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Accordi per 2 miliardi di dollari

RomaMissione «cinese» compiuta. Molto attesa e preparata da entrambe le parti, la visita del premier Hu Jintao è stato soprattutto un appuntamento di affari tra i due paesi, che si è concretizzato ieri nella stipula di 38 accordi per un valore complessivo di 2 miliardi di dollari. Soldi messi dalla Cina e destinati a imprese italiane. L’inizio di un rapporto più stretto tra i due paesi - che già hanno scambi commerciali per circa 30 miliardi di euro - ma anche una strategia della Cina per alleggerire a proprio svantaggio la bilancia commerciale fin troppo favorevole.
La prima azienda a beneficiarne è stata la Fiat. Le mosse di Sergio Marchionne hanno suscitato molta impressione a Pechino e ieri è stata siglata una joint venture per 400 milioni di dollari con la società cinese Gac. Poi altri 225 milioni di dollari in altri accordi, ad esempio tra Ferrari e Maserati che hanno siglato un’intesa per l’esportazione di auto e componenti. Poi Fiat powertrain e Cnh italia (macchinari agricoli).
Tra gli altri grandi gruppi che hanno siglato intese, Generali, Ansaldo Breda (gruppo Fimeccanica) che ha stretto una partnership per un valore di 42 milioni di dollari per la commercializzazione sul mercato cinese di componenti di veicoli metropolitani. Il China day di ieri, complessivamente, ha aperto le porte del gigante asiatico e dell’Estremo oriente a 500 imprenditori. Tra gli accordi anche uno con il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla per far aumentare i flussi di visitatori tra i due paesi. Il tutto con l’obiettivo di fare della Cina non solo il paese che sta concentrando una fetta enorme di attività manifatturiere, ma anche un mercato evoluto, capace di recepire le merci europee.
«La Cina è un mercato enorme che rappresenta il traino dell’economia mondiale. Basti pensare che nonostante la crisi ha una crescita del 7-8%», ha osservato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola che non ha nascosto la necessità di «riequilibrare, almeno in parte, il deficit commerciale con Pechino, giunto a 17 miliardi di euro nel 2008». L’obiettivo è quindi quello che ha spiegato il premier Silvio Berlusconi: salire nella classifica dei paesi partner della Cina, fino alle prime tre posizioni.
Rafforzare gli scambi tra i due paesi, secondo il presidente cinese Hu Jintao, può essere un antidoto per fare ripartire le due economie. «Bisogna rafforzare ulteriormente, per affrontare la crisi, gli scambi commerciali tra Italia e Cina, gli investimenti reciproci nei due paesi e fornire strumenti e garanzie finanziarie alla piccola e media impresa per incentivare la collaborazione. Occorre allargare gli scambi nei settori delle televisioni e infrastrutture - ha aggiunto - logistica, automobile, ambiente, tecnologia e fare del risparmio energetico e del clima un nuovo settore di investimento».
Insomma, reciprocità negli investimenti e nel commercio. «Fino a oggi in Italia - ha spiegato il viceministro Adolfo Urso - c’era l’immagine di una Cina competitrice, talvolta conflittuale, di una Cina come rischio per le imprese italiane. Da oggi possiamo dire che l’immagine della Cina è quella di un paese con cui collaborare, con cui crescere insieme, un partner che rappresenta una grande opportunità».
Le intese siglate ieri non sono casi isolati. I riflettori della Cina sono ancora puntati sul Bel paese e «molti altri accordi - ha assicurato Urso - seguiranno nelle prossime settimane».

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