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Quando il maestro Toscanini si candidò con Mussolini e Fasci di combattimento

Ci si può permettere di ricordare un suo slancio non di gioventù, come si fa rivelando a tutti un peccato del nonno al pranzo di Natale

Quando il maestro Toscanini si candidò con Mussolini e Fasci di combattimento
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Nessun dubbio sul sincero e certamente motivato antifascismo del maestro Arturo Toscanini, di cui tanto si parla in questi giorni di celebrazione del suo concerto per la rinascita della Scala (bombardata dagli Alleati). E proprio per questo, nel clima di festa con presidente e corazzieri, ci si può permettere di ricordare un suo slancio non di gioventù, come si fa rivelando a tutti un peccato del nonno al pranzo di Natale. Perché forse non tutti ricordano di quando si candidò con i Fasci di combattimento di cui Benito Mussolini era il capolista.

Erano le elezioni del 1919 e non era passato molto da quel 23 marzo che divenne storico e vide la fondazione del movimento in quel palazzo di Piazza San Sepolcro dove si presentarono ex combattenti, cultori della vittoria mutilata, testosteronici futuristi, interventisti e socialisti delusi come lo stesso Mussolini che misero insieme un programma innervato di anticlericalismo, slanci rivoluzionari, pulsioni nazionaliste e ultrademocratiche con la richiesta di suffragio universale (donne comprese), giornata lavorativa di 8 ore, salario minimo, gestione delle industrie ai sindacati, forte tassazione sul capitale. Il cuore pulsante del Fascismo più rosso. Toscanini se ne invaghì e si candidò. Non prese i voti necessari per essere eletto e così imboccò una strada diversa.

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