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Amore, musica e leggenda: con Buckley "non è mai finita"

Arriva in Italia, per tre date a marzo, il docufilm di Amy Berg e coprodotto da Brad Pitt su un'icona del rock

Amore, musica e leggenda: con Buckley "non è mai finita"
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Il titolo è un verso in prestito da una sua canzone del 1994, Lover, You Should've Come Over. E così, sulle note dell'amore, della fragilità (degli esseri umani e dell'amore stesso) e di una leggenda della musica, arriva anche in Italia It's Never Over, Jeff Buckley: docufilm girato da Amy Berg, coprodotto da Brad Pitt, presentato e acclamatissimo al Sundance festival, ospitato anche alla Festa del cinema di Roma, che con Nexos Studios sarà nei nostri cinema il 16, 17 e 18 marzo.

A sessant'anni dalla nascita, avvenuta il 17 novembre del 1966 ad Anaheim (nella mitica Orange County, a sud di Los Angeles), Jeff Buckley (nella foto) è ancora una leggenda del rock, per la sua musica e anche per la morte tragica, il 29 maggio del 1997, quando annegò nel Wolf River, vicino a Memphis, canticchiando Whole Lotta Love dei Led Zeppelin. E la regista Amy Berg, che già in Janis (2015) aveva cercato di raccontare Janis Joplin come persona oltre la fama, prova a svelare il mistero Jeff Buckley. Lo fa affidandosi alla testimone numero uno del suo lavoro e della sua vita, nonché la curatrice dell'eredità e del patrimonio artistico del musicista, ovvero Mary Guibert, la madre di Buckley. Non solo il legame tra madre e figlio era intensissimo ma, per la prima volta, Mary Guibert ha deciso di parlare e di mettere a disposizione una quantità di materiali preziosi e inediti per il docufilm. Nel documentario sono raccolte anche le testimonianze delle compagne Rebecca Moore e Joan Wasser e dei musicisti Ben Harper, Michael Tighe e Parker Kindred; e poi molte immagini inedite, oltre a quelle dei concerti e dello storico tour americano, che svelano il privato del giovane cantante nella New York degli anni Ottanta e Novanta.

E rivive anche la sua magia, a partire da quella di Grace, il suo album d'esordio, nel 1994, rimasto negli annali della storia della musica e quella delle sue cover, come l'amatissima di Hallelujah di Leonard Cohen. Infine, il rapporto complesso con il padre, Tim Buckley (1947-1975), anche lui cantautore celebre e dalla voce unica come quella di Jeff.

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