Almeno venti vittime per «avvelenamento»

Due ore prima alcuni colpi di mortaio avevano causato sette vittime davanti al luogo di culto. L’attacco rivendicato dai seguaci di Zarqawi

Bagdad. Morti per avvelenamento alimentare. «Deliberato», precisano i servizi di sicurezza iracheni. Almeno 25 pellegrini fra quelli che ieri si trovavano nei pressi della moschea sciita di Bagdad sono rimasti uccisi dopo aver bevuto succhi e mangiato cibo ricevuto nei pressi del tempio musulmano.
Le autorità irachene, già nei giorni scorsi, avevano lanciato degli avvertimenti «contro il consumo di prodotti alimentari offerti da sconosciuti» e ieri sembra che il triste presagio si sia avverato. A confermare che ci siano stati dei casi mortali di avvelenamento è stato il ministro della Sanità Adbel Muttaleb Mohammed Ali.
La vicenda dell’avvelenamento, che resta tuttora un giallo nel giallo della strage di ieri, si aggiunge ad un altro episodio ancora tutto da chiarire. L’unico dato certo è che la maggioranza sciita è stata presa di mira. Altre sette vittime sono cadute a causa di colpi di mortaio sparati poco prima che esplodesse la ressa tra i pellegrini che ha poi provocato oltre 800 morti. La rivendicazione dell’atto ostile è comparsa sul web a firma di un gruppo sunnita poco conosciuto, Jaish Al Taefa Al Mansura, (l’Esercito della setta vittoriosa). Il sito nel quale è apparsa la rivendicazione pubblica spesso messaggi di Al Qaida e di altri gruppi in azione in Irak.

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