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Hoara Borselli

C’è un’Italia che non ha bisogno di reinventarsi ma di essere riletta. Il Trentino appartiene a questa categoria: un territorio che ha costruito la propria identità su una materia viva, concreta, riconoscibile. Il legno. Da qui nasce "NODI. Cultura, impresa e design del legno trentino" progetto promosso dalla Provincia autonoma di Trento e coordinato da Trentino Sviluppo in collaborazione con Trentino Marketing, che mette in relazione imprese locali e designer di respiro internazionale per trasformare una filiera produttiva in un racconto culturale. Non un’operazione estetica, ma un passaggio di sistema: dall’artigianato alla visione, dalla tradizione alla contemporaneità. Al centro, il legno trentino. Non come materiale del passato ma come elemento capace di interpretare il presente e proiettarsi nel futuro, mantenendo intatta la propria identità. Un equilibrio sottile tra radicamento e innovazione, tra territorio e apertura. Il progetto coinvolge aziende e progettisti in un dialogo diretto, concreto, che si traduce in ricerca, sviluppo e nuove applicazioni. Il risultato è un laboratorio diffuso che rafforza la competitività della filiera e ne ridefinisce il posizionamento, anche in chiave internazionale. A guidare questo percorso, la curatela di Paolo Baldessari, architetto e designer, che interpreta NODI come un punto di connessione: tra saperi, tra culture produttive, tra visioni. Un sistema che trova la sua sintesi nella mostra all’ADI Design Museum di Milano, dove il Trentino esce dai propri confini geografici per entrare nel dibattito contemporaneo del design. Per approfondire il progetto e scoprire il legno trentino come esperienza, è possibile consultare il seguente link: https://www.visittrentino.info/it/esperienze/progetto-legno?utm_source=social&utm_medium=digital_pr&utm_campaign=ilgiornale_nodi

Hoara Borselli
Trentino, materia e visione: il legno diventa linguaggio contemporaneo

Hoara Borselli introduce l'evento "Non c'è sicurezza senza giustizia", organizzato da Fratelli d'Italia a Bologna: "Se gli agenti fanno il loro lavoro e poi c'è una magistratura che libera i delinquenti, non è colpa delle forze dell'ordine e non è colpa di questo governo"

Hoara Borselli
"L'agente pestato a Torino simbolo del doppio pesismo delle toghe"

In questa puntata di Chi fa l’Italia si parla di una delle eccellenze più alte del Paese: la medicina italiana. Al centro, l’eredità scientifica e morale di Umberto Veronesi, il medico che ha rivoluzionato l’oncologia mettendo al centro non solo la cura, ma la qualità della vita dei pazienti. A raccontarla è il figlio Paolo Veronesi, direttore del programma di Senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia e presidente della Fondazione Veronesi. Un dialogo chiaro e rigoroso sui numeri del cancro in Italia: 390 mila nuovi casi ogni anno, 53 mila tumori al seno, una donna su otto destinata ad ammalarsi nel corso della vita. Ma anche una fotografia di ciò che è cambiato: oggi il tumore della mammella guarisce in circa il 90% dei casi, percentuale che sale fino al 95–98% se la diagnosi è precoce. La chiave è una sola: prevenzione. Mammografie, screening gratuiti, vaccino HPV, corretti stili di vita. Strumenti che esistono, ma che non tutti utilizzano, soprattutto nel Centro-Sud, dove persiste un gap culturale e di accesso ai servizi. Si parla di ricerca, intelligenza artificiale applicata alla diagnosi, migrazione sanitaria, fuga dei cervelli, difficoltà strutturali del sistema sanitario e del futuro della professione medica. Ma soprattutto di responsabilità collettiva: informarsi, fidarsi della scienza, prevenire. Una puntata necessaria. Per capire, per scegliere, per vivere meglio e più a lungo.

Hoara Borselli
Chi fa l’Italia – Umberto Veronesi: la scienza che salva la vita, la prevenzione che cambia il futuro

In questa puntata di Chi fa l’Italia si parla di una delle eccellenze più alte del Paese: la medicina italiana. Al centro, l’eredità scientifica e morale di Umberto Veronesi, il medico che ha rivoluzionato l’oncologia mettendo al centro non solo la cura, ma la qualità della vita dei pazienti. A raccontarla è il figlio Paolo Veronesi, direttore del programma di Senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia e presidente della Fondazione Veronesi. Un dialogo chiaro e rigoroso sui numeri del cancro in Italia: 390 mila nuovi casi ogni anno, 53 mila tumori al seno, una donna su otto destinata ad ammalarsi nel corso della vita. Ma anche una fotografia di ciò che è cambiato: oggi il tumore della mammella guarisce in circa il 90% dei casi, percentuale che sale fino al 95–98% se la diagnosi è precoce. La chiave è una sola: prevenzione. Mammografie, screening gratuiti, vaccino HPV, corretti stili di vita. Strumenti che esistono, ma che non tutti utilizzano, soprattutto nel Centro-Sud, dove persiste un gap culturale e di accesso ai servizi. Si parla di ricerca, intelligenza artificiale applicata alla diagnosi, migrazione sanitaria, fuga dei cervelli, difficoltà strutturali del sistema sanitario e del futuro della professione medica. Ma soprattutto di responsabilità collettiva: informarsi, fidarsi della scienza, prevenire. Una puntata necessaria. Per capire, per scegliere, per vivere meglio e più a lungo.

