Curare non è somministrare un farmaco, ma prendersi cura della dignità che resta, del "ritmo fragile" di chi vive con la demenza. Noi mettiamo al centro la relazione, lo strumento terapeutico più potente”. Fabio Spagnoli è il Responsabile di San Giuseppe sognatore, un Centro diurno Alzheimer (CDA) di eccellenza gestito a Roma da Medihospes, una grande cooperativa sociale - oltre 6mila operatori specializzati, 5 milioni di ore di lavoro ogni anno e 22mila persone assistite quotidianamente - aderente al Consorzio La Cascina. Il tema rilevantissimo che Spagnoli propone si chiama CNF, cure non farmacologiche, per chi soffre di Alzheimer: “stimolano sinergicamente cervello, cuore, anima rallentando il declino funzionale e restituendo dignità e serenità alla persona”. Facciamo chiarezza. L’ambito delle CNF è ampio, parliamo di interventi psicologici, relazionali, sensoriali e ambientali che migliorano la qualità della vita del paziente senza ulteriori farmaci, e questo vale per demenze e Alzheimer, disturbi del comportamento e ansia geriatrica, depressione e isolamento sociale, disturbi dello spettro autistico ma anche per diabete, obesità, malattie cardiovascolari, ictus, Parkinson, disabilità fisica… la lista non è esaustiva.
Che cosa si fa, dunque, in un CDA di Medihospes? “Tanti percorsi personalizzati” riprende Spagnoli, “per toccare ogni corda dell'umanità dell'ospite”. Come i laboratori per l'attenzione e la coordinazione, “il Club del Cucito, Compagno Acquarello, Profumi di Sapone, Laboratori di Cucina, Tecnologia complice “Laboratori di uso device per la stimolazione cognitiva”, nomi immaginifici ma pieni di concretezza per la salute di ogni paziente; “Mercatino Rionale, Musico Terapia, Caffè Cognitivo-Relazionale” cioè socializzazione come antidoto all'isolamento, Terapia della bellezza (la capacità di provare emozioni davanti al bello resta intatta fino alle fasi avanzate della patologia); “Territorio amico”, ovvero uscite collettive per continuare ad essere un cittadino e una persona in piazza, al museo, al bar, alla festa parrocchiale; “Connessioni generazionali” con i ragazzi del quartiere; "Canto della Memoria", con tecniche di reminiscenza per riattivare ricordi autobiografici e identità profonda; “Stimolazione Sensoriale e Giardino dei Sensi”, cioè spazi verdi esterni con percorsi in sicurezza , appositamente progettati e stimoli sensoriali (tutti e 5) per bypassare il deficit cognitivo e parlare direttamente all'emotività; si usano poi strumenti visivi ed emoticon per condividere stati d'animo ormai senza parole; video montaggi delle giornate trascorse in CDA, per dare senso e ritmo al vissuto.
Non mancano ballo e giochi di carte, centrali per coordinazione motoria e convivialità. “Tutto in alleanza con i caregiver” specifica Spagnoli, “non esiste cura della persona senza il supporto e la cooperazione con chi l’aiuta ogni giorno”.
Sulle CNF non esistono numeri consolidati, rapporti regionali e del Ministero della Salute stimano che oltre 250.000 persone in Italia le ricevano. All’Istituto Superiore di Sanità parlano di un bacino complessivo di bisogni che tocca i 6 milioni.
E la loro efficacia clinica? Medihospes ha un giudizio esperto: netta diminuzione di ansia e agitazione; più azioni quotidiane autonome, maggiore "presenza" cognitiva (che rallenta il decadimento clinico); il “ritorno all’abbraccio” con i familiari (meno ostacolato dalla nebbia cognitiva); un aiuto al Welfare grazie a meno ospedalizzazioni e posticipo del ricovero in RSA.
Conclude Spagnoli: “La demenza toglie molto, ma non tutto. Medihospes cerca di proteggere ciò che resta dietro lo sguardo dei nostri ospiti. A san Giuseppe Sognatore ogni piccolo progresso è la vittoria di una comunità”.
Si può fare stabilmente e per tutti? Sì, con due premesse: nuovi tavoli di lavoro con esperti, famiglie e tecnologie per un ecosistema di cura più integrato, cure non farmacologiche che entrino nei Livelli Essenziali di Assistenza che il nostro sistema sanitario garantisce. A tutti.