Agli orfani di Marx restano Africa, complotti e tisane

C aro direttore, cosa è rimasto del marxismo e dei suoi derivati liofilizzati nella psicopatologia della moderna vita quotidiana? Cosa è rimasto nei discorsi comuni di chi, credendosi «libero», è in realtà il più condizionato? L’antioccidentalismo non è il mito del buon selvaggio fuso con il caro vecchio antimodernismo? Insomma, oggi ti mando un piccolo dizionario del perfetto antioccidentale, che poi sarebbe l’occidentale modello, l’Alternativo. Chi c’è c’è, chi non c’è ce l’ha sicuramente vicino.
IL BIOLOGICO
Paradossalmente denota il contrario di quello che intende, perché di biologia ne sa poco e niente. Il mangiatore biologico è l’erede imborghesito dei figli dei fiori. Vuole nutrirsi di cibi naturali, coltivati senza antiparassitari, anche a costo di mangiarsi direttamente i parassiti. Ignora che il suo stesso corpo è una mostruosità della chimica fatta di basi azotate, amminoacidi, trasduttori, trasferimenti nucleotidici e pirofosforilazioni, e che la selezione naturale è più simile a Auschwitz che a una scampagnata domenicale. Preferisce ingurgitare un’erba inutile che un farmaco testato con il doppio cieco, però si lamenta che nei paesi del terzo mondo le multinazionali non mandano abbastanza farmaci.
IL BUONO VELTRONISTA
Malattia diffusa da Walter Veltroni, politico italiano. Espressioni buonissime, in inglese, da primo anno di british, I care, I can, al massimo We can, mobili Ikea e barattoli Nutella Moretti’s Style, e il buon vino, il buon cinema, i buoni nella storia, libri facili facili e mondi senza conflitti dove tutto è «dialogo», comunismo senza comunismo, senza dittatura, senza Patricio. Tutto è tenero e molle, dopo una sconfitta elettorale ci si dimette perfino dicendo «Chiedo scusa», come dopo una defaillance sessuale, cosa che a papi non capiterebbe mai. Il modello esistenziale non dichiarato è il principe Myškin di Dostoevskij. Il modello dichiarato è John Fitzgerald Kennedy, che però, non si sa come, nella versione veltroniana non invase il Vietnam e neppure la Baia dei Porci. Il veltronismo è una meravigliosa realtà parallela, se avesse voluto sfondare davvero avrebbe dovuto fondare un partito su Second Life.
LO SCOGLIONE
Già quelli che vanno al mare e tornano neri sono terribili, e hanno pure il coraggio di criticare Michael Jackson per essersi sbiancato, ma quelli di sinistra duri e puri cercano sempre «lo scoglio». Si appollaiano sulle pietre, sui sassi, si appollaiano sugli angoli aguzzi come se nulla fosse, come salamandre antropomorfe. Io, se avessi questa perversione, tornerei a casa pieno di lividi e squarci a carne viva, loro normali, rassodati, felici, neppure un graffio. Non mi venite a raccontare che è questione di gusti, non si capisce perché poi a casa abbiano divani, letti e poltrone e non dormano sulla rastrelliera della bicicletta o a penzoloni sul davanzale, dopo averlo ricoperto di chiodi.
L’INTELLIGENTE DIETROLOGO
Su qualsiasi argomento pensa che la verità sia sempre dietro. Il suo motto è: tutto quello che sapete è falso. Perfino dietro il SuperEnalotto ci sono complotti indicibili. Il suo intercalare «Davvero credi a questa storia?», il suo eroe è Beppe Grillo. La dietrologia preferita è quella sugli Stati Uniti. Ustica? Sono stati gli Usa. Lo sbarco sulla Luna? È falso, è girato a Hollywood. L’Aids? È un virus prodotto in laboratori americani. Bush attacca Saddam Hussein? È per il petrolio. In compenso gli antichi egiziani erano avantissimo, avevano pure le navi spaziali, «ci sono le prove».
L’OMEOPATICO
Maniaco della medicina «alternativa», non si capisce «alternativa» a che, se non alla medicina e alla scienza stessa. Per l’omeopatico è «provato» tutto ciò che è alternativo a ciò che è provato. Va dal medico della Asl per farsi prescrivere un farmaco, dopodiché va dall’omeopata per farselo sostituire con un intruglio naturale. Gli hanno inculcato che «i farmaci fanno male» e quando devono prenderne uno leggono solo gli effetti collaterali. Nessuno gli ha mai spiegato che per un infartuato non prendere i betabloccanti ha un unico effetto collaterale: la morte.
