da Milano
Torna a risplender nitida, scintillante, struggente, nel cielo della Scala, quella piccola stella sopra il mare del Così fan tutte. E lacqua palpitante di riflessi lievi, appena al di là della casa ricca e armoniosa darchi, tende, terrazze, arredi alla napoletana del Settecento, e i costumi duneleganza magnifica e affettuosa, sono le immagini duno dei più incantevoli e precisi allestimenti del nostro tempo.
La Scala, che lo presentò tante volte diretto da Riccardo Muti, con compagnie mirabili, lo riempie ora dei bravi ragazzi della sua Accademia di canto; e con successo allegro. Ma io penso che faccia male: lopera mozartiana, inaffrontabile dallorchestra giovanile raccolta e un po raffazzonata in un paio di mesi, è inadatta alle qualità diverse, necessariamente immature, anche quando brillanti, e poco pertinenti dei suoi giovani cantanti.
Per cui si esce con grande rispetto per la buona volontà di tutti gli interpreti e con voglia di incoraggiarli, e con qualche emozione per lincontro con Mozart. Ma senza limpressione di trovarsi in un teatro di esemplare riferimento e di qualità garantita. Curiosamente, poi, a condurre questardua operazione, è stato chiamato sul podio Ottavio Dantone, il più geniale clavicembalista che abbia mai ascoltato, musicista eccellente ed artista squisito, ma spesso distaccato e sfiorante come direttore, che ha affrontato questa partitura come se non ci fosse una storia da raccontare, una vicenda fragrante di parole, a cominciare dai recitativi con cembalo e fortepiano smangiati via a rompicollo. E per le tre donne, il cui impasto vocale è così delicato, son stati scelti tre soprani, di voce simile; per il tenore, un cantante volonteroso ma privo dogni voluttà, così importante nel suo ruolo, e, per la parte quasi da conversazione del basso, uno tutto accenti e piccoli boati.
Ancora acerbi quei giovani per «Così fan tutte»
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