C’è un video che sta facendo il giro del web, ripreso dai canali social di tutto il mondo, e riguarda la manifestazione del 25 aprile, in cui alla brigata ebraica di Milano è stato impedito di sfilare in corteo, mentre venivano sbandierate bandiere di gruppi terroristici tra cui quelle di Hezbollah. Nessuna bandiera italiana, nessun concreto riferimento ai partigiani, ma il tempo per gli insulti c’è stato eccome: “Lunga vita a Hitler”, sono queste le parole urlate dagli antagonisti contro uomini e donne che innalzavano lo striscione con la stella di David.
Sono stati esclusi, presi di mira, insultati, con richiami al dittatore che li ha perseguitati, responsabile del più grande martirio di ebrei nella storia. Li hanno apostrofati con il termine assassini, dimenticando il distinguo tra l’essere ebrei e l’essere fan di Netanyahu.
Li accusano di complicità con quello che loro definiscono genocidio e sono riusciti a mascherare l’antisemitismo dietro la parola “antisionismo”. Il tutto in un clima esacerbato, in cui purtroppo si verificano anche gesti inconsulti come quello avvenuto a Roma, in cui un ventunenne (arrestato nella notte tra il 28 e il 29 aprile), nel medesimo giorno, ha sparato colpi di pistola ad aria compressa contro un uomo e una donna al termine del corteo nei pressi di Parco Schuster.
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