Dal fine vita alla disforia di genere: la Regione Toscana si è lanciata in politiche sanitarie ed etiche di portata nazionale. Ma spesso è scivolata nella più spavalda ideologia di sinistra, che non conosce delicatezza nè rispetto delle fragilità umane. Non tanto sul fine vita, per cui ha ottenuto l’ok della Corte Costituzionale (che ha chiesto di correggere solo qualche passaggio della legge), ma sul cambio di sesso: l’ospedale Careggi di Firenze ha reso l’iter una procedura leggera quanto quella per un trattamento estetico. Pensando siano sufficienti cinque sedute dallo psichiatra per decretare che un minorenne sia pronto al farmaco blocca crescita. Sul tema è quasi pronto un decreto (nazionale), scritto assieme a un pool di medici, per correggere il tiro e far ritornare la disforia in mano alla scienza, levandola da quelle della politica. Forse così la giunta regionale tornerà ad occuparsi di temi più vicini, reali. E urgenti, a cominciare dal mega deficit delle Asl, che potrebbe ammontare a 100 milioni. Da correggere c’è poi una grossa anomalia: mancano medici, manca personale ma in Toscana ci sono 2.142 primari, cioè uno ogni 4,8 posti letto. Ci sono unità operative - ad esempio Siena - in cui operano due medici e c’è un direttore. E una sanità fatta di soli comandanti non può funzionare, viene appesantita e basta. A denunciare la situazione è il gruppo regionale di Fratelli d’Italia: il consigliere Diego Petrucci ha girato tutta la regione per documentare i numeri e ha raccolto i risultati della sua ricerca in un libro ( Toccare con gli occhi ), fotografia impietosa di una sanità in difficoltà. «Ci sono troppi primari - denuncia - posizioni apicali che comportano solo costi altissimi senza produrre un effettivo beneficio ai cittadini e che servono solo alla sinistra per mantenere il sistema di potere che ha messo in piedi nei 55 anni di gestione della Toscana. I toscani meritano amministratori che abbiano a cuore la loro terra e il benessere della popolazione, non politici che sono interessati solo a fare gli interessi degli amici degli amici e ad avere una poltrona su cui sedere ». Encomio ai medici: nonostante le sovrastrutture, riescono a fare miracoli. Tanto che l’ospedale Lotti di Pontedera rientra nell’elenco dei migliori d’Italia. Gli standard di cura non vengono rispettati solo in due casi: all’ospedale di Portoferraio, area osteomuscolare, e nell’azienda ospedaliera universitaria senese, dove non viene rispettata la proporzione tra parti tradizionali e tagli cesarei. Da risolvere la piaga liste d’attesa. Se un paziente è di Massa Carrara e gli propongono una visita dall’altro lato della regione alle 8 del mattino, è molto facile che debba dire di no. Soprattutto se è malato e non può pagarsi l’albergo. A quel punto viene depennato dalla liste, senza che gli venga offerta un’alternativa. Prendere o lasciare. Quale modo migliore per risanare (sulla carta) i numei delle liste d’attesa se non calcolare solo i pazienti che ottengono le visite? «La Toscana - propone Petrucci faccia come il Piemonte per abbattere le liste di attesa.
Un milione di prestazioni sanitarie in più in cinque anni per abbattere le liste d’attesa». L’unica soluzione sarebbe quella degli orari extra. In sostanza: meno soldi per gli stipendi ai direttori e più per i turni del personale e gli esami serali.