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Uno studio prova che nello spazio gli spermatozoi si perdono, ma che vogliamo colonizzare?

Un recente studio appena pubblicato su Communications Biology, condotto da un gruppo di ricercatori della University of Adelaide ha analizzato l’effetto della microgravità simulata sulla riproduzione dei mammiferi utilizzando spermatozoi umani, murini e suini

Uno studio prova che nello spazio gli spermatozoi si perdono, ma che vogliamo colonizzare?
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Vi siete mai chiesti: ma hanno mai fatto sesso nello spazio? O meglio, sulla Stazione Spaziale Internazionale, che non è proprio nello spazio ma almeno in orbita e in apparente assenza di gravità? La risposta è no, almeno non risulta, anche se magari sarebbe la fantasia di qualcuno (ognuno ha una fantasia sessuale strana, figuriamoci un verdonesco “famolo strano” nello spazio). Tuttavia, mentre un esperimento o astrocopula così semplice non è stato mai tentato, un recente studio appena pubblicato su Communications Biology, condotto da un gruppo di ricercatori della University of Adelaide (in particolare dal Robinson Research Institute guidato da Nicole McPherson) ha analizzato l’effetto della microgravità simulata sulla riproduzione dei mammiferi utilizzando spermatozoi umani, murini e suini in sistemi microfluidici che riproducono il tratto riproduttivo femminile (la versione deprimente e da laboratorio di una vagina).

Cosa hanno scoperto? Che in assenza di gravità il problema non riguarda tanto la motilità quanto l’orientamento. Mi viene in mente una scena di Woody Allen nel film "Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere)" dove lo spermatozoo si domanda “non ci capisco niente, dove sono?”. Comunque sia nello spazio ci si riproduce male, già questo dovrebbe bastare a raffreddare nell’azoto liquido parecchi entusiasmi sulle colonie umane (ma cosa vogliamo colonizzare?). Viene meno la capacità di navigare correttamente verso l’ovocita, con una riduzione significativa del numero di spermatozoi che riescono a completare il percorso.

Senza considerare le alterazioni nello sviluppo embrionale precoce (ritardi, riduzione del numero cellulare nelle fasi iniziali). Gli autori sottolineano che i risultati sono ottenuti tramite un sistema di simulazione della microgravità basato su clinostato tridimensionale (una macchina che lo fa girare in continuazione per simulare l’assenza di gravità), e quindi isolano solo uno dei fattori ambientali dello spazio reale, lasciando fuori elementi come radiazione e stress sistemico. Il che implica che già in condizioni controllate e parziali la continuità biologica dei mammiferi mostra una vulnerabilità evidente, figuriamoci nello spazio.

Pare un esperimento banale però nella narrazione “conquistiamo lo spazio” e nei miliardi che ci sono dietro non è un dettaglio, non riusciremo neppure a partorire degli xenomorfi (che comunque mi stanno più simpatici degli umani, così come in Terminator tifavo per Terminator, l’AI mi ha deluso, per ora). Ma soprattutto, diciamo la verità, qui su questo disgraziatissimo pianeta sta succedendo il finimondo geopolitico e economico, l’immaginario popolare occidentale non è quello degli anni Sessanta immerso nella corsa allo spazio contro l’URSS, siamo già troppi, figuriamoci quanto possa interessare riprodurci nello spazio.

Anche missioni come Artemis, per quanto ambiziose (costruire una base lunare, come in Spazio 1999), per queste ragioni l’interesse è poco, mentre quello con l’ossessione di Marte, Elon Musk, ha spostato le date sempre più avanti finendo con il dichiarare “il mio sogno è morire su Marte, ma non in uno schianto”.

Qui forse la cosa si fa più interessante, perché se escludiamo il ritorno da Marte, e anche le radiazioni che ti prendi durante il viaggio, con un po’ di lavoro almeno lui potrebbe realizzare il suo sogno, solo che si deve sbrigare, basta gli venga qualcosa prima, come per

qualsiasi essere umano, e il suo sogno finisce dove finiscono in generale tutti i sogni quando ci si sveglia qui sulla Terra. In compenso Elon qui sulla Terra si è riprodotto moltissimo, ho perso il conto di quanti figli ha.

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