GLI SPORTIVI
Sono una delle disgrazie dell’umanità: quelli che se non vanno in palestra muoiono, se non corrono muoiono. Li senti pronunciare parole terribili: personal trainer, pilates, spinning, fitness. Anche quando ce li hai ospiti a casa, te li trovi la mattina alle sette già in tuta pronti a dirti «Non vieni con noi?». Come estrema difesa citare Winston Churchill, vissuto benissimo fino a novantun anni. Quando gli chiesero come avesse fatto a mantenersi così in forma, rispose lapidario: «NO SPORT».
L’ECOLOGISTA PLANETARIO
È preoccupato per il «pianeta terra», vive pensando alle foreste amazzoniche, al Protocollo di Kyoto, a cosa succederà alla terra tra duecento anni. Se gli dici che a te non te ne frega niente di cosa succederà ti guarda come se fossi Hitler. Sogna spazi incontaminati, possiede un rustico ristrutturato in qualche cazzo di campagna sperduta, se ti ospita non comprende la tua espressione di panico quando apprendi che non c’è un wireless Adsl e neppure l’Hsdpa per navigare veloce con il tuo Iphone. Ti resta solo il Lexotan, che tuttavia hai dimenticato a casa, e così finisci la serata guardando l’ecologista planetario mentre ti prepara una qualche sua merda di tisana rilassante.
I FACEBOOK-PEDOFILI
Non si sa se i comunisti mangiassero i bambini, i postcomunisti li mettono su Facebook. Ce l’avevano con Michael Jackson perché penzolò il figlio due secondi dal balcone di un hotel, loro li spiaccicano sul web a vita. Sono giovanissime coppie molto felici di vivere e di aver procreato, e che quindi riempiono le bacheche, tra un appello e l’altro contro Berlusconi, di centinaia di foto dei propri neonati, subito commentati da altrettante mamme compagne di pedofilia comunitaria. Non c’è niente di più brutto di un neonato umano, e ciò nonostante si sprecano i «bellissimo», «divino», «stupendo», «magnifico». Nessuno che abbia un nome normale, tra l’altro, sempre un nomignolo rigorosamente animalistico e spesso improbabile, dal «Merluzzo» al «Baco». «Ecco il Merluzzo che mangia!». «Bellissimo! Guarda il mio Baco come gioca!». La mancanza di fantasia al potere.
IL FILANTROPO LONTANISTA
Non gliene frega niente del vicino di casa, calpesterebbe sua zia, brucerebbe i genitori, impiccherebbe sua sorella, e tuttavia è preoccupato per l’Africa e per la fame nel mondo. Talvolta ci va a lavorare, presso qualche missione in Burundi, per aiutare l’umanità. Oppure, a Roma, ho amici e conoscenti che lavorano al Vis e fanno «pressing» sui governi per esempio gonfiando «piccole piscine» in Piazza del Popolo con la faccia di Silvio nel mezzo. Se il Filantropo Lontanista è giovane, i genitori non osano opporvisi, si sentirebbero cattivi. Se è una ex strafiga, si tratta di Claudia Koll. Benché di sinistra, il Filantropo Lontanista non sa di aver preso alla lettera, fraintendendolo, un pensiero di Nietzsche: «Ama il tuo lontano». Il Filantropo Lontanista si annida in chiunque, basta vedere «l’attimo di gelo» che scattò al Maurizio Costanzo Show di quasi un ventennio fa quando Carmelo Bene disse papale papale «Io me ne fotto del Ruanda».
L’ANIMALISTA CATTOLICO
Non sa di essere una contraddizione in termini: ama cani, gatti, cavalli, pesci rossi, perché «le bestie sono migliori degli uomini», e «hanno un’anima», ma crede in Cristo e nella Chiesa. Riesce a conciliare il darwinismo con l’arca di Noè (come risponde anche il cardinal Martini a una lettrice che gli domanda se evoluzionismo e Chiesa sono conciliabili: «Sì, purché sia compatibile con la creazione divina e con il peccato originale»). Esempio nazionalpopolare, Adriano Celentano: contemporaneamente inginocchiato di fronte al crocifisso e figlio della foca, dove l’uomo discende dalla scimmia che discende da Adamo che discende dalla foca. A meno che su quella «foca» non ci fosse il refuso di una vocale sbagliata, e nel caso l’alternativo animalista cattolico sarebbe stato ben in anticipo su papi, annessi e connessi.