Altro che Winnie the Pooh Arrivano i peluche assassini

Centinaia di puntate di «Quark», più minacciose della «Corazzata Potëmkin», ci spiegano da anni che i bambini e i cuccioli sono fatti apposta per ispirare protezione agli adulti. In altre parole, dovrebbe intenerirci la somiglianza del cucciolo di panda a un pupazzo di peluche. Dimenticate tutto. Le cose sono cambiate, dalla pubblicazione di Amberville (Bompiani, trad. di Margherita Podestà Heir, pagg. 305, euro 18,50), romanzo di un anonimo scrittore svedese - nom de plume Tim Davys - che ha spazzato via questo ciarpame etologico. I peluche sono cattivi, anzi, cattivissimi, perché sono umani, troppo umani...
Vivono, rigorosamente distribuiti per censo, nella megalopoli di Mollisan Town, che consta di quattro quartieri: il borghese Amberville, che dà il titolo al volume, il febbrile, metropolitano Tourquai, il cuore antico di Lanceheim, una città nella città e Yok, la zona più povera e malfrequentata. Un milione di abitanti per quartiere. Un piccolo continente satanico circondato, a nord e a sud, da fitti boschi con, ad ovest, in direzione dell’oceano, l’immancabile luogo di villeggiatura per ricchi: Hillevie. Nel sottosuolo, catacombe in gran parte inesplorate, retaggio di precedenti civiltà. In superficie, un’organizzazione statuale complessa, una chiesa che fonda il suo enorme potere sul mistero, una immensa discarica popolata dai paria della società e strutturata con rigide gerarchie. E ancora, organizzazioni malavitose e enti no profit, una city degli affari, scuole, università, ministeri, fabbriche, uffici, casinò: un distillato di occidente consumista e borghese, in cui si muovono pupazzi pieni di nevrosi e fobie, cani ipocriti perbenisti, gorilla picchiatori e anatre sado-maso, pinguini religiosissimi e topi ninfomani. Ancora, gazzelle omosessuali e tossiche, orsi dalla doppia personalità, corvi con traumi infantili, serpenti dalle megalomani ambizioni letterarie, conigliette fatali e piccioni mafiosi. Tim Davys ha dichiarato che Amberville è il primo atto della saga di Mollisan Town e stiamo tutti già aspettando il seguito di questa crime story, così zeppa di personaggi, di colpi di scena e invenzioni letterarie, da imprigionare il lettore in una rete di impalpabile angoscia. Il fatto che gli attori siano pupazzi di peluche non cambia la sostanza: è semmai la trovata geniale che accresce la maligna suggestione della storia. La quale narra l’avventura di Eric Orso, un peluche di successo dal torbido passato. Eric ha tutto: la bellissima moglie Emma Coniglio, i soldi, una casa da sogno, un lavoro importante. Un giorno, però, il passato gli presenta il conto, sotto le spoglie del boss Nicolas Colombo e dei suoi sgherri. Nella sua gioventù dissoluta, impastata di droga, alcol e gioco d’azzardo, l’orso è stato al servizio del piccione. Che adesso gli mette a soqquadro la vita. Pretende da lui che trovi la «Lista della morte», un documento la cui esistenza neppure è certa e che, una volta trovatala, ne depenni il nome di Colombo. In caso contrario, i gorilla uccideranno Emma Coniglio. Eric non ha scelta. Non gli resta che rintracciare i vecchi compagni criminali: Sam Gazzella, Tom Tom Corvo, Serpente Marek, e arruolarli nella missione impossibile.
Ma deve, anche, farsi sostituire in famiglia, perché Emma non nutra sospetti sul suo orrendo passato. Per questo ricorrerà al gemello buono, Teddy Orso, ossessionato in maniera paranoica dal bene e dalle sue implicazioni.
In Amberville, nulla è come sembra, ma tutto è curato nei minimi particolari. Dai discorsi sui massimi sistemi, - un dio, Magnus, è il creatore di questo macrocosmo - allo studio psicologico dei personaggi. L’analisi dell’uomo (pardon, del peluche…) di potere: «nell’orbita scintillante di un occhio apparve fugace il bagliore di un sorriso, che però era impossibile vedere. Era il sorriso del potere, soddisfatto di sé e terrorizzato al tempo stesso» meriterebbe di essere incorniciata. L’organizzazione dei ministeri, i metodi di compilazione della «Lista dei Piccoli», l’assegnazione di incarichi e borse di studio, sembrano mutuati dal Castello di kafkiana memoria. Mentre le elucubrazioni sul bene di Teddy Orso - il gemello buono e, come tale, inadatto alla vita - sono profonde e amare speculazioni filosofiche, anche se grottesche, sulle labbra di un animale di pezza...
Mollisan Town diventa la capitale del crimine, dove tutti sono disposti a compiere qualsiasi cosa pur di salvarsi la vita, dove il tradimento degli amici, degli affetti, di se stessi, è routine quotidiana. Sullo sfondo - quasi a suggerire un’altra e alta regia - misteriose fabbriche che, per imperscrutabili ragioni, sfornano animali di peluche e, chissà, pianificano anche lo smaltimento di quelli logori ed esausti… Perché Mollisan Town è creata ad immagine e somiglianza dell’uomo. È il lato oscuro dell’umanità, il più vero ed inquietante.
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