Abi, piccole e grandi banche più lontane sul nuovo presidente

La strada per il rinnovo dei vertici dell’Abi non potrebbe essere più accidentata. Gli animi a Palazzo Altieri sono spaccati tra i sostenitori del presidente uscente Corrado Faissola (sostenuto dal fronte delle popolari) e quelli di Giuseppe Mussari, sponsorizzato dai big del settore. Tanto che lo stesso cammino dei saggi che avrebbe dovuto prendere il via oggi per ricomporre la base con ogni probabilità slitterà alla prossima settimana. A esacerbare la situazione è stata ieri la stoccata di Alessandro Profumo contro il fronte avversario delle banche del territorio, le stesse che insieme alle Casse di risparmio potrebbero risultare determinanti per raggiungere i voti necessari in seno al comitato esecutivo. Profumo, grande elettore di Mussari e impegnato nella veste di «saggio», ha rivendicato il ruolo dei big a sostegno dell’economia reale, bacchettando i piccoli istituti che nel pieno della crisi e del tracollo di Lehman Brothers hanno preso le distanze dai gruppi maggiori sul nodo della reputazione.
È stato «un grandissimo errore», ha detto Profumo, mentre sedeva sul palco accanto a Faissola per la presentazione di un libro sulla storia dell’Abi. «Senza le grandi banche non si può avere la capacità di finanziare le grandi imprese o di consentire alle imprese medio-grandi di competere sui mercati internazionali», ha proseguito il banchiere più europeo del nostro Paese. Sostanzialmente un pugno nello stomaco per le sorelle minori: «Le parole di Profumo non sono state né opportune né corrette», ribatte al Giornale un banchiere del mondo cooperativo. Profumo, dopo aver corredato il proprio vademecum della necessità di lavorare con le istituzioni per scrivere le nuove regole del gioco, si è poi soffermato sulla governance di Palazzo Altieri. Ha ricordato come le grandi banche (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e Ubi che rappresentano il 60% del mercato), con una «posizione intelligente», abbiano rinunciato ad avere un peso proporzionale nel comitato esecutivo.
È «un messaggio cifrato, quasi un’intimidazione», avverte un esponente di spicco delle banche medio-piccole. Guerra aperta, dunque. Con le ex Casse di risparmio come ago della bilancia: per essere eletti alla presidenza il quorum prevede il 75% dei consensi del comitato esecutivo, dove siedono 31 persone. Obiettivo oggi ancora distante sia per Faissola sia per Mussari.