La sensazione peggiore è quella di essere presi in giro. Dagli amministratori di Alitalia che hanno finto di ragionare per mesi attorno a una decisione che avevano già preso nel momento in cui firmavano l'acquisto della compagnia di bandiera; ancora da Colaninno che continua a ripetere che «lo sviluppo di Fiumicino è assolutamente compatibile con lo scalo di Milano». Dall'eurodeputato romano del Pdl Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e commissario ai Trasporti che è stato tra i fautori del congelamento degli slot, un blocco che, pur non essendo Malpensa congestionata, frena l’apertura ad altre compagnie. L'umiliazione è rendersi conto che agli occhi del governo i dipendenti di Malpensa, di Linate e della Sea valgono meno dei dipendenti di Alitalia, che essendo quasi tutti romani o laziali si sono sempre rifiutati di trasferirsi a Milano facendo lievitare i costi di Alitalia in maniera mostruosa.
Ma è inutile piangersi addosso, non fa parte del costume e delle abitudini milanesi e lombarde. Anzi è il momento di rimboccarsi le maniche e tirar fuori gli attributi anche fregandosene delle alleanze politiche visto che queste alleanze non sono servite a salvare Malpensa. Non è più il momento di minacciare l'apertura dell'ex hub milanese alla Lufthansa piuttosto che alla Singapore Airlines. È il momento di farlo. Formigoni e la Moratti che, giustamente, vanno fieri dei loro rapporti internazionali, li usino, li sfruttino fino in fondo per restituire Malpensa ai vecchi splendori e al ruolo di aeroporto principale del Nord Italia, dimostrino che è Alitalia ad aver bisogno di Malpensa e di Linate. E si diano da fare anche Salvini e i leghisti: invece di preoccuparsi dei vagoni della metropolitana riservati ai milanesi si occupino della questione aeroporti.
Ma è Alitalia che ha bisogno di Malpensa
La sensazione peggiore è quella di essere presi in giro. Dagli amministratori di Alitalia che hanno finto di ragionare per mesi attorno a una decisione che avevano già preso
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