Hoara Borselli
Chi fa l’Italia – Umberto Veronesi: la scienza che salva la vita, la prevenzione che cambia il futuro

Novant’anni di storia industriale, tre generazioni alla guida e una sfida chiara davanti: innovare senza perdere identità. In questa puntata di Chi fa l’Italia, Hoara Borselli incontra Andrea Dell’Orto, vicepresidente esecutivo di Dell’Orto S.p.A., uno dei marchi simbolo della meccanica italiana. Dal carburatore – Dna storico dell’azienda – all’elettronica, dalla meccatronica alla mobilità del futuro, Dell’Orto racconta un modello di impresa familiare che ha saputo evolversi restando fedele alle proprie radici. Un’azienda dove il capitale umano è centrale, con una forte presenza femminile e un investimento costante sulle nuove generazioni. Al centro del dialogo anche i temi chiave dell’industria contemporanea: sostenibilità, intelligenza artificiale, produttività, Green Deal e neutralità tecnologica. Senza ideologia, ma con pragmatismo industriale e visione di lungo periodo. Una conversazione che attraversa passato, presente e futuro per raccontare cosa significa, oggi, fare impresa in Italia e continuare a competere nel mondo.

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Chi fa l'Italia– Andrea Dell’Orto: novant’anni di meccanica italiana tra tradizione e futuro

L’Italia che fa non è soltanto quella dell’impresa: è quella che forma, che studia, che costruisce capitale umano. In questa nuova puntata di Chi fa l’Italia, Hoara Borselli incontra Fabio Vaccarono, CEO di Multiversity, già vicepresidente di Google e figura di primo piano nell’innovazione digitale europea.Vaccarono ripercorre un percorso che va dalla consulenza a Google, fino alla guida del più grande polo di formazione digitale d’Europa. Un fil rouge netto: trasformare i settori dall’interno, portando tecnologia, metodo e visione in mondi abituati alla lentezza. Al centro della conversazione c’è il tema che oggi decide il futuro di un Paese: la formazione continua. Le università telematiche come risposta reale a un’Italia in cui milioni di persone lavorano senza avere mai avuto accesso a un percorso universitario; come strumento per chi studia mentre costruisce una carriera; come via concreta per colmare un divario con il resto dell’Europa che non è più possibile ignorare.Vaccarono spiega come la digitalizzazione – quando guidata, vigilata e progettata – non sostituisca il professore, ma lo potenzi. E mostra come l’intelligenza artificiale, usata dentro perimetri scientificamente controllati, migliori la comprensione dello studente, rafforzi il metodo didattico e renda lo studio più personale, più efficace, più accessibile.Il nodo del pregiudizio culturale sulla “laurea telematica” viene affrontato con i fatti: qualità dei docenti certificata, concorsi vinti, indicatori alla pari delle università tradizionali, studenti che avanzano nella carriera e superano esami di Stato e concorsi pubblici.Ne emerge un’Italia che non rinnega l’aula, ma amplia il perimetro dell’aula. Un Paese che deve imparare a imparare di nuovo, perché la vera sfida non è la tecnologia: è chi saprà usarla per non restare indietro.Una puntata che non fotografa solo un settore, ma una direzione: quella di un’Italia che cresce se studia, e che studia se qualcuno le dà gli strumenti per farlo.

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Chi fa l'Italia – Fabio Vaccarono: l’università del futuro, tra AI, merito e rivoluzione digitale

Roberto Parodi: "Ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno dato quello che potevano, specialmente la possibilità di studiare in buone scuole ed è quello che spero di fare con i miei figli. Da lì ho capito che era fondamentale cercare di fare soldi. Ma non per avidità di denaro"

Hoara Borselli
"I soldi? Servono a risolvere i problemi. Li colloco nella dimensione giusta"

C’è un’Italia che cambia pelle senza cambiare schiena dritta. Roberto Parodi ne è un esempio perfetto. In questa puntata di Chi fa l’Italia, con Hoara Borselli, racconta la sua “prima vita” da ingegnere e banker internazionale, cresciuto nell’epoca dei Barbarians at the Gate, tra JP Morgan, grandi operazioni e bonus da film anni ’80. Un mondo brillante e rischioso, che dopo le crisi dei dot-com e dei subprime inizia però a perdere fascino e prospettiva. Poi lo “switch”: i libri scritti la domenica e i lunghi viaggi in moto diventano lavoro. Yves Confalonieri lo nota, Mediaset gli affida Born to Ride, poi arriva Diario della motocicletta su Rai2, la direzione di Riders e una seconda carriera costruita sulla passione, non sulla rendita. Fino alla terza vita professionale, esplosa con il Covid: la crisi della carta, l’ascesa dei social, una nuova forma di narrazione che genera community, contenuti e – sì – anche reddito. Al centro, un’idea chiarissima del denaro: i soldi servono a risolvere problemi, non a riempire garage di Porsche. Parodi racconta come abbia scelto di investire per i figli, nelle case, più che nei simboli di status. Mentalità da investitore, ma senza idolatria del conto corrente. E poi il capitolo che lo ha reso un bersaglio prediletto degli ecologisti militanti: il “naftone”, l’auto d’epoca usata come provocazione contro il Green Deal ideologico, le ZTL a colpi di telecamera, le piste ciclabili tracciate sulla vernice mentre il traffico esplode. Numeri alla mano, Parodi contesta un ambientalismo che pesa sull’1% delle emissioni globali e dimentica il buon senso: prima si misurano effetti reali su traffico e inquinamento, poi si decide. Ne esce un ritratto dell’Italia che fa, ma soprattutto che ragiona: un Paese fatto di persone che hanno cambiato lavoro, si sono rimesse in gioco, non hanno paura di dire che la modernità non coincide con il divieto permanente. Una conversazione che parla di soldi, libertà, città e responsabilità politica, con il tono schietto di chi ha vissuto tre vite e non ha più niente da recitare

Hoara Borselli
CHI FA L’ITALIA – Roberto Parodi: tre vite, un naftone e l’Italia che non si fa prendere in giro
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