Da "Ai" a "Tetris": Hollywood racconta gli imprenditori eroi

Il cinema Usa, a differenza di quello italiano, non vede solo il male in chi crea ricchezza

Da "Ai" a "Tetris": Hollywood racconta gli imprenditori eroi

Sembra quasi un genere a sè, che ha degli stilemi ben delineati. Le storie degli imprenditori che si sono fatti da soli, che hanno rischiato del proprio, che partoriscono idee geniali al chiuso di un garage o di uno scantinato e che le realizzano, costi quel che costi, piacciono maledettamente agli americani.

Un filone ricco e variegato che, del resto, è la base del loro American Dream; film ai quali aggrapparsi per affermare come, nella terra della speranza, tutto sia possibile. Ritratti quasi sempre positivi, di eroi geniali, spesso incompresi, ma che con la loro caparbietà riescono a farcela. Poi, pensi all'Italia e a come vengono ritratti i nostri imprenditori, veri o di fiction, ed è tutta un'altra storia.

Basti ripensare a un film pieno di luoghi comuni come Il capitale umano, firmato da Virzì. Dove gli speculatori passano sopra tutto in nome del dio denaro perché, come aveva spiegato in una intervista, «siamo un Paese plasmato dal berlusconismo, dagli ostentatori che rendono volgare la ricchezza e lo spreco, che fa dei truffatori e degli evasori dei martiri e degli eroi».

Del resto, in Italia, l'estrazione ideologica e politica di quasi tutti i nostri registi arriva da Sinistra. L'imprenditore italiano, se ha fatto soldi, è perché ha evaso o barato, figlio di una destra fascistoide, ricca da far schifo, festaiola e, soprattutto, ignorante. Da contrapporre, ovviamente, alla dignità dell'operaio e del lavoratore di sinistra, onesto, integro e sfruttato. Del resto, il neorealismo nasce anche per raccontare le storie dei disoccupati e dei lavoratori dei quartieri più poveri. Se, in America, gli imprenditori che ce l'hanno fatta e hanno dato lavoro a tante persone, vengono incensati, qui, uno come Berlusconi, al massimo può essere il protagonista negativo de Il caimano o di Loro. Insomma, da noi La classe operaia va in paradiso e il filone è da Ciak si lotta con Fantozzi che è l'emblema, iconico, della sudditanza verso il megadirettore. Un vizio che non è solo italiano, sia chiaro, ma tipicamente europeo. La Francia ha sfornato, di recente, opere di denuncia contro il capitalismo come La legge del mercato o In guerra. Ken Loach è il cantore delle condizioni di vita e di lavoro degli operai britannici, Guédiguian della classe operaia marsigliese.

Così come struggente è Due giorni una notte dei Dardenne, una lotta tra poveri causata da un imprenditore senza scrupoli.

Non che gli americani nascondano la testa sotto la sabbia, ma preferiscono esaltare, invece di demolire, chi ce l'ha fatta. Che non deve essere necessariamente un imprenditore, ma uno che, in campo economico, sia riuscito a fare qualcosa di grande. Ad esempio, in questi giorni, nelle sale, c'è Air, film molto bello che racconta la vera storia di Sonny Vaccaro, l'uomo che riuscì, da una sua intuizione geniale, quanto rischiosa (per lui e per i suoi colleghi), a far firmare la matricola Michael Jordan con la Nike, da cui nacquero le Air Jordan e milioni di dollari.

In un periodo nel quale erano Adidas e Converse a spartirsi i giocatori da sponsorizzare. Così come, su Apple Tv+, è da pochi giorni disponibile Tetris, dove, sullo sfondo della Guerra fredda, si racconta delle peripezie di un allora aspirante imprenditore, Henk Rogers che, con coraggio e rischiando anche la casa, andò nell'allora Unione Sovietica per strappare i diritti del videogioco Tetris.

Come dimenticarsi di titoli come The Founder, che racconta la storia di Ray Kroc, l'uomo che ha costruito, in modo spietato, l'impero McDonald's. David Fincher ha esaltato, in The Social Network, le vicende legate alla figura di Mark Zuckerberg e di Facebook. Scorsese ci ha regalato, con The Aviator, un ritratto meraviglioso di Howard Hughes, affidandolo al volto di Di Caprio e Francis Ford Coppola, con Tucker, ha raccontato la storia straordinaria di Preston Tucker, l'uomo che ha rivoluzionato l'industria automobilistica nel mondo.

E le donne? Emblematico è sicuramente Joy, sulla vita di Joy Mangano, la donna che si è inventata il mocio autostrizzante. Sono solo alcuni esempi, ma si potrebbe riempire un intero quotidiano. Anche le serie tv non perdono occasione per raccontare queste storie di chi ce l'ha fatta.

Un esempio potrebbe essere, sempre su Apple Tv+, l'ottimo WeCrashed, con Jared Leto e Anne Hathaway, che racconta la vera storia di WeWork, passata da un unico spazio di coworking a diventare, in pochi anni, un brand dal valore di 47 miliardi di dollari; ma a perderne anche 40 in meno di un anno. Così come la miniserie Self-Made, con protagonista Madam C. J. Walker, lavandaia americana che, grazie a prodotti per capelli, è diventata la prima milionaria nera americana.

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