Arabia Saudita: il re grazia una giornalista

Avrebbe dovuto essere frustata per aver lavorato a un programma in cui si intervistava un adultero

Rozana al Yami è stata graziata e proclama la sua gratitudine per il sovrano saudita. «La società, prima ancora del giudice, mi aveva già condannata a una morte civile e la grazia emessa dal mio sovrano, il Re Abdulla Bin Abdul Aziz, mi ha restituito la mia dignità e mi permette, fiera, di alzare la testa; perché non ho commesso alcun peccato per essere flagellata». A parlare così alla tv satellitare al Arabiya è la giornalista saudita condannata a 60 frustate per avere lavorato a un programma della televisione saudita in cui si intervistava un adultero. L'uomo, peraltro, non è stato graziato e le frustate che lo aspettano sono 1000.
Con un intervento senza precedenti per un caso che è stato al centro dell'attenzione mondiale, il sovrano saudita non solo ha annullato la sentenza, ma ha dato disposizioni affinché in futuro i casi dei giornalisti siano «inoltrati al ministero della Cultura, in quanto competente per le questioni dei media e dell'informazione».
Il sovrano saudita ha ricevuto numerose pressioni internazionali. Il caso certo non rappresentava una buona vetrina per le innovazioni di re Abdallah in un Paese profondamente conservatore. Il tribunale di Jeddah aveva condannato alla frusta Rozana al Yami, giornalista dell'emittente panaraba LBC, per lo show in cui un uomo saudita si vantava delle proprie esperienze sessuali.
La giornalista ha spiegato che il giudice aveva lasciato cadere le accuse sul suo coinvolgimento diretto nel programma, ma l'aveva comunque condannata per aver lavorato part-time per il canale televisivo.
Oggi, la ventiduenne Rozana racconta all'emittente del suo Paese come ha ricevuto la notizia della grazia. «Mi ha telefonato il ministro della Cultura per comunicarmi la bella notizia. È una risposta a tutti coloro che hanno messo in dubbio il mio amore per il mio Paese e hanno attaccato la mia tribù». «Ho ringraziato Allah - ha aggiunto - per la fine dell'ingiustizia che ho subito, anche se avevo accettato il verdetto dei giudici che faceva male non solo a me ma anche a tutti coloro che lavorano nel campo dell'informazione».
Nonostante le minacce di morte ricevute «via sms e internet», «Ora che ho il conforto del sovrano, non intendo assolutamente abbandonare la mia missione di giornalista», ha detto Rozana.
La rete satellitare per cui lavora, di cui peraltro è comproprietario il principe saudita Al Waleed bin Talal, è stata oscurata nel regno. Un'altra collega di Rozana era stata fermata assieme a lei ma è scampata alla condanna.
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