Acque agitate in Laguna. Lo si era capito già da qualche indiscrezione, ma ieri, nel tardo pomeriggio, poche righe hanno segnato la cesura definitiva tra il Mic e la Biennale di Venezia. Questa la nota ufficiale, che segna un precedente nella storia dell'istituzione: «Il ministero della Cultura comunica che il ministro Alessandro Giuli non si recherà a Venezia nelle giornate di pre-apertura della 61a Esposizione d'Arte della Biennale di Venezia né parteciperà alla cerimonia di inaugurazione, prevista il 9 maggio». Nessun altro commento da parte del Mic, da noi più volte interpellato. Tradotto, significa anche nessun taglio del nastro del Padiglione Italia alle Tese delle Vergini dell'Arsenale (Con te con tutto, dell'artista Chiara Camoni, curato da Cecilia Canziani) dove, ci dicono, si continua a lavorare a ritmo serrato. Dovrebbe essere confermata ma, vista la situazione, ogni condizionale è d'obbligo, la presenza di Angelo Piero Cappello, attualmente direttore generale Creatività contemporanea del ministero della Cultura (tecnicamente, è lui il commissario del Padiglione nazionale). Non è ancora chiaro se il ministro Giuli manderà in rappresentanza del Mic anche qualche funzionario, sul modello di quanto annunciato, ad esempio, dal governo della Finlandia che, meno di una settimana fa, ha detto che limiterà la presenza di rappresentanti politici e diplomatici di alto rango alle cerimonie d'apertura, inviando solo funzionari pubblici. Sarà questa la linea che adotteranno nei prossimi giorni anche gli altri Paesi membri, dopo il comunicato relativo al ritiro dei fondi Ue alla Biennale (2 milioni di euro) per il ritorno del Padiglione Russia?
L'Istituzione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco ha ribadito più volte di «non avere l'autorità di impedire a un Paese di partecipare. Può infatti chiedere di partecipare qualsiasi Paese riconosciuto dalla Repubblica italiana». Siccome la Russia è proprietaria del padiglione, un edificio in stile Liberty costruito nel 1914 che si trova non troppo distante dall'ingresso dei Giardini della Biennale, le è stato richiesto ha reso noto l'istituzione - solo di inviare notifica della sua richiesta di partecipazione. Una scelta apertamente contestata dal Mic, che ha richiesto, a metà del mese di marzo, di visionare tutta la documentazione relativa al padiglione, non rilevando finora alcuna violazione delle sanzioni inflitte dall'Ue alla Russia per la guerra in Ucraina. Con l'approssimarsi dell'inaugurazione di questa tormentatissima edizione della Biennale Arte, tuttavia, i malumori, e non solo in Italia, sono aumentati, fino allo strappo ufficiale di ieri.
Per ora sappiamo che il Padiglione Russia, assente dalla manifestazione da quattro anni - nel 2022 per precisa scelta del curatore e degli artisti coinvolti, come protesta contro la scelta di dichiarare guerra all'Ucraina, nel 2024 scegliendo di ospitare un Paese amico, la Bolivia aprirà. Sì, ma solo per tre giorni, dal 6 all'8 maggio, in quelle giornate, cui faceva riferimento anche il comunicato del Mic, tradizionalmente riservate alle preview per la stampa nazionale e internazionale, sempre numerosa in Laguna. Quando poi la 61esima edizione della Biennale Arte aprirà al pubblico, cioè dal 9 maggio al 22 novembre, il Padiglione sarà di nuovo chiuso (senza un'inaugurazione ufficiale, pare). Il programma comunicato da Anastasia Karneva, commissaria del Padiglione (e titolare di una società di consulenza d'arte co-fondata con Ekaterina Vinokurova, figlia dell'attuale ministro degli Esteri di Putin), si intitola The Tree is Rooted in the Sky, che potremmo tradurre come «l'albero con le radici nel cielo»: si preannuncia come un'opera di sound art che sarà registrata e poi trasmessa su grandi schermi. Coinvolti dai nomi elencati nel programma ufficiale una cinquantina di artisti, inclusi musicisti, poeti e filosofi: più che una mostra tradizionale, l'iniziativa pare un festival performativo con artisti da contesti diversi russi ovviamente, ma provenienti anche da Argentina, Brasile, Mali e Messico con l'intento di costruire una «polifonia culturale multilingue». Tuttavia, ormai la questione è tutta politica: «Questo pomeriggio (ieri per chi legge, ndr) abbiamo incontrato il presidente Pietrangelo Buttafuoco per riaffermare il nostro sostegno all'indipendenza e all'autonomia di un'istituzione prestigiosa come la Biennale, oggi messa in discussione da chi vorrebbe subordinare la partecipazione degli artisti a logiche politiche.
Buttafuoco ha richiamato con chiarezza la natura stessa della Biennale, paragonandola alle Nazioni unite: uno spazio aperto, plurale, che per sua vocazione non può escludere nessuno», hanno detto i deputati del Movimento 5 stelle Gaetano Amato ed Enrico Cappelletti.