Assalto con petardi alla «Gay street» Un video incastra due giovani naziskin

RomaLa musica che esce attutita dai bar, fa da sottofondo ai cocktail e alle chiacchiere. La spola allegra lunga la via corta e stretta, la rabbia dei residenti per il caos di sempre, protetto dalla sagoma massiccia del Colosseo illuminato. Poi, però, le note stonate, la paura che esplode. Due fischi e due botti davanti a un locale, colpi secchi e urla, panico e fuga di massa. Sirene, tempestive, di polizia, carabinieri e ambulanza. Martedì notte, ore 23.40, via di San Giovanni in Laterano: è l’assalto alla «gay street» capitolina, il quarto raid contro gli omosessuali in due settimane esatte.
Dopo le botte al cantante Emilio Rez, i colpi di testa e di lama di «Svastichella» e le (poche) fiammate della discoteca «Qube», arriva la ferita al cuore locale della movida gay, per fortuna lieve, senza cicatrici incancellabili. Causate da due petardi, gli stessi che si usano per salutare il nuovo anno, accesi da due ragazzi con l’accento romano e i capelli rasati, di corporatura normale e un’età compresa tra i 18 e i 20 anni. Arrivati a piedi e scappati allo stesso modo, inseguiti ma solo per un po’, «perché temevamo che potessero avere dei coltelli, che potesse finire molto peggio», come ci racconta un testimone. Il bilancio parla di un motorino danneggiato, un giovane con un’escoriazione a un orecchio e minuti infiniti di terrore, che si rintraccia ancora nei racconti incerti di chi c’era.
«Stiamo ascoltando e confrontando tutte le versioni, contiamo di ottenere ulteriori elementi dalle telecamere di sorveglianza e abbiamo già qualche sospetto», assicura senza sbilanciarsi il tenente colonnello Antonino Buda, a capo della compagnia dei carabinieri della vicina piazza Dante, tra i primi a essere arrivati sul posto. Tre in particolare le persone che avrebbero fornito elementi utili per restringere il campo delle indagini e tracciare un identikit, mentre la Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti. L’ipotesi di reato è detenzione e lancio di ordigni esplosivi.
Il Campidoglio, intanto, ha deciso di prendere di petto il problema e già ieri mattina ha sfornato un pacchetto di misure per rendere più sicura l’area: una zona notturna a traffico limitato accessibile soltanto ai residenti e soprattutto un mix calibrato di vigilanza pubblica e privata, quest’ultima pagata direttamente dai titolari dei ristoranti e dei bar della strada, oltre a steward per garantire il decoro della via.
Sul fronte politico, il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha annunciato il varo di un provvedimento che includerà «un’aggravante per reati con finalità di discriminazione per l’orientamento sessuale», una misura reclamata a gran voce dalle organizzazioni omosex. Il sindaco Gianno Alemanno, da Lourdes, ha invece stigmatizzato l’episodio, sottolineando un rischio «di emulazione negativa sul quale bisogna stare molto attenti». Il 23 settembre ci sarà una fiaccolata contro ogni forma di violenza e intolleranza, ma già ieri sera la «gay street» è tornata a riempirsi di gente: gli omosessuali hanno organizzato un lungo presidio per chiedere diritti e, più di tutto, sicurezza.

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