Auto, ultimatum al governo: «Intervenga o 15mila a casa»

Le case automobilistiche estere passano al contrattacco e pongono al governo una scadenza precisa: luglio. Se entro l’estate non sarà creato un tavolo strutturale dedicato all’auto, con al centro della discussione le misure da adottare allo scopo di rilanciare il settore, «il tracollo sarà inevitabile», spiega Loris Casadei, presidente dell’Unrae, l’associazione che riunisce i costruttori esteri che operano in Italia. È la voce, in pratica, di circa il 70% del mercato nazionale. In questi giorni Casadei ha inviato agli amministratori delegati delle case automobilistiche un documento che sintetizza la situazione del settore. «Non stiamo a rilanciare sugli incentivi - dice Casadei al Giornale - provvedimento che è servito ad affrontare l’emergenza crisi del 2009. Quel che è grave è che in tutto l’anno non si è fatto nulla, non si è riusciti a trattare il problema vero: mettere a punto, cioè, una politica industriale legata all’auto e al suo indotto». Secondo Casadei la realtà drammatica in cui versa il settore emergerà il 3 maggio, in coincidenza con la diffusione dei dati sulle vendite di aprile. «Esaurita la coda degli incentivi 2009 - osserva il presidente dell’Unrae - lo stato dell’arte del settore sarà davanti agli occhi di tutti». Casadei non lo dice espressamente, ma fa capire come la vicenda Termini Imerese abbia indirizzato in un solo senso il dibattito sul settore automobilistico negli ultimi mesi. «L’impressione - aggiunge - è che risulta più facile farsi ascoltare portando in piazza qualche centinaio di persone o, come nel caso del comparto degli elettrodomestici, nel momento in cui le maestranze manifestano davanti alle sedi istituzionali a Roma.
Rispetto ai 2mila addetti a rischio di Termini Imerese, se non si correrà ai ripari velocemente con l’obiettivo di rilanciare l’intero settore dell’auto, la perdita di posti di lavoro sarà di almeno 15mila unità, ben più alta dunque, e già a partire da metà 2011. Si tratta di addetti ai settori commerciale e produttivo delle nostre aziende, per non parlare dei problemi a cui potranno andare incontro le due società italiane preposte a montare sui veicoli gli impianti a Gpl e metano».
Casadei invita quindi il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Gianni Letta, a dare seguito «alle promesse fatte lo scorso settembre, ovvero di avviare un tavolo sull’auto che coinvolga tutte le realtà». «E al riguardo - sottolinea il manager - siamo pronti a fornire ai ministeri il supporto dei nostri tecnici per un confronto costruttivo sui temi dell’ambiente, della sicurezza e sul contributo che l’auto assicura ogni anno allo Stato. Non dimentichiamo, infatti, che un veicolo venduto rappresenta il maggior introito fiscale per l’Erario e, inoltre, grazie alle nuove tecnologie consente un drastico abbattimento della CO2 e più sicurezza, che equivale a una consistente riduzione dei costi legati alla sanità».
Ai primi di maggio, una volta conosciuti i dati sulle immatricolazioni di aprile (già si ipotizza un risultato negativo a due cifre), l’Unrae riunirà intorno a un tavolo la stampa e farà il punto della situazione. I numeri che Casadei snocciolerà quel giorno sono in parte noti e oggetto della lettera che in questi giorni è arrivata sulle scrivanie dei numeri uno delle case automobilistiche associate: il mercato globale 2010 non potrà essere distante da 1,75 milioni di unità, 400mila in meno rispetto al 2009, il che equivale a 5 miliardi di ricavi in meno e a una perdita di entrate Iva di un miliardo per le casse dello Stato.
Guardando invece l’andamento degli ordini, il dato si presenta ancora più pesante: 10 miliardi di fatturato in meno e 2 miliardi di mancato introito di Iva. «In termini di influenza diretta sul Pil - interviene Casadei - i 10 miliardi in meno di volume d’affari, vogliono dire lo 0,8% per prodotto interno lordo. E una riduzione di questa entità appare particolarmente grave nel momento attuale, in cui il Paese sta cercando di uscire dalla crisi e gli istituti di previsione collocano la potenziale crescita del Pil nel 2010 tra lo 0,5 e l’1 per cento».
Casadei trova in Federaicpa, la Federazione italiana dei concessionari di autoveicoli guidata da Filippo Pavan Bernacchi, un alleato prezioso.
«Le aziende concessionarie a rischio sono circa 400 su un totale di 3.500 - afferma il manager - e a vedere il posto di lavoro in bilico è il 12% dei 130mila addetti di tutta la filiera distributiva, cioè 15mila persone. Per non parlare della rete capillare di 17 aziende, con 6mila officine e 18mila addetti, che si occupano di trasformare le auto a Gpl e metano».
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