani Sánchez, e da recenti interviste: il materiale è tratto da Per conoscere Yoani Sánchez di Gordiano Lupi (Edizioni Il Foglio)

di Yoani Sanchez

Domani stesso potrei essere in prigione. Io credo che nascosto da qualche parte, in qualche oscuro ufficio, si stia raccogliendo un ampio dossier per portarmi un giorno davanti a un tribunale.
Come isolare un’isola
Questa è l’isola dei non connessi perché anche se molti giovani vorrebbero navigare su Internet esistono molte limitazioni. Per esempio non possiamo avere una connessione casalinga. I prezzi per collegarsi a Internet dai locali pubblici sono troppo alti per un’ora di navigazione.
Censura totale
Avere un blog e non vederlo è come gettare in mare una bottiglia. È più di un anno e mezzo che il mio blog è censurato e oscurato all’interno del Paese. Io scrivo e invio i miei testi per e-mail, ma non posso vedere quel che faccio sul mio blog. È una sensazione molto strana, come essere una blogger cieca. Tuttavia mi arrivano le mail dei lettori che mi permettono di restare in contatto con loro. Generación Y esiste, vive, è uno spazio vitale e dinamico.
Computer fatti in casa
Per molti anni ho posseduto un computer modello Frankenstein che avevo assemblato da sola. Nel 2007 un uomo che voleva emigrare con una zattera fatta in casa per attraversare lo stretto della Florida, mi vendette un vecchio portatile in cambio di una somma di denaro che gli permettesse di comprare un motore di una Chevrolet da montare sulla sua imbarcazione. Per fortuna adesso possiedo un portatile un po’ più sofisticato che ho vinto l’anno scorso al Premio The Bobs, l’oscar della blogosfera.
Finire sulla lista nera
Cuba è compresa nell’elenco dei paesi che soffrono un maggior grado di censura, insieme a Cina, Iran e Tunisia. Credo che la nostra realtà quotidiana continua a penalizzare la libera opinione, visto che le persone che esprimono un pensiero anticonformista rischiano di essere punite. Sono stata punita con il divieto di uscire dal Paese, il mio blog non si può leggere all’interno dell’Isola e sono continuamente controllata dalla polizia. Sì, quella lista nera è corretta.
Avere paura tutti i giorni
Tutti i giorni temo per la mia libertà, ma nel mio caso il timore, il panico e le ginocchia che tremano non mi fanno restare paralizzata, ma mi spingono ad andare avanti.
Salvata dai lettori
I premi ricevuti (Ortega y Gasset e University of Columbia) sono stati una grande gratificazione, ma soprattutto rappresentano uno scudo protettivo. Per merito di certi riconoscimenti internazionali e dei lettori che mi leggono in ogni parte del mondo ho potuto continuare a pubblicare. Sono come un ombrello che non mi garantisce l’immunità totale, ma mi consente di andare avanti ancora per un po’ di tempo con il mio blog.
Una nazione al naufragio
La situazione politica e sociale a Cuba la potrei definire con una parola: frustrazione. Potrei aggiungerne un’altra più forte: naufragio. Ma anche disillusione, cambiamenti che non arrivano, prosperità economica che non tocca mai la nostra Isola e promesse non mantenute da parte del potere. E soprattutto un’inerzia, una specie di sensazione che non succede niente, che risulta davvero insostenibile per i più giovani. 

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