Alitalia decide di abbattere il capitale

Sarà portato dagli attuali 1.433 milioni a 291 per effetto delle perdite

Paolo Stefanato

da Milano

Slitta ancora l’aumento, ma intanto il capitale dell’Alitalia sarà abbattuto. Il consiglio di amministrazione che si è riunito ieri dopo l’assemblea ordinaria ha preso importanti decisioni, che saranno portate all’approvazione di un’assemblea straordinaria convocata per il 29 luglio. La prima riguarda l’abbattimento del capitale da 1.422 milioni a 291, a copertura di tutte le perdite cumulate al 31 marzo 2005 e non ancora coperte; l’assemblea del mattino aveva già provveduto a utilizzare ogni possibile riserva di bilancio, portando così la perdita del 2004 da 810 milioni (a livello di capogruppo) a 575. Il risultato del 2004 è stato «severamente negativo», ha dichiarato il presidente e amministratore delegato Giancarlo Cimoli. Da ricordare che sono stati spesati oneri di ristrutturazione per 343 milioni.
Contestualmente all’abbattimento delle perdite, le azioni esistenti saranno raggruppate in ragione di un’azione nuova ogni trenta vecchie. L’aumento di capitale, non ancora precisamente quantificato ma indicato per un importo massimo fino a 1,2 miliardi di euro, sarà deliberato dallo stesso consiglio, che ne ha ricevuto delega dall’assemblea; tale delega scade il 31 luglio, e il cda, il 29 luglio, chiederà una proroga fino al 31 dicembre, data ultima consentita dagli accordi presi con l’Unione europea al momento dell’erogazione del prestito ponte da 400 milioni. L’aumento, secondo i programmi originari, doveva essere varato nella primavera scorsa.
Un’altra misura di rilievo dal punto di vista finanziario riguarda la ristrutturazione del prestito obbligazionario convertibile. Il consiglio proporrà all’assemblea degli obbligazionisti (convocata sempre il 29 luglio) di spostare la data di scadenza del prestito dal 22 luglio 2007 al 22 luglio 2010, con il contestuale aumento della cedola dal 2,9% al 7,5%. La società intende dunque posticipare il rimborso di un debito pari a 714 milioni di euro, relativo all’emissione del 2002 battezzata «Mengozzi bond». Il rinvio e la modifica del tasso hanno ottenuto un preliminare parere favorevole da parte di due banche specificamente interpellate, Société Générale e Banca Intesa.
Ieri è stato anche comunicato che la posizione finanziaria netta del gruppo al 31 maggio è stata negativa per 1.791 milioni di euro, con un miglioramento di 38 milioni sul mese precedente.
All’assemblea ordinaria, che ha anche provveduto al rinnovo del collegio sindacale, Giancarlo Cimoli ha nuovamente tuonato («È infame» ha detto testualmente) contro le disparità di trattamento concesse da molti aeroporti italiani alla compagnie low cost: «È scandaloso che noi a Fiumicino dobbiamo pagare 1.400 euro a “toccata” e che altre compagnie, in molti scali, prendano loro i soldi.

Che cosa fanno - si è chiesto - Enav, Antitrust, Ministero dei Trasporti e Guardia di Finanza?». Rispondendo a un azionista Cimoli ha poi riferito un dato: il tasso di assenteismo del 18% tra gli assistenti di volo «ci costringe a una riserva del 25%: ne dobbiamo pagare mille in più».

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