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Maccastorna da paperoni. E Milano è la città più ricca

Il comune lodigiano (70 abitanti, zero bar o banche) è il più agiato. Capoluogo lombardo primo tra i grandi centri

Maccastorna da paperoni. E Milano è la città più ricca
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Maccastorna, nel Lodigiano, è un paese talmente piccolo che non c'è nemmeno un bar. Per bere un caffè bisogna andare al Bar Beatrice a Crotta d'Adda, a meno di un paio di chilometri di distanza, dall'altra parte dell'Adda e in un'altra provincia, Cremona. Secondo Wikipedia ha 70 abitanti ed è 28° nella classifica dei comuni meno abitati d'Italia, secondo Tuttitalia ne ha 68 ed è 22° in ordine di scarsità demografica. Il consiglio comunale è composto da 11 persone, praticamente una su sei, neonati e vegliardi compresi, ha rappresentanza politica. Eppure un simile bruscolino sulla mappa padana porta a casa da ieri il titolo di comune più ricco d'Italia. Secondo l'analisi di Excellera sui dati diffusi dal ministero dell'Economia e Finanza sulle dichiarazioni dei redditi del 2024, ha il reddito complessivo medio più alto di tutti, 72.157 euro, con un aumento del 195,8 per cento rispetto all'anno precedente.

Naturalmente la piccolezza del comune lodigiano spiega la bizzarria: con un campione così limitato di contribuenti, bastano uno o due 730 fuori scala a gonfiare la media. Immaginate la famosa poesia di Trilussa che spiegava la statistica in romanesco («da li conti che se fanno/ seconno le statistiche d'adesso/ risurta che te tocca un pollo all'anno:/ e, se nun entra nelle spese tue,/ t'entra ne la statistica lo stesso/ perché c'è un antro che ne magna due») e che «l'altro» invece che due polli ne avesse cento. A tirar su la statistica di Maccastorna è Matteo Biancardi, allevatore all'avanguardia di bovini della pregiata razza Limousine, tra i pochi in Italia a seguire la linea vacca-vitello: Biancardi prende i vitelli ottenuti dalle sue vacche, li svezza e poi li vende come tori da monta, oppure come capi da ingrasso e il 15 per cento li ingrassa lui stesso e li destina ai macellai della zona. Un meccanismo virtuoso e molto redditizio in termini economici, caso di studio di docenti universitari e veterinari. E oggi consacrato anche dalle statistiche ministeriali.

Dopo «Biancardopoli», in classifica ci sono comuni habitué di questa statistica: Lajatico (Pisa) con 69.476 euro di reddito medio grazie alla presenza del contibuente Andrea Bocelli, Portofino (Genova) con 61.617 (vi risiedono molti ricchi, tra i quali Pier Silvio Berlusconi), Basiglio (Milano) con 53.687, Cusago (Milano) con 43.404, Torre d'Isola (Pavia) con 42.765, Pino Torinese (Torino) con 40.538, Forte dei Marmi (Lucca) con 40.249 e al nono posto Milano, con 40.237 euro di reddito imponibile medio, con un aumento del 3,3 per cento.

Ecco, Milano. Che anche grazie a quartieri come City Life, Duomo-Brera e Sant'Ambrogio domina la classifica di «riccanza» sia tra i capoluoghi di provincia italiani (seconda è Monza con 35.628 euro, terza Bergamo con 34.263, tutte in Lombardia) sia tra le città maggiori: al secondo posto c'è Bologna con 31.448 euro, poi c'è Padova con 31.270 e appena dietro Roma, 124esima a livello nazionale con 31.223 euro. Firenze è alla posizione 209, con un reddito pro-capite di 30.016 euro, poi Torino 353esima con 28.859 euro e Napoli alla posizione 2.449 con 24.332 euro.

Tra i 28 comuni più grandi d'Italia l'ultima posizione spetta a Catania con 23.064. Ma gli etnei possono consolarsi con una granita al gelso con brioche, mentre nella nebbiosa Paperopoli di Maccastorna non possono festeggiare nemmeno con un caffè amaro.

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