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Cremazioni, business rosso delle coop

Bologna, fiumi di soldi sui defunti ai soci di area Pd. Fdi: "Fare luce sui conti"

Cremazioni, business rosso delle coop
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Il business della morte esiste. E, ovviamente, è un mestiere necessario, ma anche un mondo attorno al quale ruotano interessi e intrecci che impattano sul mondo della politica. In che modo? Nella Bologna targata Pd c'è "Bologna Servizi Cimiteriali", una società controllata al 51% dal Comune ma partecipata per il 49% da SPV (o socio privato). Ma questi ultimi sono a loro volta partecipati all'86% da CIMS (Cooperativa intersettoriale montana di Sassoleone), vicina all'area dem. Una filiera che, numeri alla mano, ha puntato in modo consistente sulle cremazioni per allargare il volume. E, infatti, le cifre di "Bologna Servizi Cimiteriali" non sono irrisorie. Nel 2022, la società ha chiuso il bilancio con 13 milioni di euro di fatturato e quasi 3 milioni di utile. Nel 2024 il fatturato è leggermente sceso ma l'utile è rimasto alto: 1,4 milioni. Il socio privato, cioè nei fatti Cims, incassa una quota fissa per ogni singola cremazione. Quindi, più le cremazioni aumentano, più Cims guadagna. Secondo i dati presenti nell'esposto di FdI a prima firma di Stefano Cavedagna, europarlamentare e prima consigliere comunale, con 15.803 cremazioni, soltanto nel 2022, Cims avrebbe incassato 400mila euro. Il che va correlato al dato secondo cui, a fronte di circa 5mila decessi annui a Bologna, l'obiettivo resti quello di arrivare a 18mila cremazioni annue. Con tutto quello che il target comporta in termini di crescita economica, di impiego di risorse e impatto ambientale. Anche perché per ogni cremazione ci vuole circa un'ora e, stando alle oltre che hanno dichiarato, vorrebbe dire che i tre forni dovrebbero lavorare senza sosta. E, in aggiunta, c'è una discrepanza di decine di migliaia di decessi: in che modo viene quindi colmata? Le salme provengono da cittadine limitrofe? L'esposto presenta infatti il paradosso in questione: chi arriva da altre città paga meno il servizio rispetto ai cittadini bolognesi grazie alle convenzioni estremamente concorrenziali stipulate dalla società controllata dal Comune. A intervenire su questo punto sono i soci privati, che hanno a loro volta siglato contratti con terzi che si occupano del trasporto delle salme. Questo perché il contratto tra le due parti, ovvero Cims (che è un socio privato) e Bsc, prevede i servizi che vanno erogati e tra questi c'è, appunto, quello delle cremazioni. Cims, in quanto socio, prende sia una parte dell'utile che una quota su ogni cremazione. Ma nel 2023 c'è stato un incremento della quota percepita da Svp su ogni cremazione, avendo loro notato un aumento delle pratiche effettuate. Ciò è avvenuto con effetto retroattivo, partendo dalla stipula del contratto, 21 dicembre 2022. Perché?

A rispondere circa lo scopo è FdI, secondo cui tutto ruoterebbe attorno all'aumento dei numeri, dunque dei guadagni. Tanto che l'attuale chiusura dei forni (elemento che sta generando una vera emergenza), dicono i meloniani, potrebbe dipendere dal ritmo incessante che avrebbe per un lungo periodo previsto di cremare anche fuori dall'orario canonico. "A nostro avviso - dice a Il Giornale Cavedagna - l'attività massiva e continua di cremazione per far fare più soldi alla cooperativa potrebbe aver portato a danneggiare gli impianti, alla insolubrità dell'aria e al blocco". E a notare l'anomalia sono gli stessi dipendenti di Bologna Servizi Cimiteriali e di Bologna Servizi Funerari che, secondo una lettera di cui Il Giornale è in possesso, denunciano come, dopo un iniziale assestamento "i rapporti tra soci e, conseguentemente, la vita dell'azienda è sensibilmente peggiorata". Dopo aver elencato tutti i punti critici chiedono che si torni alla normalità: "I cimiteri di Bologna, la storia di Bologna, i cittadini di Bologna e per ultimi anche i lavoratori meritano altro. Riportare al centro del villaggio ciò che veramente conta, ovvero qualità del servizio, economicità del servizio, etica del servizio. I dipendenti chiedono che il Comune di Bologna riprenda il controllo della sua Società partecipata che è di proprietà del Comune e svolge servizi essenziali che non possono essere in balia di un privato".

A unirsi alla denuncia è Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega a Bologna: "Indispensabile che le autorità facciano chiarezza sul business milionario dei forni crematori e sulla gestione del servizio cimiteriale, anche alla luce delle segnalazioni dei dipendenti Bsc progressivamente messi ai margini".

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