La Biennale continua ad essere senza pace. Ieri è andata in scena una nuova protesta delle Pussy Riot contro la presenza di Mosca e il suo Padiglione. Le componenti del collettivo, circa 200, quasi tutte indossando passamontagna fucsia, hanno tentato di accedere a piazza san Marco, ma il corteo è stato bloccato dalla polizia. A quel punto, si sono dirette verso Ca' Giustinian, sede della Biennale. Lì hanno acceso dei fumogeni gialli e blu, i colori dell'Ucraina e due portavoce si sono dirette all'entrata della Biennale per incontrare il presidente Buttafuoco, non presente in sede. Le due, tra cui la leader del movimento Nadya Tolokonnikova, hanno comunque consegnato un documento nel quale spiegavano i motivi della protesta. Anche Lituania, Lettonia ed Estonia hanno trasformato la preview dei loro padiglioni in un gesto simbolico a sostegno dell'Ucraina. Hanno organizzato una processione collettiva all'Arsenale. La piccola marcia è stata dedicata agli operatori culturali ucraini che continuano a creare in condizioni di guerra.
È proseguita anche la polemica politica a distanza. Ieri si sono segnalati gli interventi del ministro della Cultura Alessandro Giuli sia nell'ormai lunghissimo dibattito con Pietrangelo Buttafuoco, sia in risposta ad un tweet del vicepremier Matteo Salvini relativo all'inaugurazione della Biennale (che Giuli ha disertato): «Gli assenti hanno sempre torto, viva l'arte libera e coraggiosa». La dichiarazione più puntuta proprio quella in risposta al leader della Lega, che ha sempre difeso le scelte di Biennale. «Quando ho visto quel post l'ho frainteso e ho pensato è Salvini che fa autocritica, per scusarsi del fatto che frequenta poco il suo ministero. Invece non era un'autocritica sul suo assenteismo». E ancora ai microfoni di Sky: «Non mi pare un caso importante il fatto che Salvini prediliga la Biennale non del dissenso ma della disinformatia. E c'è un fronte che questa disinformatia se l'è bevuta... da Tomaso Montanari a Forza Nuova, passando per Renzi».
Ha spiegato anche che comunque alla Biennale andrà: «Andrò entro maggio a rendere onore all'arte italiana e all'Italia. Non so se ci sarà Buttafuoco... Io gli ho scritto il mio dissenso rispettoso e non ho ricevuto risposta». Ha trovato anche inopportuno che Buttafuoco citasse nel suo discorso il Presidente della Repubblica Mattarella. Sulle questioni di merito, poi, resta durissimo: «Si doveva parlare di arte e si sta parlando di arte di regime, della Russia putinista che è presente a Venezia dopo quattro anni per un accordo fatto alle spalle del governo». Sulla stessa linea anche se con toni più moderati il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone: «Come ha detto il Presidente Meloni rispettiamo l'esercizio del pensiero critico e l'autonomia della Biennale, ma non condividiamo la scelta di ospitare il Padiglione russo. Non ho partecipato per questa ragione alla conferenza stampa di presentazione e non parteciperò all'inaugurazione del padiglione Italia». Lo ha detto ieri all'inaugurazione del Padiglione Ucraino dove era presente anche la ministra della Cultura di Kiev, Tetyana Berezhna, che ha spiegato: «La Russia ha distrutto più di 2.500 siti del patrimonio culturale. Ciò significa che la Russia vuole cancellare l'identità ucraina».
Oggi l'attenzione si sposta su Israele che inaugura il Padiglione all'Arsenale ed è pronta una mobilitazione Pro Pal contro il padiglione da parte del collettivo «Art Not Genocide Alliance». È atteso anche l'arrivo del vicepremier Matteo Salvini.