All’Udc basta che Burlando non peggiori le cose

(...) che non ha un valore generale «né a livello locale né nazionale». Insomma, che l’Udc non c’azzecchi niente con Rifondazione, Verdi, Pdci, forse anche con Pd e certamente con l’Italia dei Valori lo ammettono senza mezze parole. Ma l’accordo è fatto solo con il presidente.
«In tutta Italia accade questo - prova a sdrammatizzare Burlando - L’Udc ha scelto tre soluzioni distinte, si allea ora con il centrosinistra, ora con il centrodestra, altrove va da sola». Rosario Monteleone, segretario regionale dell’Udc e Vincenzo Lorenzelli, artefici dell’alleanza a sinistra preferiscono dire che «l’Udc non va con chi vince ma è chi va con l’Udc che vince». Poi però provano a negare addirittura le parole pronunciate non più tardi di tre giorni fa da Lorenzo Cesa, segretario nazionale del partito: «A livello nazionale vorremmo andare con Sandro Biasotti ma i liguri hanno scelto Burlando». Lorenzelli replica stizzito anche a chi dal centrodestra gli ha fatto notare che è difficile sostenere un accordo fatto sulla base di valori etici e cristiani con Rifondazione, Pdci e Verdi: «I valori cristiani sono un qualcosa che appartiene ai singoli, nessuno è detentore della santità».
Un nervosismo che traspare anche da alcune sfumature dell’accordo fatto di principi generali. Quando si toccano gli obiettivi di legislatura su questi argomenti, il patto Udc-Burlando parla di centralità della persona, di famiglia, di libertà di educazione. Solo che i centristi si accontentano dall’impegno di «astenersi da interventi normativi contrari a questi principi». Cioè l’Udc non ha ottenuto da Burlando di eliminare quegli interventi normativi contrari già approvati. Insomma, i buoni scuola se li scordano così come non hanno la forza di chiedere l’abolizione della legge sull’omofobia che pure avevano detto di contrastare in aula all’atto dell’approvazione. «L'accordo oggi siglato con Burlando è un nuovo progetto che potrà dimostrare come i valori della Dottrina Sociale della Chiesa possano essere attuati e difesi a prescindere dagli schieramenti politici sin d'ora esistenti - prova a difendere le posizioni Maurizio Casalegno, commissario metropolitano Udc - Grande responsabilità perché tale accordo venga onorato ricade quindi su Rosario Monteleone che lo ha voluto e sottoscritto. Per questo quindi non mancherà un forte appoggio del partito per la sua rielezione».
E forte impegno ci vorrà soprattutto ora che i vertici liguri sono chiamati a dimostrare di aver fatto la scelta giusta. «Le sale sono sempre più piene», sorride Lorenzelli. Ma quando gli si chiede se allora un solo voto in meno rispetto alle ultime europee sarebbe da considerare un flop, una bocciatura della linea a sinistra, evita la risposta. E smentisce che l’accordo «nato da un lavoro di otto mesi» avesse fin da subito l’obiettivo di sostenere Burlando. «C’era anche l’ipotesi di andare da soli con la mia persona come candidato - ha detto il presidente della Costituente di Centro - La verità è che dall’altra parte abbiamo solo trovato arroganza». Ogni spiegazione viene ricondotta alla deriva del centrodestra, alle colpe del governo e della Lega. Lo stesso Lorenzelli, nominato presidente del Gaslini appena il giorno prima proprio dallo stesso governo, lascia fare e dire.
È dura anche avere risposte più precise su scuola e sanità. Da un testo firmato che sembrerebbe prevedere più spazio ai privati si passa alle affermazioni di Burlando che spiega come «già la politica di questa giunta preveda convenzioni con i privati». Cioè, non si può fare di più? Non cambierà nulla? Impossibile avere certezze dal documento del patto. Anche perché subito, in apertura, spiega che «anche in Liguria la coalizione di centrodestra è pesantemente condizionata dall’azione politica della Lega Nord, con la quale non è possibile stringere accordi, poiché le idee e i valori cardine dell’azione politica della Lega Nord, con la quale non è possibile stringere accordi poiché le idee e i valori cardine dell’azione politica su temi centrali quali l’unità del Paese, la sicurezza, il federalismo, l’immigrazione, il rispetto per le istituzioni, il rifiuto del populismo e della demagogia sono oggi ben lontani dalla cultura politica dell’Udc». Ovviamente oggi diranno che intendevano dire l’esatto contrario, che cioè la cultura politica dell’Udc è ben vicina al rifiuto del populismo e della demagogia, eccetera. Ma perché sorprendersi se l’Udc intende dire il contrario di ciò che scrive e sottoscrive? D’altra parte il testo l’hanno fatto in fretta e furia. Sono solo otto mesi che ci lavorano.
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.