Patrizia Nettis, 41 anni, giornalista e collaboratrice del Comune di Fasano in Puglia, viene trovata senza vita il 29 giugno 2023 nella sua abitazione

Patrizia Nettis, 41 anni, giornalista e collaboratrice del Comune di Fasano in Puglia, viene trovata senza vita il 29 giugno 2023 nella sua abitazione
È il 28 aprile 1986 quando la cantante veronese Graziella Franchini, in arte “Lolita”, 35 anni, viene trovata senza vita nel suo appartamento a Lamezia Terme in Calabria.Il corpo della cantante è sfigurato e colpito con ferocia; l’arma usata è il collo spezzato di una damigiana trovata dall’assassino nell’appartamento della vittima.Le indagini portano a un processo contro due donne, poi assolte: nessun colpevole definitivo, fascicolo archiviato. A quasi quarant’anni di distanza, quello di Lolita resta uno dei delitti irrisolti più dolorosi della cronaca italiana.L’analisi di Alessandro Politi, docente e direttore del Laboratorio di giornalismo investigativo dell’Università degli Studi di Milano, è ora online su tutti i canali social della testata.
Denise Pipitone ha 4 anni quando, il 1° settembre 2004 alle 11:45, scompare a Mazara del Vallo mentre gioca davanti al cancello di casa. La nonna è in cucina, la zia la intravede dalla finestra, il cuginetto rientra: da quel momento, nessuna traccia utile. Le indagini si aprono subito e si concentrano anche sull’ambito familiare. Nei giorni successivi, gli investigatori scoprono che il marito di Piera Maggio, Toni Pipitone, non è il padre biologico di Denise. Il vero padre è Pietro Pulizzi, all’epoca sposato con Anna Corona. Da quel matrimonio è nata Jessica Pulizzi, sorellastra di Denise. Secondo l’accusa, Jessica e la madre avrebbero visto in Piera Maggio e in Denise la causa della fine della loro famiglia. Il movente ipotizzato era la gelosia e il rancore. Ma nei processi i sospetti non si sono mai tradotti in condanne: Jessica è stata assolta in via definitiva e Anna Corona non è mai stata rinviata a giudizio. Per la giustizia italiana le due donne sono innocenti. Il giornalista investigativo Alessandro Politi ha analizzato il caso mettendo in ordine tutti i pezzi: ricostruzioni, errori, piste alternative e testimonianze che in vent’anni hanno alimentato più domande che risposte. Una sola domanda, però, resta identica dal 2004: dov’è Denise Pipitone? E chi l’ha portata via, in pieno giorno, a pochi passi da casa?
Un medico stimato, volto noto dell’Inter ai tempi della Grande Inter, viene giustiziato con tre colpi di pistola all’alba, davanti casa sua, nel cuore di Milano. È il 18 febbraio 1992, lo stesso giorno in cui esplode Tangentopoli. Mentre l’Italia guarda altrove, un omicidio chirurgico viene archiviato troppo in fretta.Nessun testimone chiave, nessun colpevole. Ma oggi, a oltre trent’anni di distanza, riemergono dettagli mai approfonditi: la pistola usata per uccidere sarebbe collegata a un altro delitto firmato “Falange Armata”; i sospetti su un collega armato fino ai denti restano sullo sfondo, e una possibile minaccia avvenuta un mese prima non è mai stata chiarita.Chi ha ucciso il medico dell’Inter? E perché?
Roma, 24 febbraio 1987. In un appartamento al civico 35 di via Levanna, nel quartiere Monte Sacro, si consuma uno degli omicidi più crudeli e inspiegabili della cronaca italiana. Cristiano Aprile ha 12 anni, è a casa con la madre e la sorella maggiore. Un ragazzo dall’aspetto gentile, magro, con gli occhiali da vista, suona il citofono. Dice di dover ritirare un libro di elettrotecnica lasciato dal padre, che è professore. La madre lo fa salire. Bastano pochi istanti: il giovane entra, tira fuori un coltello, ferisce gravemente la donna, colpisce la figlia, poi si accanisce su Cristiano. Lo colpisce venti volte. Venti. Un’esecuzione, non una rapina. Il ragazzo conosce la casa, si muove con sicurezza, sa riconoscere un volto ritratto in un quadro. Prima di uscire, insanguinato, pronuncia parole che fanno pensare a un legame personale con la famiglia. Poi se ne va. Cammina, non corre. Passa davanti a testimoni, ma nessuno lo ferma. È mattina, ci sono scuole, bar, uffici. Eppure il killer sparisce nel nulla. Nonostante la descrizione dettagliata, non verrà mai identificato. Da allora, nessun colpevole. Nessun processo. Nessuna risposta alle domande che ancora oggi tormentano chi ha conosciuto quella storia. Perché colpire proprio Cristiano? Chi era davvero quel ragazzo? E com’è possibile che, in piena città, un assassino così visibile non sia mai stato preso?
