Adinolfi: "Avessero escluso il Pd saremmo già in piazza"

Mario Adinolfi, 39 anni, eterno giovane, centrista rampante, esponente della minoranza Pd. Chi se lo sarebbe mai aspettato: lei un «volterriano».
«Ebbene sì».
Battersi fino alla morte per il diritto dell’avversario di dire la sua. Senso di giustizia o machiavellismo?
«Non mi piace vincere a tavolino. Diamo a quelli del Pdl il diritto a essere votati, e poi in campagna elettorale non li faremo votare... Li stracceremo puntando sulla sciatteria della loro classe dirigente».
Sa più di Machiavelli che di Kelsen.
«M’intendo poco di diritto, ma va spiegato ai cittadini che la democrazia è un valore persino superiore alla legge. Non è come aggirare una multa. Le faccio un esempio un po’ estremo: se fossimo nella Germania nazista e la legge imponesse di denunciare la presenza di ebrei nei luoghi di lavoro, come occorrerebbe comportarsi? La democrazia è un valore troppo delicato e importante, per poterselo giocare sui cavilli. La democrazia viene mille leghe prima della burocrazia».
Max Weber non sarebbe d’accordo: sul valore della legittimità burocratica ci si gioca persino l’uguaglianza tra i cittadini. Chi spiega d’ora in poi ai piccoli partiti che devono raccogliere le firme e seguire le regole?
«La differenza c’è, invece, perché il Pdl ha già dimostrato alle elezioni di avere una consistenza molto più che sufficiente. Differente il discorso per i piccoli, che devono dimostrare di avere un minimo di seguito. Questa è la ratio della norma: porre un filtro affinché non si presenti alle urne uno che l’ha deciso la sera prima».
Quindi il suo buonsenso consiglierebbe due pesi e due misure.
«Ha mai visto un banchetto di raccolta firme per elezioni? Io no. Non si capisce come vengano prese le centinaia di migliaia di firme per ogni elezione. La trafila è talmente faticosa e macchinosa, che viene espletata in maniera poco corretta da tutti. Il resto lo fanno le circostanze...».
Non si rischia una poco raccomandabile «dittatura delle maggioranze»?
«Guardi che esiste già una norma, per Politiche ed Europee, che esonera dalle firme chi dispone di un gruppo parlamentare. Andrebbe estesa a tutte le elezioni».
Così, per esempio, i Radicali nonostante il loro passato, la loro visibilità, ogni volta dovrebbero raccogliere firme.
«Oscillano tra l’1 e il 2 per cento ed è giusto che dimostrino ogni volta d’avere un seguito, la loro esistenza in vita».
Lo ammetta: ce l’ha con la Bonino.
«No, però questa lagna che fanno ogni volta dà fastidio. E non mi esalta che proprio loro, con tutto il can can che fanno per tutelare se stessi, dimostrino una tutela più blanda, o addirittura opposta, quando vengono lesi i diritti degli altri».
Sul suo blog ha parlato di «golpe» dei giudici. Se l’accidente fosse successo al Pd, che cosa sarebbe accaduto?
«Sarebbero in piazza da giorni, saremmo al delirio. D’altronde ricorda il caso della Mussolini, che nel 2005 presentò 871 firme false, come fu acclarato da un processo? Si rinchiuse in un camper, fece lo sciopero della fame... All’epoca faceva comodo alla sinistra che togliesse voti a Storace, e dunque ci fu un’ondata di simpatia che portò alla riammissione. Ecco, queste due cose non le ammetto: mettere la democrazia nelle mani dei giudici e agire solo per convenienza. Oggi il Pd si dovrebbe accordare con Berlusconi sulla soluzione. E poi puntare sul ridicolo di questa loro classe dirigente: incapace a governare se stessa, figurarsi il Paese».

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