Una delle prime interazioni che gli atleti hanno con la loro esperienza alle Olimpiadi è spesso e volentieri quella con la camera in cui andranno a soggiornare durante le gare che li vedranno protagonisti.
Lo stesso è accaduto a sciatori, pattinatori e snowboarder che prenderanno parte ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina: l'ispezione degli alloggi pare che sia andata molto bene, dato che in tanti hanno lodato la solidità dei letti dopo averla verificata, con evidente riferimento alle polemiche esplose durante le ultime Olimpiadi estive di Parigi, quando i giacigli sostenibili definiti da tanti "di cartone" avevano suscitato perplessità e critiche.
Ma la vera superstar delle stanze, apprezzate per gli spazi e le comodità, è stata senza dubbio il bidet, scoperto con grande stupore dagli atleti stranieri provenienti da paesi il cui utilizzo non è diffuso né noto. Per quanto faccia sorridere, qualcuno si è chiesto quale sia la funzione dello "strano lavandino basso" trovato in bagno: alcuni hanno ipotizzato che fosse messo lì per pulire l'attrezzatura sportiva, altri che si trattasse di una vaschetta refrigerante per mettere al fresco acqua e bibite in caso di necessità.
Tra chi non ne ha mai visto uno in vita sua e chi, come ad esempio i giapponesi, è abituato a utilizzare dei wc con incorporati dei sistemi di detersione automatici, i video degli atleti stupiti alla scoperta del bidet si sono moltiplicati dovunque diventando virali. La pattinatrice di velocità canadese Ivanie Blondin ha commentato con un "Ooh" di stupore in una storia tra le più visualizzate su Instagram.
"Credo che sia tempo di rispondere alla domanda che tutti si fanno", ha commentato invece in video la pattinatrice artistica su ghiaccio britannica Phebe Bekker. Una collega velocista americana è rimasta perplessa e ha chiesto aiuto ai suoi follower: "Ma questo è un secondo lavandino per lavare i piedi dopo la gara?".
Una volta appresa la funzione, la seconda domanda più gettonata è stata sulle modalità di utilizzo: "In che posizione è meglio sedersi?", si è domandata la giornalista statunitense Alicia Lewis. "Non avevo capito bene a cosa serviva poi un volontario mi ha spiegato tutto", ha ammesso candidamente un giocatore di hockey su ghiaccio.