L’analisi del giornalista investigativo Alessandro Politi su uno dei casi più discussi della cronaca italiana. Una casa silenziosa. Una studentessa sgozzata. Nessun testimone. È il 2 novembre 2007 quando la studentessa britannica di 21 anni Meredith Kercher viene trovata senza vita nella sua stanza a Perugia. L’unico condannato è Rudy Guede, ma qualcosa per gli investigatori non torna: il DNA di Sollecito sul reggiseno poi smentito, il coltello “sporco” ma contestato, l’accusa di Amanda a un innocente, la violazione dei suoi diritti, i depistaggi, le versioni che cambiano.
Il 26 agosto 2010, ad Avetrana, la quindicenne Sarah Scazzi scompare nel nulla. Dopo 41 giorni il suo corpo viene ritrovato in un pozzo. Per il delitto vengono condannate all’ergastolo la cugina Sabrina Misseri e la zia Cosima Serrano. Lo zio Michele Misseri, che si autoaccusò per poi cambiare più volte versione, viene condannato a 8 anni per soppressione di cadavere.Nonostante le sentenze definitive, restano dubbi. Le celle telefoniche collocano Sabrina e Cosima nei pressi del pozzo il giorno dopo la scomparsa. Il cellulare di Sarah, in parte bruciato, viene ritrovato settimane dopo da Michele Misseri, che lo aveva nascosto. Il movente ipotizzato è la gelosia per un ragazzo, ma appare debole. Le testimonianze, a tratti contraddittorie e ritrattate, hanno contribuito a generare depistaggi e zone d’ombra.Nel 2024 la Corte europea ha respinto l’ultimo ricorso. Lo stesso anno Michele è tornato libero e ha ribadito di essere l’unico colpevole. Si parla ora di possibili nuove analisi sul DNA trovato sotto le unghie di Sarah. A distanza di quindici anni, la verità su Avetrana resta, per molti, ancora incompleta.
Yara Gambirasio aveva solo 13 anni quando è scomparsa. Era il 26 novembre 2010. Tre mesi dopo, il suo corpo viene ritrovato in un campo. Anni di indagini, migliaia di test, fino all’arresto di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo. La prova decisiva? Una traccia di DNA trovata sugli slip della ragazza.Oggi, a 15 anni dal delitto, ci sono solo due certezze: per la giustizia Massimo Bossetti ha ucciso Yara Gambirasio, l’altra è che il DNA che l’ha portato alla condanna non si potrà mai più ricontrollare. Bossetti si è sempre professato innocente.
Chi si nasconde dietro Unabomber? Dal 1994 al 2006 ha seminato il terrore nel Nord-Est con ordigni esplosivi nascosti in oggetti comuni: ovetti Kinder, tubetti di pomodoro, candele. Nessuna rivendicazione, nessun colpevole. Ma oggi, grazie a nuove analisi genetiche, la verità potrebbe essere più vicina.
Da mesi, i nomi delle gemelle Cappa sono tornati al centro del dibattito sul caso Garlasco. Una serie di teorie, sospetti e ricostruzioni – spesso rilanciate sui social e dalla stampa – hanno alimentato nuove ombre su persone che, è doveroso ricordarlo, non sono mai state indagate. Né oggi né nel 2007, né le gemelle, né i membri della loro famiglia. Lo stesso vale per il fratello di Chiara Poggi e per altri soggetti tirati in ballo negli anni: nessuno di loro ha mai avuto un ruolo formale nelle indagini.In questo video analizziamo dieci punti chiave: elementi spesso travisati, testimonianze smentite, coincidenze divenute illazioni.
Ad oggi non esiste nessuna prova concreta, nessun capo d’accusa, nessun riscontro investigativo. Solo ipotesi suggestive, interpretazioni fantasiose e – in alcuni casi – vere e proprie diffamazioni.Una ricostruzione rigorosa, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza e della dignità delle persone coinvolte. Perché raccontare un fatto di cronaca richiede attenzione, responsabilità e memoria lunga.