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Da agosto TivùSat: il satellitare gratuito

Presentata ieri a Roma la nuova piattaforma che replica nello spazio l'offerta digitale terrestre di Rai, Mediaset e La7. "Non è un'alleanza contro Sky, ma un servizio in più"

Da agosto TivùSat: il satellitare gratuito

Roma - Tempi di grandi cambiamenti, per chiunque ami la tv. Dopo l'epocale rivoluzione del digitale terrestre, infatti, dal 31 luglio arriverà sui nostri schermi anche TivùSat. Ovvero, la prima piattaforma satellitare italiana gratuita. A chi e a cosa servirà? «Soprattutto a quel cinque per cento della popolazione italiana che, a causa della conformazione montuosa dei luoghi in cui vive (mi riferisco a regioni come la Valle d'Aosta, il Piemonte o il Trentino Alto Adige) è raggiunta difettosamente, o non lo è affatto, dalla tv digitale terrestre», spiega Luca Balestrieri. TivùSat, infatti, riunendo per la prima volta le grandi emittenze italiane - Rai e Mediaset al 48,25 per cento, Telecom Italia Media al 3,5 - offrirà un nuovo segnale satellitare «col quale sarà possibile - precisa il direttore della società Tivù - accedere gratuitamente all'offerta televisiva di tutte le suddette emittenti: Raiuno, Raidue, Raitre, Canale 5, Italia Uno, Retequattro e La7, senza alcun oscuramento in palinsesto; senza cioè che alcun programma (come capita con alcuni film o gare sportive) sia oscurato per problemi di diritti televisivi con i Paesi stranieri». Oltre a questi, TivùSat offrirà anche i canali digitali Rai e Mediaset non pay (come Rai4, Rai Gulp, Boing, Iris, Mediashopping, Sat 2000, eccetera), oltre a varie, importanti emittenti internazionali, come Euronews, France 24, BBC World, ZDF, ARD. Ciascun canale - sono in totale 22; ma si prevede che aumenteranno ulteriormente - sarà dotato di una guida elettronica che consentirà di orientarsi fra i vari palinsesti.

«Con la creazione di TivùSat noi non abbiamo inventato niente - analizza Balestrieri -. Ci siamo limitati a compiere un atto dovuto nei confronti degli utenti italiani. E giunto, semmai, in ritardo. Con questa innovazione, infatti, il sistema televisivo italiano è un po' più vicino all'Europa. Si adegua, cioè, a ciò che Francia, Germania e Inghilterra avevano già fatto, e che la Spagna si appresta anch'essa a fare». TivùSat, insistono a far notare i responsabili delle varie emittenze, «non ha un ruolo editoriale: fornisce cioè solo un servizio tecnico ad un certo numero di editori. Non si tratta, insomma, di una concentrazione fra imprese, perché non fa nascere un'entità che operi autonomamente sul mercato. È una semplice intesa fra partner diversi; uno strumento di cooperazione tecnica circoscritta, compiuta secondo i sensi della normativa vigente. Considerare TivùSat qualcosa di diverso, sarebbe improprio». Le precisazioni vengono fatte in merito alle tesi che vorrebbero riconoscere nella nuova realtà una sorta di «santa alleanza» contro la grande rivale satellitare straniera Sky. «No: non c'è alcun alone politico - taglia corto il vicepresidente generale della Rai, Leone -. Questa è, molto più banalmente, una vicenda di natura industriale». «Non è in nessun modo un'operazione contro qualcuno - specifica il presidente di DiGiTivù, Andrea Ambrogetti - ma, al contrario, è al servizio di tutti». «Non è nata per fare business - aggiunge Leone -. Nè per essere strumento di una strategia o battaglia aziendale. Non vi è alcuna attinenza ai rapporti fra Rai e Sky». E Marco Giordani, amministratore delegato Rti, aggiunge per conto di Mediaset: «Noi abbiamo sempre un po' sofferto di non poter trasmettere sul satellite, per questioni di diritti, l'interezza dei nostri programmi. Ora colmiamo finalmente questo gap».

Quanto alla domanda che tutti si pongono, e cioè se e quali canali Rai e Mediaset (i sei generalisti e quelli appartenenti a RaiSat) continueranno a vedersi su Sky anche dopo il 31 luglio, i responsabili non si sbilanciano. Oppure sottilizzano. «Noi da Sky non scenderemo, per il semplice motivo che non ci siamo mai saliti - spiega Giordani -. Ci limitiamo infatti a trasmettere Canale 5, Rete 4 e Italia 1 gratuitamente sul satellite, ed è Sky a sintonizzarli sulle frequenze, sia pure legittimamente. Insomma: non abbiamo con loro alcun contratto in proposito». E la Rai? Continuerà a mandare su Sky i sei canali Raisat? «Dipenderà da come andrà la negoziazione che è ancora in corso», risponde Leone. E i canali generalisti Raiuno, Raidue, Raitre? Per ora restano anche su Sky. «L'attuale contratto, che scade appunto il 31, non parla di questi canali, ma solo di quelli Raisat. Questo dovrebbe diventare, dunque, un nuovo elemento di negoziazione». Ma se il rinnovo fallisse, che fine farebbero i canali Raisat? «Mi spiace: non posso anticipare nulla». Nel caso, comunque, andrebbero sul digitale terrestre.

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