Leggi il settimanale

In Italia è boom del Crémant, l’altra bollicina francese

In quattro anni il mercato nazionale dei metodi classici transalpini cresciuti all’ombra dello Champagne è cresciuto da 450mila a 2,5 milioni di bottiglie. Merito della qualità del prodotto e della maggiore accessibilità economica. La storia di un prodotto frammentato in otto regioni produttive e in altrettanti stili e il ruolo di Les Grands Chais de Grance, leader del mercato di questa tipologia

In Italia è boom del Crémant, l’altra bollicina francese
00:00 00:00

C’è una categoria di vini francesi che negli ultimi anni ha smesso di vivere all’ombra dello Champagne e ha iniziato a costruirsi una traiettoria autonoma. Il Crémant, Metodo Classico francese prodotto fuori dalla regione simbolo delle bollicine, cresce senza troppo rumore ma con numeri difficili da ignorare: oltre 100 milioni di bottiglie vendute nel mondo ogni anno. Non è più un’alternativa economica, ma una proposta con identità propria, che intercetta un pubblico sempre più ampio.

Anche l’Italia si è accodata al trend, e con una certa rapidità. In quattro anni il mercato è passato da 450 mila a oltre 2,5 milioni di bottiglie, per un valore complessivo di circa 13 milioni di euro. Una progressione netta, che racconta un cambio di abitudini: il consumatore italiano, storicamente legato alle bollicine nazionali, sembra oggi più disposto a esplorare etichette d’Oltralpe, soprattutto quando il rapporto qualità-prezzo regge il confronto.

In questo scenario si muove con decisione Les Grands Chais de France, protagonista di una crescita che ha pochi equivalenti. Il gruppo ha chiuso il 2025 sfiorando il milione di bottiglie vendute in Italia, pari a circa un quarto dell’intero mercato del Crémant nel Paese. Un peso specifico rilevante, che si consolida anche nei primi mesi del 2026: +44% nel primo trimestre, con 250 mila bottiglie contro le 170 mila dello stesso periodo dell’anno precedente.

“I numeri confermano che l’Italia è un mercato strategico”, spiega Romina Romano, country manager del gruppo. La crescita non sorprende più di tanto: la cultura del Metodo Classico è radicata e il consumatore riconosce il valore di produzioni che, pur restando accessibili, mantengono standard qualitativi elevati. È qui che il Crémant trova spazio, senza forzature.

Il punto di forza del gruppo francese è anche strutturale: è l’unico produttore presente in tutte e otto le denominazioni di Crémant, con 19 milioni di bottiglie commercializzate nel 2025. Una copertura completa che si traduce in leadership diffuse: dal 38% dei Crémant de Bordeaux al 34% della Loira, passando per Jura, Die e Alsazia. Numeri che raccontano una strategia industriale più che una semplice operazione commerciale.

Il termine stesso, Crémant, aiuta a capire il posizionamento. Deriva dal verbo “crémer”, “coprirsi di crema”, e richiama un’effervescenza più delicata rispetto al mousseux tradizionale. In origine, in Champagne, indicava vini con una pressione inferiore, capaci di produrre una spuma più morbida, meno aggressiva. Un dettaglio linguistico che oggi diventa cifra stilistica: bollicine più misurate, meno esuberanti, spesso più versatili a tavola.

La geografia del Crémant è ampia e frammentata, distribuita in otto regioni francesi che funzionano come altrettanti microcosmi produttivi. Alsazia, Borgogna e Loira sono le aree più riconoscibili, con stili che oscillano tra freschezza immediata, struttura e tensione acida. Più laterali, ma non meno interessanti, Jura e Savoia, dove vitigni autoctoni e condizioni climatiche specifiche restituiscono vini più identitari. A sud, Limoux e Die giocano su tradizioni antiche e profili più aromatici, mentre Bordeaux rappresenta una declinazione meno nota, che integra varietà locali in chiave spumante.

In tutte queste aree il metodo resta invariato: rifermentazione in bottiglia, affinamento sui lieviti per almeno nove mesi, controllo rigoroso del processo. Cambiano però le uve e, di conseguenza, il risultato nel bicchiere. Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco e Chenin Blanc sono i riferimenti principali, ma sono le varietà locali – Jacquère, Mauzac, Clairette – a determinare le sfumature più interessanti.

Il successo del Crémant passa anche da qui: un equilibrio tra standard produttivo e varietà espressiva. Una categoria abbastanza ampia da offrire alternative, ma sufficientemente codificata da garantire riconoscibilità. Nel portafoglio di Les Grands Chais de France questa diversità si traduce in una gamma estesa: versioni classiche, biologiche, vegane, fino a etichette senza solfiti aggiunti. Una segmentazione che intercetta sensibilità diverse senza snaturare il prodotto.

Il punto, alla fine, non è più stabilire se il Crémant sia o meno un’alternativa allo Champagne. La questione si è spostata: oggi è un segmento autonomo, con un proprio spazio di mercato e un’identità che non ha bisogno di confronti diretti.

I numeri lo confermano, ma è soprattutto il comportamento del consumatore a dirlo. Meno fedeltà alle denominazioni iconiche, più attenzione al contenuto reale della bottiglia. Una trasformazione lenta, ma ormai evidente. E difficilmente reversibile.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica