Cosa si fa sfuggire la Schlein, deliro green e Facebook: quindi, oggi...

Quindi, oggi...: il caso dossieraggi, le parole del presidente della Repubblica ed Elon Musk

Cosa si fa sfuggire la Schlein, deliro green e Facebook: quindi, oggi...
00:00 00:00

- Ha ragione Meloni a dire che il caso dossieraggi con la “libertà di stampa” non c’entra un fico secco. E vi spiego perché. Un giornalista ha diritto di coprire la propria fonte, ma se questa viola la legge (tipo decide di accedere ad un sistema riservato con i file personali di diversi ministri), un magistrato deve accertare la commissione del reato. Magari non chiederà al cronista da chi ha ricevuto l’informazione, e lui può non dirlo (a certe condizioni), ma mi aspetto che il pm scopra chi fa accessi illeciti a un archivio segreto dello Stato.

- Seconda questione: se, come qualcuno scrive, erano gli stessi cronisti a “chiedere” l’accesso a quell’archivio, le cose allora cambierebbero. Un giornalista può e deve pubblicare le notizie riservate che è riuscito ad ottenere da una fonte, ma invitarlo a violare la legge è sbagliato. Tutto deve essere proporzionato allo scopo. Voglio dire: non posso mica domandare a un ladro di appartamenti di fare irruzione a casa del premier per sottrarre i documenti segreti del piano Mattei, no? Lo stesso, allora, deve valere per i sistemi informatici.

- Terzo: ieri Emiliano Fittipaldi, persona intelligente, sosteneva che l’indagine della procura di Perugia fosse partita dall’intenzione di Guido Crosetto di “conoscere la fonte” del Domani, in sfregio alla libertà di stampa. È tecnicamente vero, ma non c’è nulla di cui scandalizzarsi. Mi spiego: se un funzionario della Difesa passasse ad un giornalista filorusso i segreti dei nostri ministri, non ci aspetteremmo forse che qualcuno punisca il traditore? Andiamoci piano con l’idea che chiunque riveli dati riservati diventi automaticamente un eroico “whistleblower”. Qui di reati da denunciare a proprio rischio e pericolo non c’era neppure l’ombra: pare solo che un funzionario di Stato abbia realizzato verifiche illegittime su cittadini allo scopo di passare le informazioni alla stampa. È ben diverso.

- Infatti, indovinate un po’ cosa hanno fatto gli Stati Uniti d’America a Jack Teixeira, l’aviere dell’aeronautica che ha stampato documenti del Pentagono pubblicandoli online? Lo hanno arrestato e condannato a 16 anni di carcere. Coi segreti di Stato e con i dati dei cittadini non si scherza.

- Avs, cioè Alleanza Verdi e Sinistra, per intenderci gli uomini di Fratoianni e Bonelli, hanno votato contro la Missione Apsides nel Mar Rosso. Il motivo? Non sarebbe esclusivamente “difensiva” ma “rischia sul campo, in un contesto di guerra, di cambiare natura”. Maddai? Scusate, Frato e Bone: ma se questi sparano missili e droni contro le navi mercantili o quelle militari, cosa dovremmo fare: stare a guardare? Mettere i fiori nei cannoni?

- Sergio Mattarella ne dice una giusta: il Presidente della Repubblica non è un sovrano, non firma le leggi ma si limita a promulgarle. Il riferimento è a chi, soprattutto a sinistra, utilizza il Quirinale come argine alle politiche dal governo in carica. Di sicuro al Colle non piaceranno molte delle leggi dei Meloni boys, ma non può far altro che accettarle se rispettano la Costituzione. Perché, differentemente dal sentire comune, favorito soprattutto dall'operato di Napolitano, il potere appartiene al popolo, non al Quirinale.

- Non c’è niente di più bello del tweet di Elon Musk che prende per i fondelli Meta, Facebook e Instagram per il clamoroso down di due ore in tutto il mondo: “Se state leggendo questo messaggio - ha scritto - è perché i nostri server funzionano”. Colpiti e affondati.

- In Germania alcuni attivisti di sinistra hanno dato fuoco a un traliccio e tagliato di fatto la fornitura di energia elettrica alla gigafactory di Tesla. Accusano l’azienda di auto a batteria di non essere green, ma di tagliare alberi e bruciare risorse del pianeta. Sintesi: ormai manco le auto elettriche vanno bene ai talebani del verde, vogliono proprio riportarci ai cavalli.

- Sul caso di Pisa, Elly Schlein - credo senza volerlo - si fa sfuggire una clamorosa verità: le manganellate non sono state "solo un episodio e non è la prima volta che vediamo questa repressione dei giovani".

Infatti succedeva anche con Renzi, Draghi, Conte e tutti i precedenti governi. E non perché gli esecutivi siano cattivi o i poliziotti violenti, ma perché se cerchi di sfondare un cordone, finisce sempre così. Giustamente.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica