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Immigrazione, il pragmatismo italiano in Ue premia: ingressi irregolari giù del 40%

I dati Frontex del primo quadrimestre 2026 confermano la netta diminuzione degli arrivi: 28.500 quest’anno contro gli oltre 47.000 del 2025 nello stesso periodo

Immigrazione, il pragmatismo italiano in Ue premia: ingressi irregolari giù del 40%
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Il tema dei migranti è stato per anni relegato a contorno dell’agenda dell’Unione europa. Questo almeno fino all’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi nel 2022, quando è tornato a essere centrale e fondamentale. La maggior parte dei Paesi si sono posti sulla scia italiana, che ha indicato la via per la gestione più concreta e pragmatica dei flussi migratori, intesi anche come rimpatri. L’Europa ha guardato, e continua a guardare, con grande interesse agli accordi che l’Italia ha stretto con i Paesi di partenza ma anche a quelli per i Cpr delocalizzati. Il Patto Italia-Albania, infatti, è alla base del nuovo patto sulle migrazioni che include anche gli accordi con i Paesi terzi per i rimpatri. Considerando questo scenario, i dati che oggi vengono forniti da Frontex sugli arrivi in Europa non stupiscono, perché c’è stato un cambio di paradigma nella gestione, quasi una rivoluzione, che ha inevitabilmente portato a un drastico calo degli ingressi irregolari.

Dai dati preliminari di Frontex, infatti, emerge che il numero di attraversamenti irregolari delle frontiere verso l'Unione Europea ha continuato a diminuire nei primi quattro mesi del 2026, con un calo del 40% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Si è passati dai circa 47.500 del primo quadrimestre del 2025 ai 28.500 circa di quest’anno, con una forte riduzione che è anche il risultato, come spiega anche Frontex, della costante cooperazione con i Paesi partner e delle misure preventive adottate nei principali Paesi di partenza. Ha incidenza anche il meteo, con oggettive difficili condizioni meteorologiche all'inizio dell'anno. Non sono comunque dati sui quali “sedersi”, perché ci sono stati circa 1200 morti dall’inizio dell’anno e poi anche perché la crisi bellica del Medioriente ha reso ulteriormente instabile un fazzoletto di Pianeta già coinvolto nella rotta dei migranti. Il conflitto ha causato lo sfollamento di un gran numero di persone in tutta la regione e la persistente instabilità in Libano desta particolare preoccupazione, così come il rischio di partenze via mare verso Cipro e altre destinazioni del Mediterraneo, tra le quali, ovviamente, anche l’Italia.

Stando ai dati di Frontex, il Mediterraneo centrale è stata la zona più trafficata, con 8.500 arrivi registrati, in calo del 46% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, in conseguenza del fatto che la Libia è stato l’hub di partenza più sfruttato. Le nazionalità di cui si sono registrati il maggior numero di ingressi irregolari sono il Bangladesh, la Somalia e il Sud-Sudan. Il Pakistan, però, è entrato nelle lista dei Paesi sicuri dell’Unione europea, pertanto i migranti provenienti da quel Paese sono soggetti a rimpatrio rapido d’ora in poi.

Il Mediterraneo occidentale è stata l'unica rotta principale a registrare un aumento, con circa 5.200 rilevamenti, in crescita del 50% su base annua. L'Algeria è rimasta il principale Paese di partenza in direzione della Spagna e, in misura minore, della Sardegna.

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