Antonella Viola, la prof che ogni sera ci inocula la dose di onniscienza

Passare da immunologa a opinionista tv è facile come bere un bicchiere di vino. Fenomenologia di una tuttologa di charme

Antonella Viola, la prof che ogni sera ci inocula la dose di onniscienza

Non ce la toglieremo facilmente dai pixel. Fedele all’incoerenza per cui, a inizio pandemia, criticava gli scienziati presenzialisti, ora che l’emergenza è finita Antonella Viola è in televisione persino più di prima. Facendo cadere, disdicevolmente, le barriere tra competenza e onniscienza (s.m.: «Boriosa presunzione di sapere tutto»), ed è diventata una tuttologa. Quando perdi l’autorevolezza devi guadagnare in visibilità. Poi, immaginati: da Covidologa a vinologa è facile come bere un bicchiere d’acqua.
Contro l’immunologa Antonella Viola, come si diceva del virus quando scattò il lockdown, «Sarebbe necessario adottare delle misure di contenimento, prima che sia troppo tardi».
Del resto, prestissimo, è diventata una delle attrazioni irrinunciabili del grande circo dell’Italia dello Zoom. Presenza fissa da remoto, Antonella Viola – un cliché prima che un’immunologa, un brand più che una divulgatrice – è perennemente sugli schermi. Diva e vegeta. I virus hanno bisogno di un ospite per replicarsi, le televisioni dei virologi come ospiti. E così Antonella Viola ha fatto il giro delLa7 chiese, da Omnibus a Piazzapulita, dal mattino a sera orario continuato - charme, vademecum igienico-sanitari, buon senso comune e sociologia spicciola - non disdegna la Rai, passa spesso in radio; è attivissima su Facebook, collabora con i giornali, partecipa a festival, è intervistata, pubblica libri, arriverà un podcast. Tecnicamente è una biologa, neanche medico, ma mediaticamente è specializzata in Virologia, e va bene; in Cronaca bianca, rosa e nera (dalla sanità ai femminicidi), in Politica (in quota televisiva Pd), Esteri (è esperta di geopolitica e guerre), Economia (parla volentieri di accise e Mes), Cultura (chi non può parlare di Cultura?), Hobby (più o meno tutti), Sport (sì, parla anche di quello), Salute (a parte la cazzata sul vino), Programmi tv (in buona parte occupati da lei) e Tempo libero, di cui evidentemente abbonda. Le manca il Meteo e l’Oroscopo, campi peraltro che con la Scienza, a volte, condividono l’inaffidabilità.
Biologa affidabile, affabile, cortese, molto suscettibile, perfezionista e spavalda per nascondere l’insicurezza – sarà un po’ la sindrome di medico mancato, un po’ l’ossessione per la messa in piega sempre perfetta – Antonella Viola è stata la prima dose di scienziati inoculata in tv. Poi, detronizzata dal ritorno della normalità, si è dovuta, purtroppo, reinventare. E persino Aldo Grasso, suo adepto del prime time, si è ricreduto: «Quando l’ho sentita esaltare Santoro e Lerner come miti della sua giovinezza televisiva mi è caduto un mito. Ho capito che ormai aveva imboccato la strada dell’opinionismo».
Non è un’opinione ma un fatto, Antonella Viola parla di cucina, sesso, gender, Qatargate, ricostruzione della Sinistra. Lilli Gruber chiede ad Antonella Viola cosa ne pensa di Eugenia Roccella e della linea Meloni sull’aborto. A Dimartedì Antonella Viola disputa di fascismo e del pericolo che l’Italia diventi come l’Ungheria. Antonella Viola che sostiene, contro l’Accademia della Crusca e il Cerimoniere di Palazzo Chigi, che è un errore usare l’articolo «il» da parte del Presidente Meloni. Antonella Viola che discute di crisi energetica a Otto e mezzo. Antonella Viola, ormai inarrestabile, dice la sua sulle concessioni balneari, poi spiega le ragioni dell’escalation del conflitto ucraino, quindi è chiamata a commentare la cattura di Matteo Messina Denaro. E comunque l’immunologa Antonella Viola che parla del caro benzina non si può sentire. Sulla morte di Pelè invece ha lasciato intervenire Claudia Fusani perché lei era casa a infornare la torta Pazientina.
