L'Italia deve superare la tradizionale dicotomia tra grandi opere e interventi locali. È il messaggio lanciato dall'architetto Stefano Boeri durante un evento promosso da Il Giornale e Moneta alla Fondazione Feltrinelli di Milano. «Possiamo intendere le infrastrutture come grandi dispositivi per la mobilità, ma anche come un insieme diffuso di elementi», ha spiegato Boeri, prendendo ad esempio le 57mila scuole sparse per lo Stivale, una rete capillare «che rappresenta una connessione non materiale ma fondamentale per il Paese». Lo stesso vale per pezzi di città ereditati dal secolo scorso, come le caserme. «Sono infrastrutture diffuse sui cui sarebbe interessante fare un sistema unitario», ha detto l'archistar celebre per il Bosco Verticale di Milano e che spinge per un ruolo centrale delle infrastrutture verdi, ossia di soluzioni che valorizzino tutti i vantaggi che la natura può dare a chi abita le città. Non solo in termini di assorbimento dell'anidride carbonica, ma per un impatto diretto sulla qualità della vita urbana. «Si parla troppo poco del ruolo delle foglie nell'assorbire le polveri sottili e ancora meno dell'ombra - ha sottolineato Boeri dimenticando che in piena estate tra una superficie esposta al sole e una ombreggiata può esserci uno scarto di 30 gradi in città come Milano».
Boeri ha snocciolato alcuni numeri sul patrimonio edilizio sparso lungo lo Stivale. Su circa 15 milioni di edifici in Italia, di cui 8 milioni realizzati dopo la Seconda Guerra Mondiale, ben 4 milioni sono da sostituire. «Manca una normativa per una riqualificazione del patrimonio esistente», denuncia l'architetto. Un'ulteriore sfida è conciliare innovazione e tutela del territorio, a partire dai 5mila borghi storici. «Portare la fibra in questi borghi è essenziale taglia corto Boeri - in quanto meritano di essere ripensati come luoghi dove si può abitare e molti giovani cercano queste soluzioni».
La ricetta proposta da Boeri è liberalizzare tutte le trasformazioni d'interni senza alcun vincolo. Sullo sfondo permane anche un ostacolo culturale: «In Italia c'è spesso un muro contro le grandi opere e le innovazioni».