Addio Freddie Hubbard, la tromba che suonò «Free Jazz»

Radici nella tradizione e un piede nel free jazz. Così si può sintetizzare la stagione migliore del grande trombettista Freddie Hubbard, scomparso a settant’anni a Los Angeles. Hubbard da tempo era fuori dal grande giro musicale e un mese fa era stato colpito da un infarto. Il suo stile, formatosi su quello di Clifford Brown (in Beginnings del 1957, uno dei suoi primi album, i critici definirono il suo sound quello «di un Clifford Brown immaturo») matura un fraseggio personale, colorito, potente e di solida matrice hard bop. Il suo periodo d’oro si apre all’inizio degli anni ’60 con John Coltrane (con cui tornerà ad incidere periodicamente album seminali come Africa Brass e il mistico Ascension), nei gloriosi Jazz Messengers del batterista Art Blakey (dove sostituisce Lee Morgan), senza dimenticare l’incisione dello storico Free Jazz con Ornette Coleman. Eric Dolphy - con cui tra l’altro incise Out to Lunch - è uno dei suoi maestri: «Ho imparato a suonare su registri diversi guardando ciò che faceva al clarinetto e al clarinetto basso e mi ha fatto scoprire Ravi Shankar, che mi ha avvicinato alla musica modale».
Durante quello storico decennio il suo stile lascia il segno in lavori quali Maiden Voyage di Herbie Hancock, Speak No Evil di Wayne Shorter, The Blues and the Abstract Truth di Oliver Nelson. Ci sono anche interessanti album solisti come breaking Point, preludio alla svolta commerciale degli anni Settanta che lo porta verso un jazz rock annacquato e di scarsa qualità, che gli permette di vincere un Grammy con First Light. I puristi lo attaccano ma lui si difende: «Sono troppo curioso e versatile, ma il problema è che mi piace cambiare musica. Volgio suonare un po’ di rock un po’ di jazz e un po’ di soul, in modo da incontrare tanti artisti diversi». Sul finire degli anni Settanta un inatteso riscatto con il quintetto VSOP - ovvero i meravigliosi reduci di Miles Davis - formato da Herbie Hancock, Wayne Shorter, Ron Carter, Tony Williams.

Da allora, nonostante numerosi concerti e dischi, ha vissuto di ricordi e dal 1993, dopo una ferita alle labbra, è passato dalla tromba al flicorno, accelerando il declino di una carriera che ha molto insegnato a nuove generazioni di artisti come Randy Brecker e Wynton Marsalis.

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