La crisi tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice di Venezia si chiude con uno strappo netto. Con una nota ufficiale, il sovrintendente Nicola Colabianchi ha annunciato l'annullamento di «tutte le collaborazioni future» con la direttrice d'orchestra, che avrebbe dovuto assumere l'incarico di direttore musicale a partire dal prossimo ottobre.
Una decisione maturata al culmine di sette mesi di tensioni, e accelerata sottolinea la Fondazione dalle «reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche» della direttrice, giudicate offensive nei confronti dell'orchestra e incompatibili con i principi dell'istituzione.
A inasprire definitivamente il clima è stata un'intervista rilasciata il 23 aprile al quotidiano argentino La Nación. Venezi ha attribuito le resistenze alla paura del cambiamento, parlando di un'orchestra legata a dinamiche «ereditarie» e poco incline al rinnovamento. La direttrice ha rivendicato la propria posizione: «Anche Diego Matheuz la diresse a soli 26 anni, per quanto era un protetto di Abbado. Io non ho padrini, questa è la differenza, non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un'orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio».
Ha poi lamentato l'assenza di strategie per coinvolgere i giovani e sviluppare collaborazioni con realtà come Biennale e Festival del Cinema. Il riferimento cade in settimane già delicate per la Biennale, tra polemiche internazionali e l'assenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli all'apertura della 61esima Esposizione d'Arte.
Le parole di Venezi hanno provocato una reazione dura da parte della Fondazione. Colabianchi ha respinto le accuse, difendendo la qualità e la disponibilità dell'orchestra. Lo stesso Giuli ha espresso sostegno al sovrintendente, definendo la decisione autonoma e auspicando che possa «sgomberare il campo da tensioni e strumentalizzazioni, nell'interesse del Teatro e della città di Venezia».
La vicenda affonda le radici nella nomina di Venezi, annunciata lo scorso settembre senza un previo confronto con l'orchestra. Da allora il teatro veneziano è stato attraversato da proteste: sit-in, manifestazioni simboliche durante i concerti, prese di posizione pubbliche e un clima sempre più teso.
Nel frattempo, alcuni segnali avevano già fatto emergere la fragilità della situazione: tra questi, l'assegnazione del concerto di Capodanno - ovvero uno degli appuntamenti di punta della stagione - ad altri direttori e il protrarsi di uno scontro che ha finito per oscurare qualsiasi progetto artistico. Perché di musica e di scelte artistiche mai s'è parlato.
Dall'orchestra, in più occasioni, si è escluso che le ragioni del dissenso fossero politiche (Venezi sta a destra) o anagrafiche (36 anni), sottolineando invece la mancanza di condivisione e di costruzione di un rapporto professionale elemento essenziale tra podio e musicisti.
La conferma della nomina, lo scorso marzo, aveva già provocato dimissioni all'interno del consiglio d'indirizzo. Sullo sfondo, anche il passo indietro di Domenico Muti dall'incarico di consulente esterno per le tournée, maturato in un clima reso ancora più teso dalla posizione neutrale espressa dal padre, Riccardo Muti.
Si chiude così una delle vicende più controverse degli ultimi anni nel panorama lirico italiano. Un conflitto in cui, per mesi, si è parlato di tutto governance, comunicazione, equilibri interni tranne che di musica. Resta ora aperta la questione centrale: ricostruire un rapporto di fiducia tra sovrintendenza a un certo punto finita nel mirino delle contestazioni e maestranze, condizione imprescindibile per il futuro della Fenice, insieme al nodo di chi ne assumerà la guida musicale.
Quanto a Beatrice Venezi, resta difficile immaginare come avrebbe potuto salire sul podio di un'orchestra ormai dichiaratamente ostile: dirigere senza riconoscimento reciproco è impresa che storicamente non regge, e non sono mancati casi illustri, anche alla Scala, conclusi con un passo indietro.
Resta però agli atti il successo ottenuto a gennaio a Pisa con Carmen: teatro esaurito, applausi convinti, orchestra e pubblico allineati. Lì, semplicemente, si è tornati a parlare di musica. Forse non è un dettaglio. Forse bisogna approfondire.