All’«Eastman» liste d’attesa da incubo

All’«Eastman» liste d’attesa da incubo

Problemi di carie? Basta poco: sei mesi d’attesa e potrete curarvi. Questi i tempi previsti all’ospedale George Eastman di Roma per una visita odontoiatrica. Tempi biblici, ancor più gravosi se il paziente che ha bisogno di cure ha 75 anni e, soprattutto, è affetto da una patologia tumorale.
L’anziano, E.P., racconta di essere stato indirizzato presso la struttura di viale Regina Elena dall’oncologo di fiducia. Ha un tumore ai polmoni, si è già sottoposto a un primo ciclo di chemioterapia e presenta una serie di metastasi ossee alla colonna vertebrale, alle anche e al femore, rilevate per mezzo di una radiografia. L'oncologo gli prescrive una cura di acido zoledronico, un farmaco da somministrare in via endovenosa, utile per la riparazione dei danni ossei provocati dal tumore e per la riduzione del dolore provocato appunto dalle metastasi.
Ma il paziente ha un piccolo problema di carie, che interessa cinque denti. Un’inezia, che tuttavia rischia di compromettere la terapia. Come si legge infatti sul sito web dell'Aimac, l’Associazione italiana malati di cancro, parenti ed amici, «l'acido zoledronico è sconsigliato nelle persone «con problemi dentari acuti in atto», ai quali potrebbe provocare «una necrosi ossea a livello di mandibola e mascella». E’ necessario dunque andare prima dal dentista.
In apparenza nulla di più facile, soprattutto in presenza di un’offerta sanitaria che vanta poli d’eccellenza come appunto l’Eastman. Un centro fondato dal padrone della Kodac, quel George Eastman che a metà degli anni Trenta, dopo la morte del figlio per un’infezione ai denti che i medici non seppero curare, impegnò buona parte delle sue ricchezze per la nascita di ospedali odontoiatrici. All’Eastman oggi si reca gente da tutt’Italia, rappresentando l'unico presidio pubblico monospecialistico per le patologie del cavo orale del Centro-Sud. Ma l’apparenza inganna, e il settantacinquenne si sente rispondere dall’accettazione che per la visita odontoiatrica i tempi di attesa sono di oltre sei mesi. Le sue carie potrà curarle a marzo dell'anno prossimo, con buona pace delle sofferenze patite per le metastasi e della cura prescrittagli dall'oncologo. Da non credere. Invece è tutto vero, come conferma una fonte vicina alla direzione sanitaria dell’ospedale. «Non riusciamo a soddisfare le numerosissime richieste - spiegano da viale Regina Elena - Siamo una struttura con un unico reparto e quattro medici in tutto. Alcuni sono andati in pensione e soltanto in due si occupano della cura delle carie. E qui di pazienti in gravi condizioni, purtroppo, ne arrivano oltre 2.000 l’anno, per dare numeri approssimativi». Non esiste, in pratica, un iter specifico che dia priorità a casi palesemente più urgenti. «Saranno i pochi camici bianchi disponibili - afferma il direttore sanitario Pasquale Marini - a seconda dei casi, a valutare l’eventualità di una corsia preferenziale per il malato». Ma soltanto dopo la visita in ambulatorio (che comunque va prenotata).
Insomma, tempi d'attesa da incubo. E non solo all’Eastman, come risultava già nel dicembre 2008 dall’indagine presentata dalle associazioni di consumatori Codici, Aduc, Movimento consumatori e Unuss. In media per curarsi occorrevano 30 giorni per una visita e 60 per un esame diagnostico, in linea con le disposizioni del Piano nazionale di contenimento dei tempi d’attesa per il triennio 2006-2008 previsto dal governo Berlusconi. Ma in determinate strutture può passare un anno. Ben 349 i giorni per ottenere un’ecografia mammaria al San Giovanni, un esame che può salvare la vita a una donna scoprendo in tempo il cancro. E all’Eastman, ancora, una semplice ecografia ne richiedeva 117. Anche se, allora, per una normale visita odontoiatrica bastavano "solo" 68 giorni. Dove è inutile dire che, a seguito del commissariamento della sanità, non possono essere fatte nuove assunzioni, chi va in quiescenza non viene sostituito e l'unico concorso in programma è stato bandito per 5 medici del Pronto Soccorso. E Marrazzo? Replica chiudendo gli ospedali.