"Sul gradino 0, oltre alla ben nota impronta 4 individuata dal Ris di Parma (presente in parte sul gradino 0), vi è la presenza di una seconda impronta parziale (denominata N1) della stessa tipologia dell'impronta 4". A certificare agli atti della nuova indagine sul delitto di Garlasco la presenza di una traccia di scarpa impressa sul gradino delle scale dove venne abbandonato il corpo di Chiara Poggi ma mai individuata dalle indagini effettuate nella villetta di via Pascoli già all'indomani dell'omicidio del 13 agosto 2007, è la Bpa, la Bloodstain pattern analysis, lo studio delle tracce ematiche sulla scena del crimine effettuato dal comandante del Ris di Cagliari, il tenente colonnello Andrea Berti, che ha fornito una nuova ricostruzione del delitto sulla base delle rilevazioni effettuate nei mesi scorsi a casa Poggi, con l'ausilio di avanzati strumenti laser scanner 3D e le numerose immagini scattate all'epoca sul luogo del delitto. E nelle centinaia di pagine di relazione, che ha fornito la riscrittura dell'assassinio di Chiara Poggi oggi attribuito dalla Procura di Pavia ad Andrea Sempio e non più ad Alberto Stasi, quell'impronta diventa centrale.
Si tratta della stessa orma individuata già il 15 giugno scorso nella nostra inchiesta, che aveva svelato per prima la sua esistenza. E che oggi trova conferma nella Bpa, proprio nel punto cruciale dell'azione omicidiaria che fissa il nuovo indagato sulla scena del crimine, grazie alla presenza del suo Dna sotto le unghie della vittima, che per l'anatomopatologa si sarebbe difesa strenuamente, e all'impronta 33, la manata impressa sul muro delle scale della cantina proprio nel punto dove è stato lasciato il cadavere, attribuita a Sempio per 15 minuzie. Le misure antropometriche prese a Sempio dalla Cattaneo durante le indagini hanno consentito all'ingegner Simone Tiddia di creare un avatar del sospettato da inserire nella scena in 3D elaborata con l'intelligenza artificiale. La conclusione del consulente è che le misure degli arti di Sempio sono compatibili con il movimento dell'assassino il quale, appoggiando parzialmente la scarpa sul gradino zero in corrispondenza dell'orma N1 impressa nel sangue, si è sporto dalle scale per guardare il corpo di Chiara, aderendo con il braccio e la mano destra al muro laterale, lasciando così l'impronta palmare 33.
Inoltre è stato certificato che la
macchia di sangue nella gora ematica sulla base delle scale, che all’apparenza delinea la forma di una mano e che non è mai stata considerata nella vecchia inchiesta, è la mano sinistra dell’assassino, lasciata nel sangue.