Leggi il settimanale

Dai muri del diavolo ai misteri di Torino: i luoghi esoterici sparsi per l’Italia

Castelli antichi, abbazie e "strutture energetiche". Ecco una piccola guida

Dai muri del diavolo ai misteri di Torino: i luoghi esoterici sparsi per l’Italia

Anche nella sua versione più pop cioè l’occultismo, l’esoterismo vive di simboli, di libri, ma anche di luoghi. Luoghi percepiti come arcani e capaci di custodire una forza segreta. Va da sé che un Paese, con una storia antichissima come l’Italia, di luoghi così ne custodisca tanti. A prescindere dal fatto che il “magico” è anche un ottimo sistema acchiappa turisti. Ma, al netto del business, ci sono luoghi che tracce di inspiegabile o di una progettazione che strizza l’occhiolino a presunti poteri arcani ce l’hanno. Anche solo per le credenze dei loro costruttori, a volte ormai dimenticate. Prendiamo un grande classico, le cosiddette «costruzioni del diavolo». Un esempio per tutti: il Muro del diavolo di Arvenolo, uno dei siti megalitici più interessanti del Piemonte. Si trova in valle Antigorio, vicino a Crodo, è lungo circa 20 metri, alto 6,30 metri e profondo 13. Per la sua costruzione sono stati utilizzati blocchi di pietra che formano un terrazzamento, a sua volta contenente probabilmente altre strutture, oggi perdute. Ed è la dimensione dei blocchi ad aver fatto nascere nei secoli la leggenda dell’intervento del Maligno. Quelli disposti orizzontalmente, sono lunghi fino a 6 metri, peso stimato: più di 10 tonnellate. Non si sa che funzione avesse il luogo. Di certo trasmette una sensazione di antica e inspiegata energia. I ponti del diavolo invece non si contano. Sono spesso a “schiena d’asino” e sembrano sfidare la gravità e l a tecnologia dell’epoca in cui sono stati costruiti. Basti pensare a quello di Bobbio noto anche come Ponte Gobbo. La leggenda: Lucifero contattò san Colombano, promettendogli di costruire il ponte in una notte, in cambio della prima anima mortale che lo avrebbe attraversato. Il santo accettò. Nella notte, il diavolo convocò vari diavoletti che lo aiutarono nell’opera murato ria, reggendo le volte del ponte. I demoni erano di statura diversa e così le varie arcate del ponte uscirono di dimensioni variabili. Al mattino, il diavolo si appostò all’estremità del ponte, per esigere il compenso. San Colombano gli mandò un cagnetto. Il diavolo, turlupinato, se ne tornò all’inferno, non prima di avere sferrato un calcio al suo manufatto, che da allora è anche sghembo. Poi ci sono luoghi dove non ci sono demoni architetti ma gli architetti ci hanno messo del loro per richiamare l’occulto. Uno dei casi più studiati è quello di Castel del Monte ad Andria. Tra le prime testimonianze scritte riguardanti la costruzione dell’edificio è ben conosciuta la lettera inviata dall’Imperatore Federico II Hohenstaufen il 29 gennaio 1240 da Gubbio, con la quale ordinò al giustiziere di Capitanata, Riccardo da Montefuscolo, che venissero predisposti i materiali per la costruzione di un castello. Federico II, imperatore sempre in odor di scomunica, era attento alle scienze e all’alchimia, legato al matematico Fibonacci famoso per le sue teorie sulla sezione aurea. Risultato? Il castello ha una forma assolutamente unica dove il numero 8 domina. Molte delle decorazioni dell’interno sono andate perse ma hanno fatto pensare ad alcuni studiosi che ci si dovesse muovere al suo interno seguendo una sorta di percorso obbligato e con una qualche finalità salvifico-magica. Di certo molte delle decorazioni rimaste hanno precise corrispondenze astrologiche. Poi c’è chi ha perso la testa e sostenuto che è stato costruito per custodire il Graal.
Ecco il Graal: in Italia, abbiamo anche una spada nella roccia. L'abbazia di San Galgano è un’abbazia cistercense in rovina, sita nel comune di Chiusdino, Toscana. Di san Galgano, titolare del luogo, si sa che, convertitosi dopo una giovinezza sregolata, si ritirò a vita eremitica, con la stessa intensità con cui si era prima dato alla dissolutezza. Il momento culminante della conversione fu nel giorno di Natale del 1180. Galgano, infisse nel terreno la sua spada, allo scopo di trasformare l’arma in una croce; in effetti nella Rotonda dell’Abbazia c’è un masso dalle cui fessure spuntano un’elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni e dalla ruggine, ora protetto da una teca di polimetilmetacrilato. L’evidente eco del mito arturiano non ha mancato di sollevare curiosità e, ovviamente, qualche ipotesi ardita su possibili relazioni fra la mitologia della Tavola Rotonda e la storia del santo chiusdinese. Se a tutto questo si aggiungono le rovine dell’abbazia...
A questo punto vi sareste chiesti perché non abbiamo ancora citato Torino, considerata città magica per eccellenza. Non basterebbe la carta, meglio vi dedichiate al libro di Giorgio de Maria che vi raccontiamo qui a fianco.
Anche perché almeno vi dobbiamo nominare il villaggio di Triora in Liguria famoso per le streghe e considerato la Salem d’Italia.

Oppure la molto più recente Federazione esoterica di Damanhur creata a Vidracco in Piemonte attorno al così detto Tempio dell’umanità, un luogo dove si incrocerebbero le linee sincroniche dell’energia del Pianeta. Lì si sono incrociati anche alcuni contenziosi legali ma questa è un’altra storia.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica