Gran Torino, la vera star di Starsky & Hutch

La vera protagonista della famosa serie televisiva degli anni '70 è una delle muscle cars meno fortunate della Ford, un auto grande, pesante, che nemmeno piaceva agli attori. Eppure è diventata una delle icone del piccolo schermo

Gran Torino, la vera star di Starsky & Hutch

C’era una volta, in una galassia nemmeno troppo lontana, un paese strano dove le strade erano dritte, larghe e popolate da macchine tanto grandi da sembrare transatlantici. Noi che passavamo fin troppo tempo davanti al tubo catodico non c’eravamo mai stati ma ci pareva di conoscerlo come il nostro quartiere. Guardare alla televisione le vicende più o meno verosimili di quelle città tentacolari ha formato buona parte del nostro carattere, anche se quelle storie, chiaramente, non erano state pensate per noi piccini. I nostri genitori non si ponevano troppi problemi: in fondo erano solo storie alla televisione, che male potevano fare? Ecco perché i protagonisti di una serie televisiva molto realistica, con storie spesso tratte dalla cronaca che parlavano dell’epidemia delle droghe che stava sconvolgendo il paese, della criminalità sempre più organizzata diventarono gli eroi anche di chi all’epoca andava ancora alle elementari.

Quei due poliziotti ci piacevano, erano simpatici. Anche i criminali come Huggy Bear, un informatore della polizia dalla fedina penale certo lunghissima, facevano ridere. Inutile nasconderci, però, che più che i personaggi interpretati da Paul Michael Glaser e David Soul, quella che ci piaceva di più era la macchinona rossa con la striscia bianca che sembrava incapace di fare una curva senza sbandare o partire dal semaforo senza lasciare per terra un paio di millimetri di battistrada. Non lo sapevamo ma quella macchina era diventata un simbolo eterno di quegli anni, come le spade laser di Star Wars o l’Enterprise del Capitano James T. Kirk. Questa è la storia di come una normale Ford Gran Torino divenne l’auto più famosa degli anni ‘70.

Una stella davvero inaspettata

Difficile parlare di “Starsky e Hutch”, una delle serie più famose degli anni ‘70, senza ricordare alcune cose: la meravigliosa sigla funky, una delle migliori di tutti i tempi, il cardigan che Starsky portava ogni tanto e la sua auto, quella che gli americani soprannominarono “Striped Tomato”, il pomodoro con le strisce. E pensare che, secondo i desideri dei produttori dello show della ABC, l’auto sarebbe dovuta essere diversa, una vera e propria muscle car, più in linea con la personalità del poliziotto. Per fortuna la Chevrolet non aveva abbastanza auto disponibili, il che costrinse Aaron Spelling a rivolgersi alla Ford, che fu ben lieta di dargli una mano. Visto che c’erano, provarono a dare visibilità ad una delle auto più stagionate che avevano ancora in produzione, introdotta nel 1968 per coprire una fascia di mercato sempre complicata per il marchio, quella delle auto sportive ma pratiche. Visto che eravamo nella decade più fantasiosa di sempre, la casa americana pensò di usare il nome per girare il coltello nella piaga dopo il trionfo della GT40 a Le Mans contro le Ferrari.

Ford Gran Torino 1972

La Ford Torino era pensata per affiancare la Mustang e dar filo da torcere alle muscle cars delle rivali, dalla Camaro alla Charger, il che spiega perché fu scelta per gareggiare nel campionato NASCAR, patria delle stock cars popolarissime negli stati del sud. La Torino non era così affascinante come alcune delle rivali ma riuscì comunque a guadagnarsi una fetta di mercato. Quando non riuscì a ribattere agli eccessi delle altre case americane, la Ford aumentò il numero delle opzioni disponibili, tanto da averne a disposizione ben quattordici. Tra i vari motori ce n’era uno che si chiamava “Cobra Jet”, un V8 da 7 litri da 335 cavalli che potevi avere come optional al prezzaccio di 350 dollari. Gli interni non erano il massimo della vita, dal legno finto della console al vinile scuso che copriva tutto, alle plastiche economiche che sembravano iniziare a far rumori strani cinque minuti dopo averla ritirata dal concessionario.

Nel 1972 la Ford decise di presentare una versione aggiornata e rivista, chiamandola, prevedibilmente “Gran Torino”, la stessa che ricorderete dal famoso film di Clint Eastwood. Non era particolarmente ben fatta, non era potentissima, era costruita con tecnologia antiquata e parecchio pesante ma comunque aveva parecchi appassionati. Era figlia dei suoi tempi, l’inizio della grande crisi che avrebbe rischiato di spazzare via l’industria automobilistica americana; la Ford provò a tenere in vita questi modelli cambiando ogni anno parecchie caratteristiche, mettendo in campo tre serie della Torino in soli 8 anni e una serie impressionante di modifiche. Alla fine fu tutto inutile: il mondo stava cambiando e le regole sulla sicurezza e le emissioni avevano condannato questa tipologia di vettura. Nessuno però si aspettava che, proprio quando la Ford aveva deciso di pensionare la Torino, una serie televisiva l’avrebbe fatta entrare nell’olimpo delle auto più famose di sempre.

La nascita di un mito

Alla scelta di questa auto iconica si arrivò grazie alle infinite complicazioni insite nel passare dall’idea alla realizzazione di una serie televisiva. Il creatore della serie William Blinn aveva scritto che l’auto di Starsky doveva essere una Chevrolet Camaro cabrio, verde e bianca come quella che aveva fino a pochi anni prima. Quando iniziò la produzione del film da un’ora, che sarebbe stata la puntata pilota della serie, la compagnia Spelling-Goldberg aveva firmato un accordo con il programma specifico per le produzioni di tv e cinema della Ford. I risparmi erano sostanziali, visto che non eri costretto a comprarle ma a prenderle in leasing. Chiaramente non potevano scegliere il modello che preferivano ma solo tra quelli disponibili nell’enorme parcheggio della Ford vicino Los Angeles. I produttori scelsero due Gran Torino del 1975 che montavano il V8 Windsor, ultima evoluzione del motore small block che aveva debuttato nel 1962 ed avrebbe continuato ad essere montati sui modelli Ford fino al 2002.

Per esigenze di scena, le auto dovevano essere dello stesso colore, il che limitò ancora di più la scelta. Al producer piaceva il colore 2B, chiamato “Bright Red” ma al regista sembrava che la macchina fosse troppo “normale”, come se gli mancasse qualcosa. Mentre erano lì a discutere sul da farsi, passava da quelle parti George Grenier, che si occupava dei trasporti per le riprese. Visto che si dilettava di design, gli venne in mente un disegno particolare per una striscia, presenza comune nelle auto del tempo. Le strisce bianche con le punte vennero dipinte apposta da una carrozzeria vicina ma la macchina ancora non andava bene, non era abbastanza aggressiva. Il carrozziere pensò di “incattivirla” montando delle sospensioni pneumatiche ed alzando il posteriore abbastanza da montarci dei cerchioni maggiorati. La scelta fu particolarmente fortunata ma i pneumatici avevano il marchio in bella evidenza, il che avrebbe voluto dire pubblicità gratuita alla Firestone – assolutamente inaccettabile. La soluzione? Le montarono al contrario, tranne che in un’inquadratura di una puntata della prima stagione.

Starsky Hutch ABC

Quando iniziarono le riprese gli attori non furono per niente impressionati dalla macchina. Il soprannome che l’ha resa celebre in America, “striped tomato” non è mai citato nelle sceneggiature ma sarebbe la prima reazione di Paul Michael Glaser appena la vide, a sentire il collega David Soul. Starsky la odiava con tutto sé stesso, tanto da cercare di danneggiarla intenzionalmente durante le riprese. Cosa non gli piaceva? La pessima tenuta di strada ed il fatto che lo sterzo fosse poco preciso. Hutch, invece, era frustrato perché i sedili in vinile erano troppo scivolosi, il che lo faceva sballottare da destra a sinistra durante i tanti inseguimenti. Glaser non ha mai superato la sua antipatia per la Gran Torino, tanto da rifiutare di mettersi alla guida durante una festa per l’anniversario della famosa serie.

Quando nel 2004 fu chiamato per un cameo nel reboot cinematografico, fu costretto a ritrovare il suo pomodoro con le strisce, per il tempo necessario a passare le chiavi al nuovo Starsky. Le tante proteste non servirono a niente: da quando fu trasmessa la puntata pilota, il centralino della ABC fu sommerso di chiamate da parte degli spettatori. Tutti volevano sapere il modello dell’auto e se era possibile comprarla. La cosa veramente curiosa è che il grande successo di una Ford non impedì alle rivali Chevrolet e Dodge di essere tra gli sponsor principali della serie televisiva. Vista la grave crisi del settore nel 1976, qualunque cosa rendesse popolare una macchina americana era benvenuta, anche se dava una mano ad una rivale.

Le tante modifiche necessarie

I produttori della serie erano convinti che per farla diventare un successo sarebbe stato necessario renderla più spettacolare, inserendo molte più sequenze d’azione delle normali produzioni dell’epoca. Si dice che fare riprese in un auto è come girare una scena in una cabina telefonica con sei persone all’interno, il che spiega perché normalmente si preferisse girare tutto in studio, magari davanti ad uno sfondo con un proiettore. Aaron Spelling voleva scene fatte dal vivo, con più cineprese all’interno e all’esterno dell’auto, così da offrire più angoli di ripresa in fase di montaggio. Quando non bastavano, si usavano altre cineprese attaccate ad auto guidate da stuntmen. L’attenzione ai dettagli alla fine pagò i dividendi del caso: il pubblico americano si innamorò delle lunghe sequenze di inseguimento, degli incidenti, dei salti spettacolari, roba che fino ad allora si vedeva solo al cinema.

Il successo diede il via ad una serie di imitazioni, prima tra tutti la serie della CBS “Hazzard”. Il problema è che per rendere le sequenze interessanti servivano macchine ad alte prestazioni, capaci di evoluzioni spettacolari. La Gran Torino del 1975 non era nata per battere il record al Nürburgring: le sospensioni erano antiquate e tarate più per la comodità che per la tenuta di strada. L’introduzione dei regolamenti federali sulla sicurezza e il passaggio al full frame aveva aumentato parecchio il peso dell’auto, superiore ampiamente a due tonnellate. Non ci voleva niente a far partire il retrotreno, il che faceva la sua figura sullo schermo, ma in quanto a salti ed accelerazione lasciava molto a desiderare. In California, dove si girava la serie, i convertitori catalitici erano già obbligatori, come la benzina senza piombo, il che fu un disastro per le prestazioni dei massicci motori americani. Il 351 Windsor crollò a soli 148 cavalli, decisamente troppo pochi per fare delle evoluzioni come si deve.

Ford Torino

A complicare ancora le cose il fatto che i regolamenti in vigore in California vietassero categoricamente ogni modifica ai motori. I producer provarono a rimediare cambiando i rapporti del cambio. Invece del 2.75:1 di serie, cambiarono la rapportatura con un pazzesco 6.73:1, il che aiutò non poco quando si trattava di far fumare quelle massicce gomme posteriori. C’era però un problemino: visto che il limitatore di giri era stato rimosso, se si fossero superati i 75 chilometri all’ora rischiavi di lasciarti dietro una striscia di pistoni e pezzi di testata. Gli appassionati della serie ricordano come su una delle auto impiegate nelle riprese della seconda serie sul cruscotto c’era una etichetta adesiva, di quelle che stampavi con le macchinette della Dymo, con una scritta inequivocabile: “Do not exceed 50 mph”. In seguito si montarono motori ancora più grandi ma il problema della mancanza di potenza non scomparve mai del tutto: anche il massiccio 460 aveva al massimo 202 cavalli. Paul Michael Glaser nel 1999 disse in un’intervista che “per farla andare da 0 a 100 con un minimo di pepe ci toccò cambiare tutto”. Al pubblico non interessava affatto cosa fossero stati costretti a fare. Quel pomodoro con le strisce bianche gli piaceva talmente da fare carte false pur di poterlo comprare.

Potevi comprarne una uguale

Fin dal debutto televisivo nel 1975 la Ford Gran Torino con la striscia bianca entrò fermamente nell’immaginario collettivo planetario. L’audience americana era interessante ma a fare la differenza fu il clamoroso successo all’estero, Francia, Germania, Australia ed Italia in particolare. I doppiatori pensarono bene di smussare gli angoli del copione, rendendo Starsky e Hutch meno simili a Clint Eastwood e più divertenti, ironici. Il fatto che le richieste di informazioni per l’auto continuarono per mesi, convinse la Ford a produrre un numero limitato di Gran Torino molto simili a quelle della serie televisiva. La ABC, invece, produsse una montagna di gadget che divennero popolarissimi in tutto il mondo, contribuendo parecchio al successo finanziario della serie. Visto che gli ascolti di Starsky and Hutch erano alle stelle, fu una scommessa azzeccata. Le 1305 auto realizzate per i mercati nordamericani andarono esaurite nel giro di pochi giorni.

Ai tanti fan club che spuntarono ovunque nel mondo, dall’Australia al Giappone, non restò che sognare e, magari, sperare che il loro concessionario Ford ricevesse una Gran Torino simile a quella della serie. La casa di Detroit fece montare le auto nello stabilimento di Chicago ma non si trattava di modelli molto particolari. In vendita per solo 4461 dollari, avevano un cambio automatico a tre rapporti, l’iniezione elettronica, gomme radiali rafforzate, servosterzo e freni a disco anteriore maggiorati. Il motore era un V8 della serie Cleveland modificato, al quale potevano essere aggiunti una serie di optional infiniti, dall’aria condizionata ai parafanghi cromati, dai vetri scuriti fino al più ricercato, la verniciatura alla Starsky e Hutch, che potevi assicurarti per 164 dollari e 20 centesimi.

Alla fine, quando la serie arrivò alla sua ultima stagione, tutti pensavano che questa strana sportiva americana tornasse nell’anonimato ma non fu che l’inizio della passione per questa coupè particolare. I fan club continuano ad essere popolari, come i collezionisti a caccia di Gran Torino da rendere uguali a quelle della serie. Quando si trattò di girare il reboot cinematografico del 2004 ci volle parecchio per riuscire a trovare almeno una delle auto usate nella serie. Quando non fu possibile trovarne nemmeno una, il coordinatore degli stunt Craig Lietzke fu costretto ad usare una delle versioni speciali, che aveva solo 1800 miglia sul tachimetro ed era rimasta ferma in garage per 29 anni. Ci vollero due ditte specializzate per trasformare le Torino trovate usate e renderle più simili a quelle rese famose dalla serie della ABC. Il producer storico, Alan Riche, non ha problemi ad ammettere che buona parte del successo del programma fu dovuto proprio a quella strana macchinona: “l’auto è la vera stella. È una delle grandi auto americane dell’epoca, mi ricorda quando ero piccolo ed ascoltavo incantato il ruggito degli scarichi doppi. Detroit era all’apice della potenza, faceva ancora sognare”.

Starsky e Hutch esistevano davvero

Nelle quattro stagioni della serie, molti in tutto il mondo si appassionarono al rapporto speciale, fraterno, tra i due poliziotti della California. Molti meno sapevano, invece, che buona parte delle storie da loro vissute sul piccolo schermo erano successe davvero, ma dall’altra parte del continente americano, a Brooklyn. Starsky e Hutch, insomma, erano veri, ma non avevano l’aspetto di stelle del cinema. Erano due normali poliziotti del New York Police Department di origine italiana, Lou Telano e John Sepe. Se gli stratagemmi visti in televisione vi sono sembrati strani, sappiate che i due italo-americani erano ancora più creativi quando si trattava di assicurare i criminali alla giustizia.

Visto che la situazione nella Grande Mela era al limite del collasso, i due poliziotti erano specializzati in operazioni in incognito per ingannare i criminali di strada. Telano, che ora conduce una trasmissione radiofonica a Long Island, ricorda come gli piacesse travestirsi: “Ci divertiva inventare nuovi stratagemmi. Non siamo stati i primi ad operare in incognito ma siamo stati davvero innovativi”. I due scrissero anche un libro sul loro approccio creativo alla giustizia, che sarebbe stata l’ispirazione per gli sceneggiatori della serie televisiva.

Pur di acchiappare i criminali non avevano problemi a fingersi una coppia gay a Coney Island o addirittura a travestirsi da donne per beccare dei senzatetto che molestavano le infermiere vicino ad un ospedale. Furono costretti a chiedere in prestito dei vestiti dalle mogli o dalle sorelle: “Ci vergognavamo ad entrare in un negozio a provare degli abiti da donna. Oggi sarebbe normale ma allora non si faceva”. Quando si presentarono a battere cassa alla casa di produzione, gli sceneggiatori risposero che si erano ispirati alle vicende di un’altra coppia di poliziotti, David Greenberg e Robert Hantz, protagonisti di un libro del 1973 che aveva avuto un certo successo. I “Super Cops”, che si facevano chiamare Batman e Robin sembrano però molto simili ai due italo-americani, che per non farsi scoprire dai criminali usavano farsi chiamare Tonto e Lone Ranger. Alla fine, per evitare problemi, i producers della serie decisero di dare poche migliaia di dollari ai poliziotti, un pagamento che lascia molti dubbi sulla vicenda. Sepe è morto qualche anno fa ed il suo ex collega continua a dirsi sicuro che Starsky e Hutch abbiano pescato spesso e volentieri dalle loro memorie. Certamente si riconosce ancora nel tono irriverente e scherzoso dei due personaggi televisivi: anche loro si erano divertiti parecchio.

Che fine hanno fatto?

Dopo il rifiuto di Paul Michael Glaser di continuare ad interpretare Starsk, la ABC fu costretta a cancellare la serie dopo sole quattro stagioni. Come dagli accordi con la Ford, le auto in leasing furono restituite e vendute all’asta ad un abitante di Ventura, in California. La prima fu venduta ad un abitante di Ojai che la girò dopo un solo anno ad un ufficiale dell’aeronautica, che la tenne per ben 17 anni. Altre invece sono finite in vari musei dell’auto o in varie collezioni private a giro per il mondo. L’auto usata per i poster del film del 2004 è invece proprietà di un uomo del New Jersey, che se la coccola da parecchi anni.

Nelle riprese della serie furono usate almeno 10 Gran Torino, ma di molte delle altre auto si sono perse le tracce. Il successo televisivo ha fatto miracoli per chiunque abbia la fortuna di avere una terza serie di questa coupè a stelle e strisce. Qualche tempo fa si stimava che un auto del 1973 avesse un prezzo medio di ben 9000 dollari, ben superiore a quello delle altre vetture dell’epoca. L’ultima volta che un auto legata allo show è stata venduta, nel 2014, il prezzo è stato ben superiore: 40000 dollari. Non si sa quante ne rimangano in giro, ma probabilmente negli ultimi nove anni le quotazioni sono ulteriormente salite.

Periodicamente i vari siti specializzati tornano a parlare di un revival di questo modello che forse non ha avuto la fortuna che meritava negli anni ‘70. Nel 2019 il sito Ford Tips dava per certo che la casa di Detroit avesse pensato di presentare di nuovo una muscle car rivista per il 21° secolo con lo storico nome. Si mormorava anche di una versione Starsky e Hutch, come di una versione potente con lo storico nome Cobra Jet, ma, alla fine, le indiscrezioni si rivelarono infondate.

Pochi giorni fa, il sito specializzato Hot Cars ha presentato il render di una possibile nuova Gran Torino, che arriverebbe buona ultima dopo la rinascita di altre muscle cars come la Charger, la Challenger e la Chevy Chevelle.

Succederà davvero? Probabilmente no, ma sicuramente l’interesse per le versioni rivedute e corrette di queste auto storiche è vivo e vegeto. Basterà per far rinascere anche questa portabandiera della via americana all’auto sportiva? Una cosa è certa: non potrà non avere il retrotreno alzato, le gomme sovradimensionate e la iconica striscia bianca.

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