Come recita il vecchio adagio, «Vedere tanta tv fa male ma andarci troppo fa peggio». E il problema non sono neanche i gettoni di presenza.
Ma non era la Viola, un anno fa, a scrivere che Massimo Cacciari e Giorgio Agamben non potevano parlare di virus e vaccini, perché sono due filosofi?
Comunque, Antonella Viola ieri sera ha detto che sul caos plusvalenze in Serie A e la riforma del diritto sportivo scriverà un articolo sulla Stampa domani, mentre oggi sta ultimando quello sulle riforme costituzionali. Ma se vi interessa è disponibile anche per compleanni, comunioni e matrimoni in conference call.
Pico De Paperis, l’insigne tuttologo, è plurilaureato a Paperopoli. Antonella Viola in Scienze Biologiche all’Università di Padova; poi la voce curriculare, come avverte Wikipedia (che per noi giornalisti approssimativi è la fonte primaria) diventa «evasiva», la rilevanza dei premi «non chiara», le note «insufficienti», i toni «celebrativi». Ma fatti una foto mentre bevi uno Spritz al Pedrocchi!
Padovana di rinascita, tarantina di nascita, 53 anni, un marito – oggi acceso militante Pd che si fa fotografare con le bandiere di partito sotto il ritratto di Enrico Berlinguer, in gioventù vicino al Fronte della Gioventù – due figli, una prestigiosa agenzia milanese che le gestisce il soprannumero di impegni, cinque libri in due anni, dalla Mondadori di Berlusconi alla Feltrinelli di cui è membro del Consiglio di amministrazione, erre moscia e antimeloniana dura, Antonella Viola, per la quale dopo un editoriale sulla parità di genere è in predicato un posto in quota rosa tra le statue del Prato della Valle a Padova, è una benemerita cittadina. Ordinaria di Patologia generale al Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova, per cinque anni è stata la Direttrice scientifica dell’Istituto di Ricerca pediatrica «Città della Speranza». Poi due mesi fa si è dimessa, ufficialmente «per tornare a fare ricerca», ma nei corridoi si dice che la separazione non è stata amichevole. Lei puntava a diventare amministratore delegato. Ma queste sono bassezze di chi punta alla crescita del proprio interesse o all’ego, non allo spirito di squadra e alla crescita dell’ambiente lavorativo...
Lavoratrice indefessa, elegante, autorevole, secchiona, una spennellata di vanità («Diciamo che essere una bella donna in tv aiuta), amicizie fra l’intellighenzia dei salotti buoni, un cluster di proposte di matrimonio portatole dalla fama e dall’audience, milf, metodica e mondana, ma culturalmente impegnata «Ah, oltre a leggere, suono anche la chitarra e scrivo canzoni!» - Antonella Viola si è perfettamente calata nel ruolo di Professoressa professorina. Anche troppo. Ma a Lilli Gruber piace così.
Momenti cult. Quando il suo acerrimo concorrente Matteo Bassetti, a Report, ha ricordato che Antonella Viola «fa un mestiere importantissimo, ma non è un medico». Quando, a Fuori dal coro, Mario Giordano ha brindato alla professoressa Antonella Viola che ha detto: «Chi beve vino ha il cervello più piccolo», Cin cin.

Quando Daniele Capezzone, a Controcorrente, ha informato la professoressa Viola che nonostante Winston Churchill avesse un regime alcolico abbastanza duro ha sconfitto i nazisti, vinto la guerra mondiale e preso un Nobel.
Ma in fondo la «variante Viola» è stata individuata dai media e dal grande pubblico soltanto tre anni fa. Farà a tempo a vincere anche quello.

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