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Un voto per Alfano e per avviare i congressi locali

(...) «Pensare alle future generazioni e non alle prossime elezioni: questo è il PdL che mi aspetto da Angelino Alfano - è la ricetta del coordinatore - Dobbiamo essere tutti compatti perché il 1 luglio è solo l'inizio di un cammino in cui ognuno deve sentirsi parte».
Il problema principale sembra essere proprio quello. Far sentire il «popolo» un po’ meno un nome e un po’ più la vera anima del partito. La crisi del Pdl nasce dal distacco della sua «gente», che lo aveva reso forte. «Abbiamo bisogno di passione e ancora passione, e ne sento tanta - non si scompone Scandroglio - Chi protesta e si lamenta, con ragione, tra i nostri elettori, lo fa perché vuole più impegno, più determinazione, certo non chiede miracoli, ma vuole vedere che lottiamo con i denti per far le cose al meglio, contro la burocrazia, le tasse, per la sicurezza ed il lavoro. Non sono pessimista anzi, seppure a denti stretti, perché insoddisfatti e preoccupati per il futuro, tutti gli italiani sanno benissimo che se oggi non siamo ridotti come la Grecia lo dobbiamo a questo Governo e al Popolo della Libertà che tengono ferma la barra senza tentennamenti, resistendo alle lobby di ogni tipo».
Per essere più vicini al popolo serve però anche la dimostrazione che la partecipazione è davvero possibile, che la struttura-partito non respinge chi vuole avvicinarsi e dire la sua. «Volevo i congressi sin dal mio primo avvicinamento a Forza Italia e devo dire che in quegli anni in Liguria si facevano, anche con serie contrapposizioni: ricorderete quello di Spezia e di Genova. Nelle altre provincie si celebravano in un clima unitario, ma i congressi si celebrarono tutti - ribatte il coordinatore - Mi ricordo che su questo argomento don Gianni Baget Bozzo un giorno mi chiamò per insegnarmi che in alcune circostanze l'organizzazione della politica deve saper sopportare un deficit di democrazia interna per salvare quella del Paese, non mi convinse. Da allora ci vedemmo spesso ma glissava, forse da buon socialista sapeva che la dialettica interna è il sale della vera passione politica». L’ultima stilettata di Scandroglio è però tutta per Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd, autore di dichiarazioni qualunquiste che gettavano discredito su tutto il Pdl per il coinvolgimento di alcuni esponenti nell’inchiesta sulla ’ndrangheta in Liguria.

«Orlando non deve strumentalizzare le vicende giudiziarie per fini politici - replica Scandroglio - Non intendo replicare o ribattere, approfittando anche che è stato appena arrestato un importante esponente del Pd genovese e nazionale, già consigliere del leader Pd Bersani e grande amico di Caludio Burlando. Questo metodo barbaro di criminalizzare tutto e tutti finisce spesso per rivolgersi contro chi ne approfitta».

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