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McDonald's chiude in San Babila. Addio allo storico fast food dei paninari

Costi d'affitto troppo alti: lo storico fast food nel cuore di Milano chiude. Il punto vendita aperto nel 1981 sotto le insegne di Burghy era diventato il simbolo di un'epoca

McDonald's chiude in San Babila. Addio allo storico fast food dei paninari

In principio fu Burghy: il fast food che portava il sogno a stelle e strisce nel cuore di Milano. Correva l'anno 1981 e l'America aveva il gusto di un hamburgher mangiato all'ombra della Madonnina. "Troooppo giusto!". Dopo oltre un decennio, in quegli spazi diventati ormai il simbolo di un'epoca e di una generazione, arrivò McDonald's. Così in piazza San Babila, all'angolo tra corso Europa e largo Toscanini, lo spirito dei rampanti anni Ottanta non se n'era mai andato. Era sempre rimasto lì, davanti a quelle vetrine che a modo loro avevano fatto tendenza. Fino a oggi. Ora infatti quello storico punto vendita si appresta a chiudere per sempre i battenti, spegnendo non solo le proprie insegne luminose ma anche i ricordi a esse legate.

McDonald's in San Babila, quando e perché chiude

Presto caleranno le serrande, finirà il sogno (o quel chi di esso ancora rimaneva). Il 6 dicembre prossimo, infatti, il McDonald's di piazza San Babila a Milano chiuderà definitivamente. Il contratto d'affitto era in scadenza e i costi per rinnovarlo - pare - erano troppo alti. A quanto si apprende, poi, la prorietà dell'immobile avrebbe anche prospettato un aumento del canone; una soluzione ritenuta impraticabile. Così, tra pochi giorni, il fast food che da quarant'anni faceva parte del panorama milanese dirà addio ai propri clienti di ieri e di oggi. L'unica buona notizia è quella riservata ai 35 lavoratori del punto vendita in questione, che - fanno sapere i sindacati - avrebbero chiesto e ottenuto un ricollocamento in altri negozi cittadini della nota catena. Ma per i più sentimentali nulla sarà più come prima: quello spazio in pieno centro era diventato, senza nemmeno saperlo, l'emblema di una fenomenologia glocal.

Il ritrovo dei "paninari"

Attorno alle insegne globalizzate che avevano portato gli Usa in San Babila, infatti, si erano sviluppate nuove mode e nuove tendenze. Non solo alimentari. Il Burghy all'angolo tra corso Europa e largo Toscanini era diventato il ritrovo dei "paninari", giovani e giovanissimi che dopo un decennio violento e politicizzato - quello degli anni '70 - diedero vita un'ondata di rimbalzo all'insegna del disimpegno e di un edonismo simpatico, per quanto naif. Tra bomber, piumini, cinture con il fibbione e zainetti griffati, quei ragazzi furono l'espressione di un rinnovato desiderio di vivere il loro tempo e di cavalcare un sogno americano in salsa tricolore. Anzi, milanese. Spensierati, goderecci, cresciuti a pane e tv commerciale: per questo non piacquero mai a una certa sinistra ancora legata alle ideologie più oltranziste e divisive.

La nostalgia degli storici clienti

Oggi quei paninari sono cinquantenni, lavoratori, padri e madri di famiglia che tuttavia non hanno mai dimenticato il periodo vissuto davanti al Burghy di piazza San Babila. Per loro, la chiusura di quello storico punto vendita è un duro colpo. E lo sarà probabilmente anche per i giovani e le famiglie che nei decenni successivi hanno frequentato quel fast food così diverso dagli altri. Dal "Big Burghy" degli anni Ottanta al "Big Mac" di oggi, la ricetta segreta che ha trasformato un luogo in un simbolo non è mai cambiata. È il mix di ingredienti ad aver fatto la differenza e ad aver reso storiche delle semplici vetrine.

Presto davanti a quel negozio sbucherà anche la nuova metro M4 di Milano, quella che collegherà San Babila all'aeroporto di Linate. Ma la piazza, assicurano i nostalgici, non avrà più lo stesso gusto.

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