Gentile Feltri,
l'attore Massimo Boldi non sarà uno dei tedofori di Milano Cortina 2026 su decisione del comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali, infastidito da una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, in cui Boldi ha detto: «Io tedoforo, ma lo sport è la figa. Altro che neve, amo l'aperitivo». Espressioni che hanno scandalizzato perché considerate «incompatibili con i valori olimpici e con i principi che guidano il lavoro del comitato organizzatore», secondo cui «portare la fiamma olimpica rappresenta un privilegio e una responsabilità, e richiede che le persone selezionate incarnino e promuovano i valori di rispetto, unità e inclusione, fondamenti del movimento olimpico e condizioni essenziali per la partecipazione alla staffetta». Bla bla bla. A me sembra una grande ipocrisia e pure una ingiustizia nei confronti di Boldi. Lei cosa ne pensa?
Riccardo Broletto
Caro Riccardo,
mi rendo conto che oggi, per sopravvivere nel dibattito pubblico, servirebbe più del casco: servirebbe un bavaglio. O meglio: servirebbe un dizionario autorizzato, una lista di parole concesse e un'altra di parole proibite, con annesso tribunale morale pronto a impiccarti in piazza se ti scappa una battuta.
Massimo Boldi è stato estromesso dalla lista dei tedofori di Milano-Cortina per una frase detta in un'intervista: «Il mio sport è la figa. Altro che neve, amo l'aperitivo». Ora: io posso anche capire che l'espressione sia volgare, e posso perfino concedere che avrebbe potuto scegliersi una frase più elegante. Ma qui non siamo davanti a un insulto, né a un incitamento alla violenza, né a un gesto ignobile. Siamo davanti a una sparata, una battuta da bar, esattamente nello stile di Boldi, che da quarant'anni fa Boldi, non il professorone del Galateo. E allora la domanda è: da quando la comicità dev'essere approvata da un comitato etico?
Da quando l'ironia, persino la più rozza, è diventata un crimine civile? Da quando per portare una fiaccola bisogna prima dimostrare di essere puri, immacolati, inclusivi, educati, perfetti, piegati? Assomigliamo sempre di più ad un regime islamico. Il comitato organizzatore parla di valori olimpici, di rispetto, unità, inclusione. Benissimo. Ma qualcuno mi spieghi dove, in questa frase infelice, ci sarebbe l'oltraggio alle donne. Qual è la donna concreta che sarebbe stata umiliata? Io, francamente, sfido chiunque a dimostrare che una battuta del genere produca un danno reale, un'offesa reale, una violenza reale. Invece so benissimo cosa produce, quello sì, un danno reale: l'isteria moralista. Il clima da inquisizione. La società in cui ogni sillaba viene pesata come se fosse dinamite. Quella società lì non è migliore: è semplicemente più spaventata. Più fragile. Più ipocrita. Perché la verità è che non stiamo diventando più rispettosi. Stiamo diventando più vigliacchi. Ci stiamo abituando all'idea che si debba chiedere scusa per qualunque cosa. Perfino per una battuta. Perfino per un carattere personale. Perfino per un'identità artistica.
Boldi non è un diplomatico dell'Onu. È un comico popolare. È uno che ha costruito la sua carriera su un tipo di umorismo che può piacere o non piacere, ma che appartiene a una stagione culturale italiana in cui si rideva anche del corpo, del desiderio, delle debolezze umane, delle stupidaggini. E non era considerato odio. Era solo una risata. A volte elegante, a volte cafona. Ma risata. Non possiamo pretendere da Boldi che si snaturi, peraltro a 80 anni.
Oggi il progetto è chiaro: vietare l'ironia. Perché l'ironia è pericolosa: mette in ridicolo il potere, e il potere, soprattutto quello morale, non sopporta di essere ridicolizzato. L'ironia sgonfia le pose, scopre le falsità, smaschera le retoriche. E dunque va punita. E qui veniamo al punto più serio: se cominciamo a costruire una società dove non si può più scherzare, non si può più essere spontanei, non si può più essere imperfetti, allora abbiamo perso qualcosa di fondamentale. Non soltanto la libertà di parola. Abbiamo perso la libertà di vivere. Perché vivere significa anche inciampare, esagerare, dire una frase fuori posto, fare una battuta infelice. Significa anche poter sbagliare senza essere crocifissi.
Non si può vivere con la pistola puntata alla tempia del linguaggio.
Non si può vivere con la paura costante di essere cancellati per una frase. Non si può vivere in un mondo dove l'unico tono consentito è quello piagnone, lamentoso, vittimista. E poi, diciamolo: la misura è grottesca anche per un altro motivo. Perché se davvero fossimo ossessionati dai valori, allora dovremmo escludere persone per fatti concreti: truffe, violenze, crimini, condotte vergognose. Invece no, si colpisce una battuta. Perché è più facile. Si colpisce un comico. Si colpisce un uomo di spettacolo che non ha danneggiato nessuno. È il paradosso della nostra epoca: ci si indigna per le parole e si tollera l'inferno dei fatti. Quindi sì, tu hai ragione a parlare di ipocrisia. È ipocrisia. È moralismo. È un perbenismo di plastica, quello che fa grandi proclami e poi non sa più distinguere il vero male dal rumore.
Il
problema non è Boldi. Il problema è una società che, vietando la risata, ci condanna a una sola cosa: piangere. E una società che non sa più ridere è una società già mezza morta. Talmente stupida da prendersi troppo sul serio.