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A Trieste i capolavori della collezione Lokar

Il Civico Museo Sartorio ha allestito in due sale 550 porcellane provenienti da 80 manifatture europee che raccontano la nascita e l'evoluzione di quest'arte dal '700 ad oggi. La città ringrazia la donazione di un grande imprenditore collezionista

A Trieste i capolavori della collezione Lokar

C’è una passione che cresce in silenzio, lontano dai riflettori, attraversando decenni di studio, di scelte attente, di ricerche minuziose. E poi, a un certo punto, quella passione smette di appartenere solo a chi l’ha coltivata e diventa patrimonio collettivo. È ciò che accade a Trieste con la Collezione Lokar, da poco inaugurata al Civico Museo Sartorio: una delle più ricche e articolate raccolte di porcellana europea del Settecento oggi accessibili al pubblico in Italia. Nelle due sale appositamente riallestite del museo, oltre mezzo secolo di collezionismo trova finalmente una casa stabile e condivisa con più di 550 pezzi, provenienti da circa 80 manifatture europee e che raccontano la nascita e l’evoluzione della porcellana nel Vecchio Continente, dal primo esperimento riuscito in Germania nel 1709 fino alla piena maturità del linguaggio barocco e rococò.

Un percorso che non è solo storico o stilistico, ma anche profondamente biografico. «Ho sempre pensato che collezionare non significhi accumulare, ma scegliere», racconta Giovanni Lokar. «Ogni oggetto entrato nella raccolta doveva avere qualcosa da dire, non solo per la sua bellezza, ma per la storia che portava con sé». Una filosofia maturata in sessant’anni di acquisizioni, condivisa con la moglie Sonja Polojaz, che oggi si traduce in una donazione capace di elevare il Museo Sartorio a riferimento internazionale per lo studio della porcellana europea. L’allestimento, sobrio ed elegante, è stato concepito per dialogare con gli ambienti ottocenteschi della casa museo, ricreando un’atmosfera insieme evocativa e contemporanea. Le teche non impongono distanza, ma invitano all’osservazione ravvicinata: tazze con piattino, piatti, caffettiere, teiere, piccoli gruppi scultorei. Tra questi, prevalgono le tazze, scelte da Lokar per la loro capacità di offrire superfici ideali alla pittura e alla doratura. «Nella tazza», spiega il collezionista, «la porcellana esprime tutta la sua intelligenza: è un oggetto intimo, quotidiano, ma anche il più raffinato banco di prova per decoratori e doratori».


Il cuore della collezione è il Settecento europeo, documentato in una varietà senza precedenti. Dalla Germania all’Italia, dalla Francia alla Danimarca, dall’Inghilterra alla Russia, passando per la Spagna e la Boemia, ogni manifattura è rappresentata almeno da un esemplare. Un dato che rende la Collezione Lokar la più completa, in termini di varietà produttiva, nel panorama europeo del secolo. Particolare attenzione è riservata alle manifatture degli stati del Sacro Romano Impero, oltre trenta, ciascuna con un’identità ben definita. «Mi ha sempre affascinato», osserva Lokar, «il modo in cui centri anche piccolissimi riuscissero a sviluppare un linguaggio proprio, spesso riconoscibile a colpo d’occhio. È una geografia artistica fatta di differenze sottili, ma decisive». Emblematica è la centralità della manifattura Du Paquier di Vienna, primo grande amore del collezionista. Le sue porcellane, caratterizzate da un equilibrio perfetto tra opulenza decorativa e grazia formale, riflettono quella duplice anima mitteleuropea che è anche cifra profonda di Trieste. «Trieste è sempre stata sospesa tra mondi diversi», afferma Lokar. «Collezionare Du Paquier per me significava riconoscere quella tensione tra rigore e libertà che sento appartenere anche alla mia città». Accanto alla produzione viennese, emerge con forza il nucleo italiano, in particolare quello veneziano. Il primo acquisto di porcellana italiana fu un piattino della manifattura Vezzi: un oggetto che ancora oggi Lokar ricorda come decisivo. «Mi colpì subito», racconta, «per la sua capacità di reinterpretare Meissen e Vienna con uno spirito tutto lagunare, più libero, meno vincolato alla ripetizione». Da lì, l’attenzione si è estesa alle rarissime Hewelcke, alle raffinate Cozzi e a tutte le manifatture venete, comprese quelle minori, spesso trascurate dalla storiografia.


Di straordinario rilievo è anche il corpus delle porcellane Ginori, con esemplari che dialogano direttamente con la produzione viennese, dimostrando quanto gli scambi stilistici fossero intensi e continui. Accanto a queste, un importante nucleo di porcellane araldiche, decorate con stemmi nobiliari, racconta il ruolo della porcellana come strumento di rappresentanza sociale. Fragili oggetti destinati all’esibizione più che all’uso, commissionati anche a Meissen da famiglie veneziane tra il 1730 e il 1750. Un capitolo a parte merita la sezione dedicata agli Hausmaler, i pittori “a domicilio” che, nei primi decenni del Settecento, decorarono porcellane già cotte, portando sulla nuova materia soggetti e tecniche derivate dal vetro e dalla maiolica. Figure itineranti, spesso poco note, ma decisive per la diffusione di gusti e modelli in tutta Europa. Tra loro spicca Jacob Helchis, nato a Trieste, definito “primo fra i virtuosi di pitturare le porcellane”. «Scoprire Helchis», confessa Lokar, «è stato come ritrovare un tassello perduto della storia artistica della città».


L’importanza dell’operazione è stata sottolineata anche dalle istituzioni. Secondo l’assessore comunale alla Cultura e al Turismo Giorgio Rossi, l’ingresso della Collezione Lokar «pone il Museo Sartorio al livello delle più prestigiose collezioni ceramiche italiane ed europee», accrescendone l’attrattività e il ruolo scientifico. Un riconoscimento che conferma la capacità di Trieste di valorizzare il proprio patrimonio attraverso alleanze virtuose tra pubblico e privato. A fare da palcoscenico per la Collezione Lokar è un luogo che già di per sé racconta una storia di gusto, rappresentanza e identità: la Casa Museo Sartorio. La villa, situata in largo Papa Giovanni XXIII, fu costruita nel Settecento e trasformata nel corso dell’Ottocento in elegante dimora borghese dalla famiglia Sartorio, protagonisti della vita economica e culturale triestina. Gli interni conservano ancora oggi arredi, dipinti, sculture e oggetti decorativi che restituiscono l’atmosfera di una residenza altoborghese, sospesa tra cultura italiana e influenze mitteleuropee. Donata al Comune di Trieste nel 1948, la casa è diventata museo d’ambiente, mantenendo intatto il carattere domestico e narrativo degli spazi. Non un semplice contenitore, ma un organismo vivo, capace di dialogare con le collezioni ospitate. In questo senso, l’arrivo della Collezione Lokar appare quasi naturale: una passione privata che trova posto in una casa che è essa stessa memoria privata divenuta bene pubblico.


«Oggi vedere questi oggetti al Sartorio», dice con orgoglio Lokar, «è come restituirli a un contesto che li comprende. Non potevo immaginare luogo più adatto. La porcellana nasce per essere abitata dallo sguardo, non rinchiusa. Qui, finalmente, può raccontare la sua storia».

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