Un’«aquila» sempre in volo

Il mito Moto Guzzi parte da lontano, dal 15 marzo 1921, quando Emanuele Vittorio Parodi, armatore genovese, il figlio Giorgio e l’amico Carlo Guzzi, ex commilitone nell’Aeronautica e appassionato di moto, fondarono la società a Mandello del Lario. Come molte industrie di quegli anni alla base dell’impresa c’era la volontà di costruire, in proprio, una moto ideale che all’epoca non esisteva. Una volontà che negli anni dei pionieri delle due ruote lasciò ampio spazio alla fantasia, che agli italiani non è mai mancata. Ecco allora che, dall’inizio, la produzione Moto Guzzi è sempre stata contraddistinta da scelte esclusive, che hanno contribuito a farne un marchio mito, al pari di Harley-Davidson negli Stati Uniti e della quasi coetanea Bmw, in Germania. Molte Guzzi hanno aperto la strada a soluzioni che oggi rappresentano la norma. È il caso del cavalletto centrale sulla Normale, la prima prodotta in serie e commercializzata. Ma è anche il caso della Norge, che nel 1927 inaugurò il segmento delle granturismo.
L’aquila dalle ali spiegate che identifica da sempre le moto prodotte a Mandello nasce da un fatto drammatico, dalla morte di Giovanni Ravelli che avrebbe dovuto essere il terzo socio fondatore, il quale perse la vita in un incidente aereo. La stessa aquila ha accompagnato tutti i modelli più famosi: dall’Airone 250, per 15 anni a cavallo degli anni ’40 la moto di media cilindrata più venduta in Italia, al Guzzino 65, senza dimenticare Dondolino, Gambalunga, Albatros, Condor e Galletto, il papà degli attuali scooter con ruote di grande diametro. Sempre in anticipo sui tempi, nel 1950 fu costruita a Mandello la prima galleria del vento, per studiare l’aerodinamica delle moto da corsa e di grande serie. Ma la svolta importante, quella che ha portato Moto Guzzi tra i «big», nasce dopo una crisi e il passaggio sotto il controllo di Imi. Nel ’67 debuttò infatti il motore bicilindrico a V, destinato a diventare il marchio di fabbrica. Attorno a questo motore sono nate alcune tra le moto più belle e amate: V7 Special, Le Mans e California. Per quest’ultima il nome non fu scelto a caso, ma per ricordare la storica commessa per la fornitura di moto ai «Chips», i poliziotti autostradali del West americano, strappata all’Harley-Davidson. Un «colpo» che ha contribuito a trasformare in mito il marchio italiano, ma che non è rimasto l’unico, dato che recentemente le Moto Guzzi sono diventate le due ruote ufficiali della Polizia di Berlino.
Pur tra alti e bassi, Moto Guzzi ha sempre saputo resistere alle mode e rinascere ogni volta che sembrava spacciata. Il suo fascino probabilmente deriva anche da questa alternanza di successi e momenti bui, in mezzo ai quali si è inserita per un breve tempo una proprietà americana. Oltre che da un sito produttivo unico al mondo.

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